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Il vescovo di Phoenix, dopo 4 suicidi in famiglia, apre un servizio di salute mentale

SUICIDIO, DEPRESSIONE,

triocean | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 26/10/22

John P. Dolan, vescovo di Phoenix in Arizona, annuncia su Facebook il suicidio della sorella Mary Elizabeth, il quarto avvenuto nella sua famiglia. Poco prima aveva anticipato il progetto di istituire in diocesi un servizio dedicato alla salute mentale

Un recente articolo apparso su Avvenire.it riporta prepotentemente l’attenzione sul problema dei disturbi mentali e del suicidio, fenomeni che  – anche a causa della pandemia e della difficile congiuntura economica in corso – risultano purtroppo in rapida crescita.

Il vescovo comunica il suicidio della sorella

Lunedì della scorsa settimana il vescovo di Phoenix in Arizona postava su Facebook questo breve messaggio:

Cari amici e familiari, devo purtroppo informarvi che la nostra sorella Mary Elizabeth Dolan si è suicidata, è stata trovata ieri mattina nella sua casa.

(Ibidem)

Un testo stringato che nella sua laconicità, attraverso la quale viene giustamente evitata la descrizione di qualunque particolare del gesto, irrompe nella mente e nel cuore di quanti amavano e conoscevano questa donna, due volte sorella  – per vincolo di fede e di sangue – del presule John P. Dolan, che lo scorso 2 agosto è diventato il pastore del milione e duecentomila fedeli della diocesi di Phoenix.

4 suicidi in famiglia

Settimo di nove figli, il religioso ha raccontato che prima della sorella Mary – da tempo sofferente di depressione – erano morti per suicidio suo fratello Tom, a 19 anni, e sua sorella Therese, a 27, emulata qualche anno dopo dal marito di lei.

Gli effetti psicologici del suicidio sui sopravvissuti

Queste informazioni fornite dal vescovo esemplificano alcuni aspetti della tematica suicidaria (prevenireilsuicidio.it): la componente genetica presente fra i vari fattori di rischio  – che in questo caso appare particolarmente rilevante – e gli effetti psicologici, in alcuni casi devastanti, del gesto sui sopravvissuti (“survivor”), come dimostra la morte autoinflitta del cognato del pastore.

Ma egli stesso, che stava frequentando il terzo anno di seminario al momento del decesso di Therese, confida nell’intervista rilasciata:

È stato particolarmente duro per me perché non ne parlavo con nessuno, non se ne parlava punto.

(Avvenire)

Lo stigma

Questa affermazione sottolinea un altro aspetto del fenomeno: lo stigma, il marchio negativo che viene attribuito al soggetto suicida ed ai suoi familiari, i quali dopo l’evento rimangono di fatto emarginati e avvolti da una cortina di “silenzio” (prevenireilsuicidio.it).

Il progetto di istituire in diocesi un servizio dedicato alla salute mentale

Questo marchio rappresenta uno dei fattori più sfavorevoli nell’ambito della prevenzione dei disturbi psichici e del suicidio, e di ciò il vescovo doveva essere perfettamente  consapevole quando, prima dell’ultimo lutto, aveva annunziato il progetto di istituire in diocesi un servizio dedicato alla salute mentale, giustificato dal fatto che “ci sono molte persone che hanno dei cari in crisi” e “hanno bisogno di tutto l’aiuto possibile” (Avvenire).

La sorella morta per suicidio soffriva di depressione

Un’opera di “carità discreta” ma fondamentale, come egli ha sottolineato. Del dramma e dello sgomento dei familiari di fronte alla malattia mentale grave il vescovo accenna indirettamente quando descrive così la sorella:

Mary era una donna brillante, di grande talento, che dagli anni dell’università soffriva di disturbi depressivi, da bambina era attiva nello sport, nella musica e nella vita di  fede. Ha continuato  il suo cammino spirituale con una speciale devozione a santa Teresa di Lisieux.

(Ibidem)

E continua ricordando come ella avesse iniziato una brillante carriera nella musica di intrattenimento, collaborando anche con artisti importanti – uno dei quali aveva scritto per lei due canzoni – ed apparendo su diverse riviste e in programmi televisivi. Poi il male “oscuro” della depressione aveva divorato tutti i suoi sogni, lasciando una pesante eredità ai due figli, e ai suoi genitori, Catherine e Gerald, ancora vivi.

POOR WOMAN,

L’importanza di riconoscere i segnali

Il dramma vissuto dal vescovo di Phoenix e dalla sua famiglia rende conto delle difficoltà nella gestione della malattia mentale severa e nella prevenzione del suicidio, ma ancora una volta indica la necessità assoluta di supportare queste persone ed i loro cari con interventi a più livelli: psichiatrici, psicoterapici, socio-assistenziali, oltre a quelli più generali orientati alla sensibilizzazione della popolazione tutta su queste tematiche e ad abbattere lo stigma.

In quest’ultimo ambito appare essenziale l’informazione per aiutare a riconoscere quei  segnali che indicano la presenza di una grave sofferenza mentale, di natura psichiatrica e non, potenzialmente in grado di portare le persone in difficoltà a cercare nella morte la soluzione al loro intollerabile dolore.

L’assistenza spirituale per i “survivor”

Senza dimenticare che un ruolo molto importante riveste l’assistenza spirituale per i “survivor” disponibili a riceverla, che sono costretti a confrontarsi con il lutto più difficile da affrontare, quello del suicidio del loro caro, una sfida improba anche per chi ha fede.      

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