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La Chiesa chiede la pace tra Russia e Ucraina

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Lucandrea Massaro - pubblicato il 17/10/22

Un appello su Avvenire e due interventi pubblici dei cardinali Parolin e Zuppi chiedono con forza un cessate il fuoco

«la minaccia di un’apocalisse nucleare non è una novità. L’atomica è già stata usata. Non è impossibile che si ripeta. È caso ampiamente contemplato nei manuali di strategia. Di fronte a questa minaccia l’opinione pubblica sembra pericolosamente assuefatta. Nessuna forte reazione popolare, nessuna convinta e razionale volontà di impedirla». 

Si apre così un appello, pubblicato dal quotidiano Avvenire, e firmato da alcuni intellettuali, cattolici e non, di destra e di sinistra, per richiamare l’attenzione pubblica e ancor di più quella istituzionale sul tema dell’escalation militare. Sei i punti promossi tra cui il riconoscimento della Crimea come parte della Russia da un lato e – nell’autonomia -le regioni russofone di Lugansk e Donetsk entro l’Ucraina secondo i Trattati di Minsk. Nel quadro ovviamente da un lato di una Ucraina neutrale ma, dall’altro, membro dell’Unione Europea che sarebbe garante di questo accordo.

Il fatto che ad ospitarlo sia il giornale dei vescovi è indicativo di una posizione sempre più forte dentro la Chiesa, almeno quella italiana, ribadita oggi stesso dal suo presidente, il Cardinale Matteo Zuppi che ha parlato ieri a Bonifati (Cosenza) con i giornalisti a margine del “Giubileo Dossettiano“, ideato da don Guido Quintieri, parroco di Bonifati, unitamente alla Diocesi di San Marco Argentano-Scalea, a 25 anni dalla morte di Giuseppe Dossetti, sacerdote, giurista e politico, protagonista dell’Assemblea costituente. Così Zuppi:

«Dopo 80 anni ancora siamo costretti a vedere i morti. Ecco perché anche quell’articolo 11 della Costituzione italiana, per ripudiare la guerra – oggi in Ucraina, ma anche nel resto del mondo, grandi e piccole che siano, finanche nelle stesse famiglie – è così attuale. E la seconda parte dell’articolo, a cui tanto lavorò Dossetti, è ancora più importante: meglio perdere un pezzo di sovranità e risolvere i conflitti. Invece di prendere le armi, discutiamo. Qualcuno faccia davvero da arbitro dunque, per far sì che il fratello non ammazzi il fratello».

RaiNews 24

e ancora

«Quell’articolo – ha aggiunto Zuppi riferendosi all’articolo 11 della Costituzione – era frutto davvero di tanta sofferenza, un ripudio che voleva dire anche dare senso al non senso della morte di milioni di persone. Ripudio, ma anche, il perdere sovranità per una sovranità che aiuti a risolvere i conflitti (grassetto nostro, ndr). Ne abbiamo un enorme bisogno, e lo capiamo assistendo a questo terribile conflitto in Ucraina e in tante altre parti del mondo».

Gli fa idealmente eco il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, che oggi ha ribadito la posizione della diplomazia vaticana:

«[…] tutti dovrebbero fare il possibile per cerca di aiutare a risolvere pacificamente questa guerra. La palla è nel cortile dei due paesi, la Russia di Putin, a cui papa Francesco ha chiesto esplicitamente di fermare la guerra, e l’Ucraina di Zelensky, a cui ha chiesto di accettare delle serie proposte di pace. Il contributo della comunità internazionale può essere determinante». E, sul tema conclude: «Putin e Zelensky devono venirsi incontro, non c’è altra strada […]». 

L’Arena
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cardinal matteo zuppicardinale pietro parolinucraina
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