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Il racconto toccante di un padre dopo la morte di suo figlio: “È stato come se la sua anima uscisse da lui per andare direttamente in Cielo”

ALVARO

Cortesía

Benito Rodríguez - pubblicato il 18/10/22

Alvarito è morto quest'estate a Madrid. Aveva 8 anni e lottava da anni contro una malattia rara che lo limitava a livello fisico ma non spirituale. Un anno fa lo avevano dato per spacciato, ma è andato miracolosamente avanti. “Dio ci ha regalato un altro anno con lui”, dice il papà, riferendo la difficoltà della sua perdita, ma anche la pace di sapere che il figlio “sta tra le braccia della Vergine e vede Dio”

Álvaro Tello è un musicista. La sua testimonianza su come la sua famiglia ha affrontato la malattia di uno dei tre figli è diventata virale.

Ora ha riferito in esclusiva ad Aleteia com’è stata la morte di Alvarito.

Giugno di quest’anno. Il piccolo era già assistito in casa, in una specie di terapia intensiva domestica allestita grazie all’Hospital Universitario Niño Jesús. Negli ultimi mesi era ormai un bambino le cui necessità erano basiche, respirare e mangiare. Quel giorno si è svegliato già “molto male”.

Álvaro ha chiamato l’ospedale e sono arrivati rapidamente gli addetti alle cure palliative. “Dopo varie ore con poco ossigeno lo hanno portato via in ambulanza. Quando siamo usciti da casa ho intuito che Alvarito non sarebbe tornato. Siamo entrati in ospedale e siamo rimasti 10 giorni nel reparto di cure palliative”, riferisce il papà.

ALVARO

Visto che la stanza era al piano terra vicino a un giardino, la famiglia ha preso quei giorni come momento finale molto speciale, per vivere quelle ultime giornate in famiglia: “Mangiavamo in giardino. Andavo a prendere i bambini a scuola e facevamo merenda lì, trascorrendovi insieme il pomeriggio. La sera, Ana o io tornavamo con i fratellini a casa. Sembrava quasi di stare in vacanza”.

Prima Comunione

Quando era ricoverato è accaduto un altro piccolo miracolo. Il padre racconta che hanno messo un crocifisso sul letto della stanza d’ospedale in cui si trovava Alvarito. Un’infermiera, una suora, gli ha chiesto della sua fede e come stavano vivendo quei momenti delicati. “Ci ha chiesto se aveva fatto la Prima Comunione. Le abbiamo detto di no, che non ne aveva avuta l’opportunità, e lei ha parlato con il cappellano. È morto il 28 giugno, ma ha preso la Comunione due giorni prima. Visto che non riusciva a ingoiare, gli hanno dato la Comunione con il Sangue di Cristo. Gli hanno messo delle gocce di Sangue sulla lingua”, e all’ospedale è stata una piccola festa: “Abbiamo portato anche le chitarre e tutti i parenti”, ricorda sorridente Álvaro.

“Era un’anima pura e perfetta. Aveva ricevuto i santi sacramenti. Aveva le carte più in regola di chiunque per andare direttamente in Cielo”.

La morte di Alvarito

Si erano preparati. Sapevano che “Alvarito non era fatto per questo mondo” e che era pronto per tornare a Dio. Il padre riferisce il momento in cui è passato all’altra vita. “Eravamo tutti intorno a lui. Suo fratello era nel letto. Quando se n’è andato, il momento in cui è morto, è stato come se la sua anima uscisse da lui. Lo guardavamo e dicevamo che se n’era andato. E abbiamo capito che quel corpo non era più Álvaro. Continuo a considerare quel momento molto misterioso. Si sentiva che quel corpo non era più lui”.

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Come sopportarlo?

“Penso che la gente non abbia fede, e se vive una cosa come questa è facile cadere nella disperazione. Con la fede si ha forza”, dice Álvaro.

