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Quando nasce il “trick or treating” cioè “dolcetto o scherzetto”?

HALLOWEEN

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Lucia Graziano - pubblicato il 28/10/22

Nella pratica del “dolcetto o scherzetto?”, molti hanno scorto un’eco delle questue che, un tempo, i chierichetti conducevano nel periodo di Ognissanti per raccogliere offerte con cui far celebrare Messe per i defunti; e un richiamo a queste usanze è certamente suggestivo. Ma il moderno trick or treating nasce nel 1939 e ha una storia che sarebbe veramente degna di un film di Natale (altro che Halloween!). Scopriamola assieme.

Questa storia inizia a metà Ottocento e ha il suo incipit nella migrazione dei molti Irlandesi che sbarcarono nel Nuovo Mondo alla ricerca di un futuro migliore. Come sempre capita in queste circostanze, si crearono rapidamente delle comunità di expat che, per tener viva la loro identità culturale, si aggrapparono con forza a quelle tradizioni della madrepatria che riuscivano a farle sentire “a casa” anche in terra straniera.

Tra queste, v’era anche Halloween: all’epoca, una festa irlandese di matrice cattolica collegata alla pietà verso le anime dei defunti, attorno alla quale s’erano sviluppate, col passar dei secoli, alcune usanze popolari che, in sé, non avevano nulla a che vedere con i morti.

Una di queste era la consuetudine di fare piccoli scherzi nel giorno del 31 ottobre. Paese che vai, usanze che trovi: noi Italiani li facciamo a Carnevale e al 1° aprile; in Irlanda, la tradizione voleva che il giorno deputato alle burle fosse proprio l’ultimo di ottobre.

Quando “gli scherzetti” di Halloween erano un problema serio

Arrivati negli Stati Uniti, gli immigrati irlandesi portarono con sé l’una e l’altra tradizione: quella legata alle anime defunte e quella legata agli scherzosi festeggiamenti popolari. E in quel melting pot ricco di contaminazioni che erano gli USA di metà Ottocento, l’Halloween irlandese cominciò presto ad affascinare anche i cittadini che non avevano nulla a che vedere con Dublino.

Ma, come spesso capita quando tradizioni antiche vengono trapiantate in contesti culturali diversi da quello che le ha prodotte, la festa cominciò pian piano a cambiare i connotati: i cittadini statunitensi di fede protestante, che faticavano a comprendere la prospettiva purgatoriale con cui i cattolicissimi irlandesi vivevano quei giorni, finirono col trasformare Halloween in una festicciola del soprannaturale piena di fantasmi e spiriti inquieti.

Frattanto, tra i giovani stava cominciando a prendere piede il malcostume di sfruttare la notte di Halloween per fare scherzi grandi e piccoli, prendendo esempio dalle consuetudini dei loro coetanei irlandesi. Ma, col passar degli anni, il gioco cominciò a sfuggire di mano: le marachelle senza conseguenze presero ad accompagnarsi a scherzi più pesanti e fastidiosi (cassonetti ribaltati, segnaletica stradale imbrattata e resa illeggibile…).

Era, di fatto, il modo in cui gli adolescenti che vivevano nelle periferie davano sfogo al loro disagio; un disagio che crebbe esponenzialmente negli anni della Grande Depressione, quando gli scherzi cominciarono a virare verso il vandalismo vero e proprio, spesso portato avanti ai danni delle proprietà delle famiglie che erano palesemente benestanti.

Così nacque il trick or treating

E – se vogliamo dar retta ai toni da fiaba con cui questa storia fu descritta – la pratica del trick or treating come la conosciamo oggi nacque proprio in quel contesto. A darle i natali fu Doris Hudson-Moss, una giornalista statunitense che aveva la fortuna di vivere in una villetta assai graziosa, e dunque sistematicamente presa di mira da quelle piccole gang di teppistelli.

Nella sera del 31 ottobre 1938, scorgendo oltre i vetri della finestra un gruppo di ragazzi che s’aggirava attorno a casa sua con l’aria di chi non ha buone intenzioni, Doris decise di affrontarli a viso aperto… ma lo fece in termini decisamente sorprendenti. Invece di chiamare in soccorso il marito per cacciarli via a suon di minacce, Doris spalancò la porta di casa e, con un largo sorriso, invitò in casa gli aspiranti teppistelli: aveva preparato alcuni dolcetti che sarebbe stata ben lieta di condividere coi suoi ospiti, se loro le avessero promesso in cambio di astenersi dagli “scherzetti” (eufemismo dell’anno) che sicuramente stavano escogitando.

