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Missionaria nella terra di Papa Francesco: “In Argentina ci si affida a Dio”

A priest blessing a nun of the missionary of charity

© Antoine Mekary / ALETEIA

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 25/10/22

Suor Sabrina Cavazzana, della Congregazione religiosa di San Francesco di Sales, fa notare le differenze con l’evangelizzazione in Italia

Chi meglio di suor Sabrina Cavazzana, della Congregazione religiosa di San Francesco di Sales, può dire che differenze ci sono tra l’evangelizzazione in Italia e in Argentina: suor Sabrina è una missionaria, nata ad Abano Terme, in provincia di Padova, che per sette anni, dal 2013 al 2020, ha vissuto una importante crescita spirituale nella terra di Papa Francesco.

Dall’Argentina alla diocesi di Alife

Al rientro una breve esperienza in Casa famiglia; a settembre 2021 arriva nella Diocesi di Alife-Caiazzo, in provincia di Caserta, dapprima nella comunità delle Salesiene a Piedimonte Matese e poi in quella di Alvignano. Qui insegna ma mantiene impegni pastorali a Piedimonte nella Parrocchia di Santa Maria Maggiore, oltre che nell’Ufficio catechistico diocesano.

suor sabrina cavazzana
La catechesi di suor Sabrina.

Le 14 “cappelle” di Cordoba

L’Argentina, per suor Sabrina Cavazzana, è stata un momento di profonda crescita personale, dice a Clarus on line (22 ottobre 2022). 

«Ho vissuto a Cordoba, città con oltre un milione e mezzo abitanti. La mia esperienza si è concentrata su due parrocchie di periferia: la Comunità di Arguello e quella di Colinas del Cerro. La prima di queste con più di centomila abitanti era suddivisa in 14 “cappelle”, come se fossero state quattordici piccole parrocchie. A quel tempo c’erano solo due sacerdoti per tutta la zona e noi suore eravamo in tre avendo in cura una di queste cappelle». 

Il salone 

«Tutta la vita pastorale – spiega la religiosa salesiena – era concentrata in un salone dove si svolgevano moltissime attività soprattutto con i bambini e i giovani: il doposcuola, la catechesi, la formazione del gruppo della Cresima…Avevamo poi l’incarico della comunione agli ammalati, e tante altri, coadiuvati dalle famiglie e da numerosi volontari».

ARGENTINA
Una missione in Argentina.

“Ma allora perché sono qui?”

La missionaria ha trovato in Argentina «una povertà che non mi aspettavo. Sono andata un po’ in crisi per questo, perché mi convincevo che tutta la mia voglia di conoscere o di aiutare non avrebbe risolto nessuno dei problemi che vedevo. “Ma allora perché sono qui? – mi chiedevo – che cosa dovrò fare?”. Poi mi sono accorta che non era tanto il “fare”, ma l’esserci, essere presente, essere vicina, ascoltare che avrebbe fatto la differenza. Tutto si è trasformato in ricchezza di fede per me». 

La provvidenza di Dio

Suor Sabrina Cavazzana dice di essere affidata interamente alla «provvidenza di Dio», che «mette in moto un bellissimo scambio di amore: porto con me la bellissima testimonianza della popolazione di ceto più alto che si offriva volontaria, e per fede ci chiedeva “cosa posso fare per gli altri, cosa posso offrire?”. Tutto questo mettersi a disposizione della comunità, perché tutto appartiene a tutti, “contagiati” da una grande solidarietà».

L’aiuto di San Giuseppe

In Argentina la fede si mescola in modo automatico con la solidarietà. «Una volta ci siamo ritrovate con un solo litro di latte da dividere tra molti bambini – afferma la missionaria – In cucina c’era un quadro di San Giuseppe alla parete… Ho pregato: “Tu che sei stato così attento e buono con Gesù, devi prenderti cura anche dei nostri bambini”. Dopo un’ora hanno suonato alla porta portandoci in dono litri di latte per tutti», ricorda la missionaria salernitana.  

SAINT JOSEPH

L’omelia in Argentina

Così la vita delle parrocchie in Argentina è molto diversa da quella in Italia. «C’è molta partecipazione e coinvolgimento da parte della gente a partire dalla Messa: l’omelia oltre che un’esperienza di ascolto si trasforma in occasione per mettere in comune le risposte alle domande che il Signore pone a ciascuno, creando un clima di famiglia nell’assemblea». 

La “pastorale avanzata”

Un’altra cosa «positiva», prosegue la missionaria di San Francesco di Sales, «è quella che io chiamo pastorale avanzata che consiste nell’affidare le attività della parrocchia quasi completamente ai laici. La carenza di sacerdoti è affrontata responsabilizzando e formando validi collaboratori tra i laici e le religiose, avendo fiducia nel loro operato. Avevamo la Celebrazione della Messa ogni due settimane per cui tutto il resto era affidato ad incontri di preghiera e di catechesi, oltre all’esperienza di opere caritatevoli». 

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Sono numerose le congregazioni missionarie che aiutano i poveri in Argentina.

Vangeli e lampada per i bambini 

In Argentina, inoltre, la Chiesa riserva molto tempo alla formazione dei bambini: «Tra loro, come segno visibile non manca mai il libro dei Vangeli e una lampada che arde davanti».

Le differenze con l’Italia

«Tornando in Italia dopo sette anni – conclude suor Sabrina Cavazzana – ho notato la differenza: l’invecchiamento di alcune prassi pastorali, la staticità delle iniziative, la paura del nuovo, il volersi per forza appoggiare a delle sicurezze prima di compiere un passo. In Argentina ci si affida… può essere giusta o meno una sorta di programmazione, bisogna anche lasciarsi un po’ andare e affidarsi a Dio, perché altrimenti si rischia di non fare nulla e lasciar passare gli anni, rimanendo nell’immobilismo. Sono tornata diversa, cambiata; il mio sguardo sembra che vada più al cuore delle persone».

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argentinamissionarisalesiani
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