La definisce “una specie di montagne russe, con giorni migliori e altri in cui costa di più. Molta gente ci ricorda che abbiamo altri due figli, ma non è una consolazione. Non si riesce a capire, ma so che lo capirò quando ce ne andremo. Con grande sforzo dico al Signore che mi fido di Lui. Se non fai così impazzisci”.

Nei momenti peggiori, Álvaro immagina suo figlio tra le braccia della Vergine Maria, insieme al Signore: “Questo ti dà un enorme sollievo”.

Il funerale

Il funerale di Alvarito è stato celebrato nella chiesa di Santa María del Pilar, nella scuola omonima di Madrid, in cui il bambino studiava.

“Lo abbiamo preparato come se dovessimo andare a trovare Alvarito”. E si è notato. La chiesa era

gremita di famiglie, bambini piccoli, compagni di scuola, fratelli, amici. Accanto all’altare, il coro a cui ogni domenica Álvaro partecipava suonando con dei buoni amici, con i bambini seduti lì come faceva lui con il suo piccolo.

È stata una celebrazione molto toccante. Un dono per tutti noi che vi abbiamo assistito, tutti con la certezza che Alvarito fosse collegato direttamente dal Cielo.

Il fiore all’occhiello, dopo un video in ricordo del piccolo, è stato offerto dall’infermiera che ha permesso ad Alvarito di fare la Prima Comunione, che è stata incaricata di leggere la lettera che la famiglia aveva scritto a suo figlio. Un messaggio d’amore e un arrivederci.

La lettera della famiglia

“Lettera di mamma, papà, Andrés e Jaime per Alvarito nel giorno del suo funerale.

Caro Álvaro, sono trascorsi 86 giorni dalla tua partenza. La tua morte ci ha lasciato un vuoto profondo, anche se ci consola sapere che sei già in Cielo e che le nostre anime saranno unite per sempre. Siamo certi che quello che qui chiamiamo morte è in realtà il risveglio. Hai già iniziato la vita vera, ti sei liberato dal tuo corpo e ormai sei libero. Sei nella tua nuova casa divina, nell’amore di Dio, dove ci aspetti pazientemente per dirci di nuovo: mamma, papà, Andrés, Jaime… Amore mio, il tempo ci riunirà e saremo felici insieme. 

La tua vita qui sulla Terra è stata quella di un gladiatore, combattendo e aggrappandoti alla vita da quando sei nato il 29 novembre 2013. Hai vinto tante battaglie… ci hai dimostrato tanto coraggio… hai lottato fino all’ultimo secondo, finché non ce l’hai fatta più e hai deciso di riposare. 

Né la tua vita né la tua morte sono state vane, ma sono venute a dare forma e a riempire di significato la nostra vita: le cose piccole sono diventate grandi, e quelle insignificanti sono diventate apprezzabili. Ci hai insegnato a vedere con il cuore, ad abbracciare la Croce e ad essere felici nelle avversità, col vento in faccia; una famiglia felice, perché hai riempito la nostra vita d’amore, e ci hai fatto vedere che la felicità si trova nelle piccole cose, che non bisogna andare a cercarla più lontano. Siamo di passaggio e dobbiamo vivere guardando il Cielo, perché il meglio verrà lì, dove tu sei già. 

Non ti dimenticheremo mai, mai, sia ben chiaro. È impossibile, perché resti accanto a noi sorridendo. Il tuo sorriso, quello di sempre, il più bello del mondo. Ora che sei lì dove tutto è amore e gioia per sempre, ora che sei con Gesù, parla con Lui perché dia conforto a tutti noi che ti amiamo, perché anche se passa il tempo sarai sempre il nostro angolo di paradiso, il nostro Panchi. 

Grazie Dio, Padre buono, per averci scelto come famiglia per Álvaro. Una vita eterna per il nostro bambino, un’anima pura e perfetta. Ti vogliamo tanto bene. Mamma, papà, Andrés e Jaime”.

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