Spiazzati, i ragazzi confabularono un po’ e poi decisero di accettare l’offerta: e quando Doris offrì loro un vassoio di donuts ancor caldi, loro lo spazzolarono «con una voracità così disperata da spezzarmi il cuore», per citare le parole con cui, nell’ottobre dell’anno successivo, la giornalista raccontò la sua esperienza sulla rivista femminile American Home. Nel corso delle ore immediatamente successive, la voce si sparse e gli Hudson-Moss si videro bussare alla porta decine e decine di ragazzotti che, in tono di sfida, domandavano se ci fosse un premio anche per loro. E che rimanevano francamente basiti quando Doris rispondeva allegramente di sì, porgendo loro altri vassoi ricolmi di dolcetti.

Quei ragazzi, dopo tutto, non erano cattivi: erano solamente arrabbiati con una società che non sembrava comprenderli. E infatti, nel 1939, Doris suggerì alle sue lettrici: «se le decorazioni alla vostra porta sono sufficientemente spettrali e se voi siete disposte a fornire un benvenuto caloroso e qualche piatto di buon cibo, potete star certe che i teppistelli delle periferie povere si uniranno a voi col medesimo spirito di festa». E fu così che la moda del trick or treating cominciò a diffondersi: sembra di leggere un racconto di Natale (altro che Halloween!).

Gli antesignani del trick or treating

Se il trick or treating propriamente detto si sviluppò a partire dal 1939, è pur vero che i racconti degli anziani descrivono pratiche simili che, fino a pochi decenni fa, venivano portate avanti in molte zone d’Europa – Italia inclusa. Sarebbe praticamente impossibile chiudere questo articolo senza citare le processioni delle animeddas della tradizione sarda: gruppetti di bambini, spesso mascherati con suggestivi costumi da fantasma, che nel periodo della festa di Ognissanti attraversavano le vie dei paeselli bussando di porta in porta e chiedendo alle massaie una piccola offerta e per la chiesa.

Formalmente, le offerte erano destinate al parroco, il quale avrebbe ricambiato il dono celebrando delle Messe per i defunti delle famiglie del paese; all’atto pratico, era ben difficile che queste operose animeddas se ne andassero via senza ricevere anche una manciata di dolcetti o frutta secca, per premiare la loro volenterosità.

E se le animeddas sarde vengono citate con frequenza quando si parla delle origini di Halloween, in virtù di quei costumini da fantasma che risultano fortemente suggestivi agli occhi di noi contemporanei, tradizioni simili erano vive anche altrove. Fino a una settantina di anni fa, quando era più normale che i piccini camminassero da soli tra le quiete viuzze del paese, le processioni di bimbetti che raccoglievano offerte per la parrocchia (…o anche solo per se stessi!) erano uno spettacolo relativamente frequente. In alcune aree d’Europa, venivano fatte sotto Natale (finendo col dare origine alla tradizione Christmas carolers); nelle zone italiane dell’arco alpino, erano frequenti nel periodo dell’Epifania.

Si trattava dunque di attività che non erano, di per sé, collegate al periodo di Ognissanti in via esclusiva; e probabilmente non hanno torto quei folkloristi che suggeriscono di andare molto cauti nel tracciare legami tra le animeddas della tradizione sarda e il trick or treating all’americana che conosciamo oggi. Effettivamente, le due usanze hanno genesi diverse; ma è pur vero che risultano quasi indistinguibili a chi oggi le accosta e le confronta. A testimonianza (una volta di più) di come Halloween sia una festa non poi così aliena alla nostra tradizione secolare.

Bibliografia per approfondire

  • Nicholas Rogers, Halloween. From Pagan Ritual to Party Night (Oxford University Press, 2002)
  • Lisa Morton, Trick or Treat. A History of Halloween (Reaktion Books, 2012)

E, per approfondimenti sulle tradizioni italiane legate alla questua di Ognissanti (ma anche dell’Epifania), si veda:

  • Eraldo Baldini, Tenebroso Natale. Il lato oscuro della grande festa (Laterza, 2015)
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