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Arianna Porcelli Safonov, la schiaffeggiatrice del politicamente corretto

Arianna Porcelli Safonov

Arianna Porcelli Safonov | Facebook

Paola Belletti - pubblicato il 31/10/22

Possiamo parlare di argomenti che esulino dalle rivendicazioni LGBTQI+? Si può prendere in giro la dilagante moda del bio senza avere la benchè minima idea di cosa sia davvero bio? Si può far ridere senza insultare e attaccando il politically correct? Si può e qualcuna lo fa anche con una certa grazia.

Monologhi d’autrice

Un’amica, durante i momenti più duri della pandemia e delle relative privazioni a cui tutti eravamo sottoposti, vieppiù chi era dotato di almeno tre figli sotto i 14 anni, trovava nei suoi show un certo sollievo e ristoro.

Per questo mi sono ripromessa di guardare e godermi i suoi monologhi.

Non è il metodo che la stand up comedian italo-russa predilige: quello della visione degli spettacoli seduti su un divano, intendo; non sta solo in piedi, Arianna Porcelli Safonov. Molti dei suoi spettacoli si svolgono scarpinando su, su per gli Appennini, di buon passo, in tenuta da trekking, con le dovute pause attese più che le sentinelle l’aurora.

E’ un’attrice studiata al punto da mostrarsi naturale, una che si è preparata sul serio. Dopo la laurea in Storia del Costume, nel 2008 ha iniziato a studiare teatro comico, aperto il blog umoristico Madam Pipì e due anni dopo ha lasciato definitivamente il settore organizzazione eventi, esperienza che le aveva permesso -e imposto – di viaggiare in tutto il mondo.

Oggi dunque è attrice e autrice comica; oltre agli spettacoli che fa e che si scrive, ha già pubblicato due libri per Fazi Editore. (Fottuta campagna e Storie di matti)

La gavetta si fa ancora

Voleva diventare scrittrice comica, dunque, ma prima ha dovuto fare molti altri lavori: commessa della grande distribuzione, (che vale meno di una pupu, spiega), poi la cameriera, capace di resistere a carichi pesanti e temperature estreme (avete presente la mozzarella fusa che vi cola sul polso mentre voi siete costretti a chiedere “La margherita, per chi è?”). Prima ancora di arrivare a questa parte del suo curriculum, Arianna racconta, Nel suo Inno al Fuori Programma al TedEx di Bologna, che avrebbe voluto frequentare il liceo artistico, ma i genitori preferirono per lei il classico, ché le avrebbe offerto un futuro migliore; “ma io non lo volevo un futuro migliore, io volevo il mio di futuro…”

Della sua nuova veste e di vestiti bellissimi ha dato prova anche in una recente occasione per un evento del Festival della Bellezza, svoltosi esattamente nel cuore del Benaco, la lussureggiante e ricca di storia Isola del Garda, che nel 1221 fu donata da Biemino di Manerba addirittura a San Francesco (e lui vi costituì un eremo nelle grotte naturali a nord).

Interessante contrasto e anche accordo tra il tema della moda che la Safonov spoglia delle sue insulsaggini e il Poverello d’Assisi, che dello spogliarsi di tutto è il meglio vestito.

Papale papale

Di lei colpiscono senza dubbio l’intelligenza, il linguaggio ricco, preciso, sceltissimo anche nelle – poche – parolacce, la bellezza anche. Più interessante ancora la sua insofferenza per le costrizioni, le cose non discusse, tutto ciò che non passa al vaglio del pensiero critico.

Per questo è una quasi perfetta campionessa delle picconate assestate con la forza necessaria al politicamente corretto, alle istanze imposte d’ufficio, alle minoranze con le quali è obbligatorio frignare, alle rivendicazioni prescritte su impegnativa rossa dal grande medico generale che ci vuole tutti uguali.

Una piccola guida ai pregiudizi alternativi

Bellissimo il suo libretto delle discriminazioni: quelle discriminate però, quelle che non vengono mai messe titolari a giocare le partite, ma che tutti facciamo girare nei nostri campetti di periferia.

