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La bella storia del santo che giocava con gli angeli

BARBERIS, M

Aurimages

Anne Bernet - pubblicato il 19/10/22

La sua familiarità con San Michele era tale che l'arcangelo lo soccorreva quando ne aveva più bisogno

Due secoli prima di Padre Pio, nel sud Italia, un altro santo, come lui, ha moltiplicato i miracoli più improbabili, sperimentato i fenomeni più mistici, fatto parlare di sé tutta l’Europa e vissuto fin dall’infanzia nella familiarità degli angeli, anche giocando con loro. Questo santo si chiama Gerardo Maiella. 

Gerardo era nato a Muro, a sud di Napoli, nel 1726. Suo padre era un sarto e lavorava sodo per crescerlo, ma già nell’infanzia Gerardo pensava solo a Dio, irresistibilmente attratto dalla vita religiosa.

Come Padre Pio, il piccolo Gerardo non era mai solo e quindi non poteva annoiarsi perché vedeva, parlava e giocava con il suo angelo custode.

Era proprio il suo angelo custode a far sì che Gerardo chiedesse ai suoi genitori di portarlo a visitare i grandi santuari dedicati alla Madonna nei giorni di festa. In occasione di uno di questi pellegrinaggi, il Bambino Gesù, che la Madonna tiene in braccio, le sfuggì e corse verso Gerardo per giocare a lungo con lui.

L’Arcangelo e la Comunione

Non sorprende, allora, che molto presto il bambino abbia sperimentato una grande sete dell’Eucaristia. A sette anni osò confidare al parroco il suo desiderio di fare la Comunione, venendo severamente rimproverato. All’epoca, e per molto tempo, visto che si è dovuto aspettare che Papa Pio X cambiasse la norma, i bambini piccoli non erano ammessi alla sacra mensa fino ad almeno 12 o 13 anni. Per Gerardo quel rifiuto fu doloroso, ma ovviamente obbedì al parroco.

La notte successiva, però, venne fu svegliato da una luce accecante che inondava la sua stanza. Al centro di quella luce c’era l’Arcangelo Michele, che offrì a Gerardo la Santa Comunione.

Questo genere di cose non era così eccezionale, almeno per i santi. I pastorelli di Fatima e Santa Faustina, per citarne alcuni, hanno avuto lo stesso privilegio. Iniziò così un rapporto privilegiato tra Gerardo e il mondo angelico.

Vita difficile

La vita del santo che giocava con gli angeli non era tuttavia così facile. Non era ancora adolescente quando suo padre morì, e lui dovette cominciare a guadagnarsi da vivere. Fu messo a lavorare presso un sarto, il mestiere di suo padre, da cui imparò le basi, ma l’uomo era un bruto e picchiava Geratdo.

Non appena gli fu possibile, seguendo la sua vocazione, il ragazzo si candidò tra i Cappuccini, come avrebbe fatto in seguito Padre Pio, ma come il santo di Pietrelcina venne mandato via dal convento per via della salute fragile.

Gerardo non si perse d’animo. Dio lo avrebbe chiamato al Suo servizio, lo sapeva. Se non fosse stato con i figli di San Francesco sarebbe stato altrove. A 23 anni chiese di entrare tra i Redentoristi, una congregazione ancora recente, fondata da Sant’Alfonso. Contro tutte le probabilità e malgrado la salute malferma, venne accettato.

Prima di entrare nel noviziato, Gerardo sognava però di compiere un pellegrinaggio per andare a venerare San Michele nel santuario del Monte Gargano, in Puglia.

L’elemosina dell’estraneo

Entusiasta, Gerardo riuscì a convincere un intero gruppo di ragazzi della sua età ad accompagnarlo nel pellegrinaggio. Non era una cosa da poco, considerando che il santuario di San Michele stava sprofondando nell’oblio. Senza un’idea precisa della distanza tra Muro e il Monte Gargano, i pellegrini partirono con un minimo di cibo e denaro. Purtroppo il monte dell’arcangelo era ben più lontano di quanto avevano pensato, e le provviste si esaurirono molto rapidamente. 

Non avevano nulla da mangiare ed erano già troppo lontani da casa per tornare indietro. Gerardo, inoltre, diceva loro che una volta arrivati al Gargano avrebbe fatto in modo di trovare qualcosa da mangiare per tutti, oltre che stanze per dormire. E con quali soldi? Sorrise senza rispondere, confidando ostinatamente nell’aiuto e nella protezione di San Michele e degli angeli santi. I suoi compagni, però, erano meno ottimisti di lui…

L’arrivo al Gargano non li rallegrò. I rari negozi e le locande avevano prezzi proibitivi, e la possibilità di dover rifare la strada nella direzione opposta a stomaco vuoto li terrorizzava. Gerardo rimase stranamente calmo. Mentre i suoi amici crollavano piagnucolando sui gradini della basilica, entrò da solo, si diresse verso la statua dell’arcangelo, le si inginocchiò davanti e rimase a lungo assorto nelle sue preghiere. Quando si alzò, un giovane affascinante e sconosciuto gli si avvicinò, e senza dire una parola gli mise in mano una borsa piena di denaro. Era più che sufficiente per pagare le spese di viaggio e soggiorno. 

Gli angeli non lo delusero. Provateci anche voi!

Tags:
angelisan michele arcangelosanti e beati
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