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La prima domanda per fermare l’aumento di non credenti

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Matthew Becklo - pubblicato il 26/10/22

La fede religiosa è la risposta, ma abbiamo dimenticato la domanda

Il declino senza precedenti dell’affiliazione religiosa e della frequentazione della chiesa tra i giovani di oggi può essere spiegato da molte angolazioni. Una delle più semplici è forse questa: abbiamo dimenticato il grande mistero dell’Essere. La fede religiosa è la risposta, ma abbiamo dimenticato la domanda. Anche se tutto il resto nel mondo opera contro la fede, questa ha un modo di germogliare nel cuore e nella mente umana nella misura in cui questo mistero viene ricordato.

Essere una persona del XXI secolo significa essere una persona impegnata; essere impegnati vuol dire avere il pilota automatico, e avere il pilota automatico significa dare per scontato alcune ipotesi di base. La più basilare di queste è che il fatto che l’Essere esista è una cosa perfettamente normale e persino monotona. Tutte le cose veramente interessanti nella vita – obiettivi, passioni, doveri, rapporti, politica, posti di lavoro, progetti di viaggio – sono sparse sulla parte superiore dell’Essere come strati di vernice su una tela bianca. I nostri giorni sono modelli di colori brillanti, tortuosi e intrecciati; l’Essere è la condizione del ritratto della vita.

La misteriosa presenza dell’Essere è però in agguato, pronta a cogliere all’istante la mente ignara. Magari si sta facendo una cosa del tutto ordinaria – il bucato, parlare con un amico o camminare sotto il cielo notturno – quando all’improvviso la mente viene sopraffatta dalla presenza di questo mondo. Intendiamoci, non parlo dei vari problemi nella società, della diversità e complessità della natura, o anche dell’estensione dell’universo per miliardi di anni luce, per quanto tutto questo possa essere travolgente, ma dell’esistenza considerata come un insieme unico: l’attualizzazione di un “qui e ora” proprio qui e ora davanti a noi. 

Senza preavviso, quella scena quotidiana si deforma poi in qualcosa di più alieno della superficie di Marte. Siamo per così dire fulminati dai nostri rapporti normali con ciò che le cose sono e per come sono. Cos’è questo “posto” in cui siamo stati gettati? Cos’è questa testardaggine là fuori, questo qualcosa che si staglia sullo sfondo del nulla senza spiegazione? La presenza dell’Essere ci confonde completamente. Questa lavanderia, quella conversazione o questa scena notturna diventa improvvisamente un’espressione di qualche mistero più profondo rispetto alla mia vita, alla vita umana e persino a quella dell’universo; esprime la fiamma danzante dell’Essere. 

Può essere uno stato d’animo disorientante e persino terrificante. Possiamo manipolare obiettivi, piani e relazioni, e anche abbandonare doveri, passioni e politica. L’Essere, però, è qualcosa che non possiamo controllare né rifuggire. Appare senza il nostro consenso, input o anche solo comprensione, eppure vi siamo coinvolti in ogni momento solo in virtù del fatto di essere vivi. Non lo invochiamo e non possiamo fermarlo, e siamo già imbarcati in esso prima ancora di poterci chiedere dove siamo diretti esattamente. Non può essere compreso, ma nemmeno ignorato.

Il mistero dell’Essere, del fatto che ci sia qualcosa piuttosto che il nulla, trascende anche i due più grandi strumenti della mente che abbiamo a disposizione: la scienza e la filosofia. La scienza esplora ciò che è osservabile a livello empirico, la filosofia quello che si può conoscere a livello razionale, ma entrambi danno per scontato l’Essere, guardandolo da diversi aspetti per ottenere una certa misura di controllo o di comprensione. Attraverso di loro, arriviamo a conoscere il fisico e il metafisico, la natura degli esseri e la natura dell’essere; ma il semplice fatto dell’Essere, il continuo “salto” della realtà nella realtà, non può essere colto a livello empirico o razionale. Razionalmente possiamo avvicinarci un po’ di più che empiricamente, ma alla fine siamo ancora a un Essere remoto e astratto, e lo ribaltiamo nella nostra mente come un giocattolo. Ci si può impegnare in un discorso eloquente e razionale sul perché c’è qualcosa piuttosto che il nulla senza mai essere veramente travolti dalla domanda; resta un’astrazione innocua. L’Essere, però, può essere ricevuto solo con lo stupore e la perplessità di un bambino o di un mistico. 

Ci sono quindi solo due possibili risposte alla domanda posta dall’Essere. La prima è che non c’è risposta: l’Essere è un insignificante “là” – un disordine gonfio, soffocante e “appiccicoso” in cui siamo stati gettati, una storia che non significa nulla, una lotta nel vuoto. Questo mondo è, come dice “il Giudice” in Meridiano di Sangue, “una tripletta in uno spettacolo di medicina, un sogno febbrile, una trance che si espande con chimere che non hanno precedenti o analogie”. L’Essere è assurdo, senza scopo, e prima o poi il suo peso insopportabile ci abbatterà e ci schiaccerà. Non possiamo confutare questa non-risposta – è un’opzione viva per tutti noi -, ma non possiamo nemmeno attenerci ad essa. Stranamente l’Essere resta – e quindi rimane fin troppo strano per essere del tutto insignificante.

La seconda risposta è che l’Essere partecipa a Dio, che lo crea continuamente dal nulla. Il mistero dell’Essere è una sorta di indicazione del mistero ancora più grande di Dio, che è la realtà ultima.  La vita è una proposta di matrimonio per la vita eterna, un invito all’Essere stesso. Se questa risposta è quella giusta, allora dovrebbe seguire il fatto di capire chi sia Dio, cosa ha detto e cosa dobbiamo fare in risposta. E la vera religione sembrerebbe doverci dare un modo per muoverci attraverso l’Essere e fino a Dio; dal momento che non possiamo sperare di farlo noi stessi – non possiamo nemmeno ascendere all’Essere senza essere sopraffatti -, dovrebbe portare Dio attraverso l’Essere giù a noi. Il risveglio all’Essere ci risveglia a Dio, e il risveglio a Dio ci risveglia all’Incarnazione.

Rinfocolare la passione per le questioni spirituali e suscitare un “senso religioso” nella cultura di oggi è di vitale importanza, e ci sono vari buoni modi per farlo. Apologetica, catechesi, arte, servizio, testimonianza, comunione – tutto questo è prezioso e importante, ma non dobbiamo dimenticare il potere di muovere le giovani menti per ricordare l’Essere, per vedere l’Essere, per porre la grande domanda dell’Essere, lanciandole come un razzo alla ricerca per trovare l’unica risposta che c’era all’inizio, c’è e ci sarà sempre: il mondo senza fine che è la gloria di Dio.

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