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Il film di un diacono sulla vita monastica offre una guida per un mondo “sottosopra”

MOUNT ATHOSE GRECE

Icarus Aerial Filming / Shutterstock

John Burger - pubblicato il 18/10/22

Un regista ucraino ha compiuto vari viaggi al Monte Athos, un luogo ad accesso fortemente limitato, per guidare gli spettatori nella vita dei monaci che cercano la pace interiore

Mentre il suo Paese natale è scosso dalla guerra, un regista ucraino spera che il suo film sulla vita monastica antica aiuterà a riportare la tranquillità in un mondo “sottosopra”.

Where Are You, Adam? (Adamo, dove sei?) è il documentario di Aleksandr Plyska sulla vita in uno dei 20 monasteri sul Monte Athos, in Grecia, uno dei centri più importanti del monachesimo ortodosso. Plyska, diacono della Chiesa Ortodossa Ucraina, ha prodotto il film dopo diversi soggiorni a lungo termine al monastero di Docheiariou, del X secolo.

Ricordando Il Grande Silenzio, il documentario del 2005 sulla vita in un monastero certosino, Where Are You, Adam?conduce lo spettatore nella vita quotidiana di monaci le cui giornate sono piene di preghiera comunitaria e privata, ospitalità per pellegrini e ricreazione. Il titolo è un riferimento all’espulsione di Adamo ed Eva dal Giardino dell’Eden (Genesi 3, 9-24).

“Dio il Signore chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?»”

“Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto”

La vita di un monaco si concentra sul ritorno allo stato dell’uomo prima della Caduta.

“Le immagini della natura si alternano al ciclo quasi incessante di lavoro e preghiera dei monaci, creando un legame ritmico tra l’uomo e il mondo naturale che suggerisce un paradiso a cui tutti aneliamo vagamente”, dice il materiale promozionale del film. I monaci “desiderano riconquistare per se stessi uno stato simile all’umanità di Adamo prima della Caduta”.

Una vita nascosta

Il monastero di Docheiariou ha come patroni celesti gli Arcangeli Michele e Gabriele. Ospita l’icona Gorgoepikoos – la Vergine Maria Pronta ad Ascoltare. Plyska ha visitato per la prima volta il monastero nel 2002, e ha detto di essere rimasto incuriosito dai vari “personaggi” che vi ha incontrato, iniziando ad annotare le sue osservazioni. 

“Nella mia mente, ho iniziato ad avere immagini di profili o caratteristiche di questi monaci. Mi hanno ricordato i personaggi della vita dei santi del monastero di Caves a Kiev”, ha affermato Plyska in un’intervista.

“Ho iniziato a mettere tutto questo sulla carta, ma poi ho perso i miei appunti. Pensavo però che sarebbe stato esposto meglio con un film, perché il cinema, come un’opera d’arte, ha la caratteristica di permettere alle persone di immergersi in questo ambiente. Dal 2006, quindi, ogni anno cerco di trascorrere una media di tre mesi all’anno in questo monastero”.

Plyska ha però dovuto persuadere i monaci riluttanti e il loro abate, Gregorios Zumis, a permettergli di portare una troupe cinematografica e a esporre la propria vita al mondo. Visto che Plyska era un pellegrino regolare, l’abate alla fine ha acconsentito, a condizione che il documentario non fosse un film su di lui e non solo “un’altra pubblicità” per il Monte Atos.

“Il monastero è come qualsiasi casa o famiglia. Stanno cercando di preservare se stessi, la loro atmosfera, i loro valori”, ha detto Plyska. “Il divieto di filmare è il mezzo per assicurarsi di non perdere la loro autenticità, perché se si permette a tutti di filmare la gente smetterà di venire”. L’abate Gregorios e i monaci hanno però conosciuto Plyska e si sono fidati di lui, che a sua volta ha assunto il regista/direttore della fotografia ucraino Oleksandr Zaporoshchenko. 

“Si è avvicinato a tutto questo processo molto umilmente, a testa bassa”, ha detto Plyska di lui. “È fantastico il modo in cui è riuscito a rappresentare il ritmo del monastero”.

Dopo quattro anni di lavoro, dieci viaggi al Monte Athos e 80 ore di riprese, il documentario è uscito in Europa nel 2019. Finora è stato diffuso in una dozzina di Paesi, e Plyska e il suo team stanno cercando di portarlo negli Stati Uniti.

“Quando abbiamo iniziato, non riuscivo neanche a immaginare che la grazia di Dio si sarebbe riversata dallo schermo”, ha affermato Plyska.

L’abate Gregorios ha potuto vedere il film e ha permesso una proiezione speciale per i suoi monaci prima di morire nel 2018. 

Il significato del Monte Athos per il mondo

La penisola egea, in cui si trova il Monte Athos, alto 2.000 metri, è una parte autonoma della Grecia a cui è permesso di controllare la propria immigrazione. Solo gli uomini sono autorizzati a visitarlo, e a pochissimi di loro non ortodossi vengono concessi dei visti. 

Plyska caratterizza Athos come un elemento fondamentale nella vita della Chiesa e del mondo.

“Il Monte Athos è il coraggio, le lacrime e il sangue di persone che hanno vissuto lì per migliaia di anni”, ha affermato. “È la testimonianza del fatto che se Dio inizia a parlare con un uomo, questi non può decidere di non ascoltare. Il Monte Athos è la testimonianza dell’amore dell’uomo per Dio, quando l’uomo sacrifica tutta la sua vita a Dio”.

Il film, però, non è mai stato inteso come uno strumento di “evangelizzazione”, anche in un’epoca sempre più secolare. Quando gli è stato chiesto se spera di raggiungere le persone in un mondo che pensa sempre meno a Dio, Plyska ha risposto che riformulerebbe la domanda, sostenendo che l’Occidente non sta abbandonando davvero il sacro.

“Stiamo semplicemente assistendo ai processi che avvengono nella vita di un essere umano. Nella vita di ogni persona ci sono momenti che possono essere chiamati l’Oriente e l’Occidente, l’alba, il crepuscolo, l’alba, il deserto, il calore”, ha spiegato il diacono/produttore. “La persona, però, non può soffocare il respiro di Dio dentro di sé, e l’Occidente non sarà in grado di distogliere a lungo il suo volto da Dio”.

Plyska ritiene che la Chiesa e la società di oggi possano fare un lavoro migliore per superare abitudini che “non permettono all’uomo moderno di vedere Dio”.

“Penso che i sacerdoti dovrebbero parlare solo di Dio”, ha affermato, per “dare alla persona che viene in chiesa strumenti su come parlare con Dio, darle la possibilità di sentire Dio, di sentire il soffio divino. Quando quella persona uscirà, che si tratti di un architetto, un artista o uno scienziato, applicherà questo sentimento di Dio in quello che sta facendo nella sua vita. E quando il sacerdote inizia a ostinarsi con la politica, questioni ambientaliste e cose secondarie, le cose più importanti si perdono”.

Nel mondo di oggi, ha aggiunto, “facciamo un sacco di rumore. Parliamo molto. Sono un po’ lontano dal pensare che ci possa essere un’evangelizzazione, perché sono sicuro che Dio stia parlando direttamente ad ogni uomo. Da questo punto di vista, dobbiamo solo creare tranquillità, pace, silenzio. Dio sta bussando, non sta sfondando la porta. È molto educato. Ma il mondo oggi è sottosopra”.

Forse Where Are You, Adam? aiuterà la gente a imparare a creare quel silenzio fondamentale nella propria vita.

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