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Parole per il Sinodo. Ecco l’ABC del comunicatore per Papa Francesco

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VATICAN MEDIA / AFP

Don Fortunato Di Noto - pubblicato il 02/11/22

Per il pontefice le tre cose essenziali sono: incontro, ascolto e parola. Solo così si potrà dare un contributo sincero al Sinodo. La riflessione di don Fortunato Di Noto

Papa Francesco1 ha ricevuto in udienza (31 ottobre) un centinaio di partecipanti all’incontro per i 25 anni del Coordinamento delle Associazioni per la Comunicazione (Copercom), voluto dalla Cei per mettere in rete le associazioni nazionali che operano nel campo dei media affinché le stesse: “devono far fruttificare – ha detto Papa Francesco – i talenti e le competenze” per far fronte ad una società che è profondamente cambiata e è in atto ‘un cambiamento d’epoca.

Ero presente all’Udienza con la delegazione di Meter, che fa parte da molti anni del Coordinamento; è sempre edificante ascoltare Papa Francesco che non solo ha suggerito – ai convenuti – di non avere paura delle sfide e delle opportunità del tempo presente, ma di essere … «esperti: esperti di cambiamento! Infatti, occupandovi di comunicazione, sapete benissimo come le innovazioni tecnologiche stiano accelerando i processi e i passaggi generazionali. Il cambiamento, per essere  affrontato e gestito in maniera fruttuosa, richiede una buona capacità educativa e formativa».

Non farsi travolgere dalle conflittualità.

Per sapere gestire il cambiamento e per non farci travolgere dalle conflittualità è necessaria una maggiore attenzione nel campo della comunicazione, anche digitale:, infatti, «occupandovi di comunicazione, ha detto Papa Francescosapete benissimo come le innovazioni tecnologiche stiano accelerando i processi e i passaggi generazionali. Il cambiamento, per essere  affrontato e gestito in maniera fruttuosa, richiede una buona capacità educativa e formativa».

La via della fratellanza, supermento dell’individualismo.

In una società, come anche nella Chiesa, le grandi conflittualità si possono superare nella consapevolezza di essere fratelli nella vita quotidiana: una fratellanza condivisa che co-ordinati in un cammino comune sappiano affrontare le sfide complesse e sempre nuove dove l’individualismo ha sempre una forza prevalente.

Le nuove generazioni (come anche gli adulti con la sindrome di Peter Pan) stanno vivendo dei momenti di profondo disorientamento tra la grande opportunità che hanno nel comunicare (soprattutto il digitale) e la grande povertà nelle relazioni che sminuiscono il ruolo educativo dei punti di riferimento, necessari per trovare una bussola nella vita.

Ecco la necessità e la maturità umana e professionale degli operatori della comunicazione – far fiorire nel deserto digitale e non solo, i semi della relazione non tossica e fare scoprire, e non sopprimere, i talenti e le aspirazioni, attraverso l’utilizzo responsabile, critico e creativo degli strumenti digitali.

Strumenti di relazione e comunicazione da non vietare ma da utilizzare con consapevolezza e creatività. Più valori che promozione dei vizi, intesi come: «Incapacità del bene, e abitudine e pratica del male; il concetto del vizio, sul piano morale, è dunque strettamente correlativo a quello della virtù, di cui costituisce la negazione.»

Sono tante le sfide educative: dall’individualismo alle nuove povertà e derive digitali. Le nuove sfide sulla povertà educativa (digitale) dei minori (e la deriva esistenziale degli adulti): una sorta di naufragio digitale nelle periferie esistenziali del web, del deep web e dark web (che se non consapevolmente gestite creano delle evidenti devastazioni e disordini personali e sociali.2

L’allarme era stato dato alcuni anni fa, quando si sottolineava: come la più grande povertà digitale era la vendita della propria identità favrendo così le derive nelle periferie digitali.

Una cosa è certa, abbiamo bisogno di comunicare e bene; abbiamo molto a cuore il benessere psico-sociale e spirituale dei minori e degli adulti deboli e vulnerabili.

Il Papa: Individuare percorsi per stabilire contatti con le nuove generazioni.

Dobbiamo mettere in campo, con responsabilità e creatività, le competenze di ogni realtà associativa; da qui l’invito del Papa: Individuare percorsi per stabilire contatti con le nuove generazioni

Papa Francesco, ha invitato i comunicatori cattolici “a guardare, in modo particolare, alle nuove generazioni e a individuare i percorsi più adatti per stabilire con esse contatti significativi”. E li invita a stare attenti, “perché cambiare non significa assecondare le mode del momento, ma convertire il proprio modo di essere e di pensare, a partire dall’atteggiamento di stupore di fronte a ciò che non muta eppure è sempre nuovo! Stupore che è l’antidoto contro l’abitudine ripetitiva e l’autoreferenzialità”.

Incontro, ascolto e parola: l’A-b-c del comunicatore. Tutto da declinare.

Papa Francesco – nel suo discorso – invita ancora a riflettere il trittico, tre parole che devono essere presenti, sempre, nel comunicatore di ‘cose belle’ di ‘notizie liete’, di annuncio di salvezza e di Dio che è Amore’:“incontro, ascolto e parola”, che definisce l’“A-b-c” del buon comunicatore, “perché è la dinamica che sta a fondamento di ogni buona comunicazione”.

L’incontro con l’altro, prima di tutto, a cuore aperto, senza finzioni, “è il presupposto della conoscenza”, perché “se non c’è l’incontro, non c’è comunicazione”. Ma perché ci sia incontro “ci vuole la sincerità. Fare finta di incontrarsi è non incontrarsi, quello è brutto”. Nell’ascolto, poi, non si tratta di accostarsi agli altri “con le nostre convinzioni”, rischiando “di rimanere impermeabili alla realtà di chi abbiamo di fronte”, ma “di imparare a fare silenzio, prima di tutto dentro di sé, e a rispettare l’altro”, ascoltandolo, “perché ogni persona è un mistero”. Solo dopo l’ascolto, arriva la parola.

La parola, uscita dal silenzio e dall’ascolto, può diventare annuncio, e allora la comunicazione apre alla comunione. Incontrare, ascoltare e poi parlare. Il vostro lavoro sia sempre guidato da queste azioni, ponendo sempre l’attenzione ai sostantivi, cioè alle persone, più che agli aggettivi che distraggono. Noi siamo in una cultura che è caduta nell’aggettivismo, tutto si aggettiva e quando si aggettiva si perde la sostanzialità della cosa. Questa stessa dinamica può imprimere anche una svolta per le diverse conflittualità che sembrano voler fagocitare questo tempo.

Nel suo saluto, Papa Francesco ha affidato i comunicatori del Copercom a san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e dei comunicatori, e al beato Carlo Acutis, “che ci mostra quanto sia importante essere creativi e geniali nel mondo della comunicazione digitale”.

1https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2022/october/documents/20221031-incontro-copercom.html

2 Consiglio la lettura di F. Di Noto (a cura), Bambini e tecnologia. Tra studi empirici e tecnologia, 2021, pagg. 221.

Tags:
carlo acutiscomunicazione socialepapa francescosan francesco di salessinodo
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