Facciamola questa gita nei bassifondi degli stereotipi poco di moda, dei pregiudizi non visti, prima di tornare in superficie “a parlare solo di LGBT e modelle in sovrappeso” (semicit). Le donne delle pulizie, le suocere che sono delle str…ze, l’omino della caldaia, il rumeno che è sinonimo di bestia da soma, le russe, le f..he di legno. Per finire con la discriminazione clericale; perché solo i laici vanno discriminati? Dagli anche ai consacrati…

Accogliere il fuori programma (la sua idea di desiderio e imprevisto)

Arianna e il suo bruttissimo carattere, che la accompagna fin dalla prima infanzia. Che ci si fa, dunque, con questo carattere de m…? Si domanda.

Lei ci si è fatta un mestiere; scrive testi comici, o meglio tristo-comici. Vive in un paese con 12 abitanti, racconta, ma riesce lo stesso a trovare il lato di m..a in tutti e in ogni situazione.

Anche l’invito al TedX ha sotto qualcosa, di sicuro. Lei se lo sentiva e si è data da fare a trovare motivi per rifiutare l’invito, che invece ha accettato, nonostante fosse gratis. Pensava fosse una cosa da grandi speaker, da motivatori d’assalto, da esaltatori di talenti. Ma lei non può restare con la sua pessima normalità, senza potenziare niente?

Ha ragione, il suo è rifiuto della mentalità competitiva e performante che ha pervaso tutto e che inizia a fare acqua un po’ ovunque. Speriamo, almeno.

Parla di bellezza che ognuno ha a disposizione e di libertà che ognuno può esercitare.

Tanto vale divertirci, dice. Il divertimento però inteso come significato etimologico, che porta al diverso, che significa di-vertere, dissentire, volgersi altrove e non per essere dis-tratti.

Un caffè, NORMALE

“Gentilmente offerto da Caffè Karma, tutto ciò che chiedi di complicato ti tornerà indietro”

Il classico elenco di richieste al bancone del bar. Una campagna di sensibilizzazione per la protezione dei baristi che lavorano in Italia e che tutti i giorni subiscono queste angherie da parte nostra. Basta, chiediamo un caffè e andiamocene via dal c…

La parità dei doveri

Argomento che non fa litigare nessuno? La parità dei diritti. Arianna propone di partire dai doveri per passare successivamente alla parità di diritti e piaceri.

Ecco una serie di proposte: parto agli uomini e carpenteria pesante alle donne. Donne che spurgano scarichi e fanno finalmente le idrauliche. I papà che insegnano agli asili nido e poi le donne sommozzatore che recuperano pezzi di persone morte sul fondo di qualche fiume. Uomini in lavanderia a farsi aprire i pori con il vapore delle stirelle…

Ecco, la parità, come dovrebbe cominciare ad essere praticata.

Questo è il futuro: siete pronti? siete pronte? sieti pront-asterisco? No, eh?

Un appello dalla fronta femminsta

“A partire da questa momenta”. Il maschilismo, il machismo ormai è interiorizzato. Stanno ancora nascendo persone di sesso maschile, rendiamoci conto. Questa è la prova che siamo una società malata.

La terra è femmina, ma non solo come madre che accoglie. Sono duemila anni che le madri fanno un sacco di danni e ancora non v’è bastata? vi piace soffrire, allora.

Sviluppiamo le nostre diritte. Lottiamo contro la patriarcata.

Seguite fino in fondo perché, seppur vestita malissimo in quanto femminista, ci dà un mandato importante. Captiamoli questi uomini, questi uomini terribili che aiutano a mettere il cappotto, che magari che si presentano con un fiore o un regalo inaspettato. Che magari offrono la cena; questi sono comportamenti da combattere.

A che serve fare i comici?

Vera e praticamente impossibile da non riconoscere la doppia funzione, di risveglio o intorpidimento, di cui è dotata l’arte, compresa l’arte comica. Come il farmaco inteso alla greca che, a seconda della posologia, dei modi e tempi di somministrazione, è veleno o medicina.

