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Perdere tempo è perdere l’occasione di convertirsi

UOMO DI SPALLE CHE CAMMINA

everst|Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 21/10/22

La conversione è la sola decisione che non va rimandata, la sola che può salvarci dal "perire allo stesso modo" di tutti. La morte, in Cristo, diventa un'altra cosa.

Vangelo di Sabato 22 Ottobre (San Giovanni Paolo II)

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue
Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose:
«Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte?
No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto,
sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso
modo».
Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a
cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a
cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno?
Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi
metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai».

(Luca 13,1-9)

Due fatti di cronaca sono il pretesto che Gesù usa per far svegliare la gente e noi dal
torpore che ci convince che le cose tragiche succedono sempre agli altri.
È proprio questo tipo di convinzione che ci fa rimandare la nostra conversionea un futuro indeterminato.
Invece la cronaca nera che tante volte riempie i telegiornali durante l’ora di pranzo o di
cena dovrebbe spingere ciascuno di noi a convertirci, non tanto per non fare la stessa fine, ma per non divenire noi stessi causa di male per gli altri, o impreparati davanti a ciò che non si può prevedere.

Poi Gesù prende di petto un altro aspetto essenziale: fino a quando possiamo rimandare le conseguenze delle nostre azioni? Per spiegarcelo racconta una parabola:

«Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai».

Non è contraddittorio dire che Dio è infinitamente misericordioso ma la Sua pazienza ha un limite? Assolutamente no, infatti noi siamo infinitamente amati da Dio, sempre, senza ripensamenti, ma questo amore non ci protegge dalle conseguenze delle nostre azioni.

Se l’amore ci deresponsabilizzasse non sarebbe più amore perché ci toglierebbe la libertà.

Invece è proprio perché siamo liberi che siamo responsabili delle nostre azioni, e chi ti ama può pazientare, ma alla fine non può evitarti la conseguenza delle tue scelte. Quindi scegli ora che hai tempo, perché poi il tempo finisce.

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