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Halloween: una festa così cattolica da essere vietata dai riformatori protestanti

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Enrico VIII

Lucia Graziano - pubblicato il 27/10/22

Incredibile ma vero: Enrico VIII, Edoardo VI e Elisabetta I d’Inghilterra sentirono il bisogno di vietare per legge i festeggiamenti popolari che, già allora, si tenevano nella notte del 31 ottobre. Lo fecero perché la festa sembrava loro fortemente irreligiosa, ma non per le ragioni che pensiamo oggi: ai riformatori protestanti, Halloween faceva paura… perché era troppo cattolica!

Nell’Inghilterra della prima età moderna, godevano di grande diffusione dei libretti noti col nome di Festyvall. Erano qualcosa di molto simile agli almanacchi della tradizione nostrana: opuscoletti che contenevano un elenco delle principali feste popolari, con sintetici suggerimenti sul miglior modo per celebrarle.

Va da sé: a distanza di secoli, i Festyvall sono divenuti un tesoro prezioso per gli storici, che da quelle pagine ingiallite traggono testimonianze di enorme valore sulla vita quotidiana nei tempi passati.

Ebbene: in un Festyvall stampato a Londra nel 1511, si legge testualmente che «in olde tyme good people wolde on All Halowen daye bake brade and dele it for crysten soules». Vale a dire: in tempi antichi, nel giorno di All Halowen, la brava gente faceva cuocere del pane e lo dava per anime cristiane.

Un’informazione estremamente interessante; e per più di una ragione. Innanzi tutto, questa nota ci testimonia che, nell’Inghilterra del 1511, esisteva già una festa di All Halowen, nota a tutta la popolazione ed evidentemente di vecchia data, stando a quel richiamo sui festeggiamenti dei «tempi antichi». In secondo luogo, le pagine del Festyvall ci comunicano che questa ricorrenza aveva una dimensione innegabilmente cristiana, legata alla pietà verso i defunti.

Il cattolicissimo Halloween di un tempo

L’opuscolo del 1511 non costituisce l’unica testimonianza a sostegno delle affermazioni appena fatte. Anzi.

Nei loro studi (citati in calce a questo articolo, per chi avesse il desiderio di approfondire), gli storici Linda Morton e Nicholas Rogers elencano una sterminata quantità di fonti d’epoca capaci di restituirci un quadro vivido e dettagliato delle modalità con qui la ricorrenza veniva festeggiata nelle isole britanniche, tra il tardo Medioevo e le prime decadi dell’età moderna.

Per esempio, numerosi scritti del XVI secolo testimoniano la tradizione diffusa di far suonare le campane delle chiese nel corso della notte della viglia di Ognissanti.

Scopo di tutto quel fragore? Indicare la via di casa alle anime dei defunti che – secondo il folklore dell’epoca – ottenevano da Dio il permesso di tornare sulla terra in quella notte benedetta, per visitare le case dei loro parenti.

Per la stessa ragione (cioè, illuminare il cammino di queste anime vaganti), gli abitanti del Galles tenevano accese delle lucerne sui davanzali delle finestre; in Scozia e nelle regioni settentrionali dell’Inghilterra si preferiva accendere grandi falò nella piazza cittadina o nelle campagne che circondavano i villaggi. Le anime dei defunti avrebbero certo gradito questo luminoso comitato d’accoglienza!

Attenzione: non stiamo parlando di fantasmi inquieti e minacciosi. Nel folklore di quell’epoca, queste anime vaganti erano viste come presenze benevole, gradite, la cui visita era attesa con entusiasmo e intesa nei termini di una comunione tra i vivi e i defunti che continuava a esistere anche al di là della morte.

Per accogliere degnamente quei visitatori dell’Oltretomba, le case venivano tirate a lucido e le tavole imbandite con piccole offerte di cibo: fra cui figuravano anche quei panini appena sfornati che abbiamo citato in apertura.

Nel corso della giornata del 31 ottobre, molte di quelle piccole pagnotte erano state distribuite ai poveri in cambio della promessa di recitare una prece per i defunti della famiglia del benefattore; a sera, i panini che restavano venivano simbolicamente messi in tavola “per i morti della famiglia”, a sottolineare anche in quel modo l’affetto e l’unione che ancora li legava ai vivi.

Sopravvivenze di arcaici culti pagani, come spesso è stato ipotizzato?

Possibile, anzi molto probabile. Ma una cosa è certa: se siamo di fronte a un processo di cristianizzazione di una pratica di origine pagana, questo processo era già giunto a pieno compimento nel momento in cui i cronisti cinquecenteschi davano testimonianza di questi festeggiamenti. Nella loro ingenua semplicità, i costumi che si erano sviluppati attorno alla vigilia della notte di Ognissanti avevano il potere di richiamare concetti teologici anche complessi: per esempio, il fatto che la comunione tra i vivi e i morti è reale e non si spezza. E che anzi è importante avere a cuore il destino dei defunti, perché molte cose possono essere fatte sulla terra per coloro che si trovano in Purgatorio (…per quanto falò, scampanate e pagnotte sulla tavola abbiano evidentemente un mero valore simbolico).