Ha ragione quando dice che l’attuale comicità tende tutta, in larga parte almeno, al volgare, allo sguaiato, al greve e – cosa assai più seria, sebbene meno urtante – all’ossequio, alla conferma di ciò che è approvato, ancora una volta al politically correct. E’ come se fossimo stanchi, dice, di avere un senso critico e uno dei compiti della comicità è proprio quello: sollecitare il pensiero critico e il dissenso.

Desiderare e lasciarsi sorprendere dall’imprevisto

Non credo lo dica (solo) come risposta esistenziale, portata al piano generale, alla amorevole oppressione che ha subito dai genitori; dall’idea imposta e rilanciata dalle varie agenzie educative (compresa la suora dell’asilo che le rifilava caramella al Cointreau), che sia sempre giusto cercare di sistemarsi, essere per bene, avere casa e auto di un certo livello, piacere al sistema borghese (esiste ancora?).

Questa critica la trovo un po’ superata, perché ora il nuovo desiderio obbligatorio è proprio quello di rifiutare e trasgredire (ma con prudenza, mi raccomando), di ridicolizzare la normalità e ciò che non emerge.

Andare in crisi distrugge l’ansia

Però ciò che dice dell’andare in crisi, del lasciarsi sorprendere, dell’accogliere anche le sfortune come opportunità, come l’occasione di ascoltare finalmente il proprio desiderio è quanto mai necessario per noi oggi, disabituati a desiderare, preda dell’ansia fin dal ventre materno.

E perché mai dovremmo tutti volerci potenziare, motivare, spremere come spugne perché sprizziamo fuori, – a beneficio di chi? – capacità, talenti, super poteri, produttività? Non possiamo restare, come dice Arianna, nella nostra schifosa normalità? (Che, a vederla bene è tutt’altro che schifosa)

Creare e produrre non sono la stessa cosa

Ecco, mi pare che la contrapposizione tra produttività e creatività in lei emerga benissimo, con quella nota di gustosa tristezza che fa ridere e fa venire voglia addirittura di provarci.

Occorre approfittarne, secondo lei, perché di fatto è tutto ciò che abbiamo a disposizione nel refolo leggero di giorni che ci restano da vivere. E se invece fosse perché in questo refolo di giorni ci si gioca l’eterno, cara Arianna?

Su Don Giulio e la Chiesa ti sbagli. Ma sei brava lo stesso

Ma sul tema fede, Chiesa, obbedienza, autorità che poggia sul soprannaturale, mi pare ancora poco sicura al punto che si rifugia anche lei in quello che così sagacemente, precisamente e senza sconti ha fustigato in molti suoi show e monologhi: il già fin troppe volte nominato politically correct (lo faccio perché le parole funzionano un po’ così: se continui a ripeterele, soprattutto a vuoto, tendono a svuotarsi a loro volta o a sorprenderti per la loro stranezza o insulsaggine. Politically correct, tiè).

Lo fa spezzando l’ennesima lancia a difesa di Don Giulio, il prete che vive la Chiesa quasi fosse un’azienda blasonata, ancora in mano alla vecchia guardia che non capisce più i tempi, non ascolta i giovani e che, se non si lascerà ammodernare, andrà dritta dritta a sbattere contro un muro.

No, cara Arianna, non è questione di “disallineamento con il briefing ecclesiastico”, è più questione che il caro Don Giulio sta riducendo sé stesso e la propria vocazione sacerdotale a esercizio manageriale; e se pure stesse attirando persone e curiosità, non le sta portando a Chi le può davvero amare e accogliere, di qualunque tipo siano, qualunque abitudine sessuale abbiano inveterato, qualsiasi castroneria passi loro per la mente, qualunque peccato grave abbiano compiuto fino a due minuti prima.
Dio fa così: ci ama mentre facciamo ancora schifo duro, come dici tu. Ed è cosa di sempre, non solo di quest’epoca qui.

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