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Che spiritualità ha un malato di Alzheimer?

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Orfa Astorga - pubblicato il 19/10/22

Una realtà che affligge molte famiglie

“A mia moglie, che ha appena superato i sessant’anni, è stato diagnosticato l’Alzheimer, finora una malattia incurabile e progressiva, che minerà le sue facoltà mentali fino a farla scollegare dal mondo per poi morire”, raccontava triste in una seduta un signore di età matura.

“Avrei voluto essere io, e non lei, a soffrire di una malattia così dura, e ad essere il primo ad andarsene”, ha aggiunto afflitto.

“Se il malato fosse stato lei, che ne sarebbe stato di sua moglie?”, gli ho chiesto, prevedendo già la risposta.

“Oh, avrebbe sofferto moltissimo! E ora che me lo chiede, mi consola sapere che non sarà così, che sarò io a soffrire, e non lei. In realtà non l’avevo vista sotto questo aspetto. Non riesco però ad accettare la croce di vederla soffrire per una malattia che le strapperà i suoi anni d’oro. Lei conosce questa incapacità, e mi ha detto che tutti noi abbiamo qualcosa che viene da Dio e che riflette ciò che è Dio, e che quando la sua malattia avanzerà non devo dimenticarlo”.

“Comprendo il suo dolore, ma le propongo di considerare che quello che sua moglie vuole dire è che, anche se la sua coscienza non potrà più manifestarsi, lei conserverà intelligenza e volontà nascoste e intoccabili, per presentarsi per la persona che è, e sarà, alla presenza di Dio.

Che nella parte più difficile della sua malattia la sua anima sarà con lei, e che quando morirà partirà per incontrare un amore personale, che le darà la vita eterna e una felicità difficile da comprendere sulla Terra”.

L’anima continua ad essere presente?

“La verità è che non riesco a comprende le parole ‘anima’ o ‘spirito’”.

“La parola anima può essere interpretata in due modi, ed entrambi corrispondono alla realtà della persona.

Nel primo, è come un principio che anima, che dà vita. Smettendo di operare, la persona muore fisicmente, il che vuol dire che la parte corporale della persona è inserita nel tempo.

Il secondo corrisponde all’essere spirituale della persona, che non è nel tempo, e quindi non muore, perché è creato da Dio per l’eternità, ed è a questo che si riferisce sua moglie quando dice che nella sua natura personale c’è qualcosa che viene da Dio e che riflette ciò che Dio è.

L’anima racchiude molti misteri su quelle che sono le nostre aspirazioni umane più profonde, e soprattutto la nostra nostalgia di pienezza e ansia di salvezza, che devono trovare una risposta luminosa quando avremo lasciato questo mondo”.

“So che mia moglie ha una grande fede ed è sempre stata più attenta allo spirito che all’aspetto corporale, e penso che questo spieghi il fatto che non tema né la sofferenza né di partire da questo mondo.

Mi ha anche detto che non smetterà mai di amarmi, e sono sicuro che per me sarà lo stesso.

Soprattutto, dice che l’amore per le persone, al di là della morte, è un’aspirazione dell’essere umano che Dio rende possibile. Che questo spiega il fatto che ogni amore umano racchiuda un desiderio di eternità, per cui amare è dire ‘Non morirai mai’”.

“E allora, seguendo le argomentazioni di fede di sua moglie, cosa può concludere sul modo in cui assumerà la sua malattia?”

“Che già fin d’ora devo imparare a sentirmi molto confortato, pienamente fiducioso in Dio, come fa lei. Che da Lui non può venire niente di negativo.

E che per il bene della mia anima mi sforzerò di accettare la croce, con questo senso di speranza”.

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