Quando Halloween iniziò a far paura per davvero: ai riformatori protestanti

Difficile non cogliere significati profondamente cristiani in queste antiche pratiche di folklore.

Dirò di più: difficile non cogliere in esse insegnamenti profondamente cattolici; e infatti, a partire dal XVI secolo, i più accaniti contestatori del All Halowen Daye furono i riformatori protestanti, anglicani e calvinisti.

Preoccupantemente papiste parvero ai loro occhi le tradizioni popolari che venivano portate avanti in quella notte e che implicavano, di fatto, l’esistenza di un Oltretomba conforme a quello predicato dai cattolici. E infatti, i riformatori agirono con durezza nel tentativo di sopprimere queste pratiche, anche a costo di vietarle per legge: un’idea che per la prima volta s’affacciò alla mente di Thomas Cranmer negli anni immediatamente successivi alla frattura tra Enrico VIII e la Chiesa di Roma.

Nel 1546, Cranmer propose al re di vietare per legge le scampanate notturne nella notte di Halloween; all’epoca Enrico VIII esitò, temendo di inimicarsi la popolazione con un attacco diretto a una consuetudine così amata, e si limitò a scoraggiare fortemente quella pratica. Ma il suo erede, Edoardo VI, ebbe meno ritrosie e, nel 1548, vietò ufficialmente (a norma di legge!) le scampanate notturne del 31 ottobre.

I festeggiamenti popolari del giorno di Halloween furono riportati in auge sotto il breve regno di Mary Tudor, “la cattolica”; ma furono nuovamente aboliti per legge (e questa volta in via definitiva) non appena Elisabetta I salì al potere nel 1559.

E se le usanze di Halloween si conservarono intatte nella cattolicissima Irlanda, anche la Scozia si era nel frattempo allineata al trend, vietando – a partire dal 1555 – qualsiasi forma di festeggiamento pubblico nella notte del 31 ottobre.

Almeno nell’immediato, tutto questo sforzo non servì a un granché. È indicativo il gran numero di multe comminate a campanari che evidentemente non si curavano di infrangere il divieto: frequentissime lungo tutto il corso degli anni ’60 del XVI secolo, a testimonianza di una tradizione che evidentemente le autorità non riuscivano proprio a scalzare, le sanzioni a carico di cittadini festaioli continuarono a essere registrate negli archivi per almeno una ventina d’anni.

Ma, soprattutto, nonostante gli sforzi del legislatore, sopravvissero quelle tradizioni che i cittadini portavano avanti nell’intimo delle loro case e che, per ovvie ragioni, erano più difficilmente sanzionabili. Nel Galles, è attestata fino al XIX secolo la consuetudine di illuminare con una lucerna le finestre di casa nella notte del 31 ottobre. In numerose zone dell’Inghilterra, aveva preso il nome di Teanlay (chissà perché) l’antica consuetudine di accendere falò alla vigilia di Ognissanti: una tradizione che era doveva ancora essere ben viva nel 1738, stando a quanto scriveva in quell’anno, e con disapprovazione, la rivista Gentleman’s Magazine. Si conservò a lungo anche la bella tradizione di regalare ai mendicanti piccoli panini dolci: formalmente, il dono non era più condizionato alla richiesta di preghiere per le anime dei defunti, ma il nome stesso di quell’usanza (souling) a starsene lì, eloquentemente, come un imbarazzante monito delle ragioni che per prime avevano incoraggiato questi gesti di carità.

Certo: quasi cinquecento anni ci separano dal giorno lontano in cui i riformatori protestanti presero in odio Halloween, dando origine a una battaglia inesausta per far cadere in disuso questa festa. Con ogni evidenza, non ci riuscirono del tutto… ma con ogni evidenza ci riuscirono in gran parte, finendo con lo snaturare la ricorrenza privandola di tutti quegli elementi che, originariamente, le avevano dato ragion d’essere. Le benevole anime purganti, attese con tanto affetto, si sono ormai trasformate in fantasmi minacciosi, e le lucerne che un tempo venivano accese in loro onore sono divenute banali decorazioni.

Ma le origini cattoliche di Halloween (o meglio: di quel All Halowen daye che fece tanta paura ai riformatori protestanti) si mostrano innegabili, e con chiarezza luminosa, a chiunque consulti con attenzione le fonti antiche. E sarà probabilmente utile ricordare questo dettaglio – soprattutto fra cattolici.

Bibliografia per approfondire

Nicholas Rogers, Halloween. From Pagan Ritual to Party Night (Oxford University Press, 2022)

Lisa Morton, Trick or Treat. A History of Halloween (Reaktion Books, 2012)

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