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“Cercasi partner”, ma solo per diventare co-genitori. Con un’App

APP DATING

Kaspars Grinvalds|Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 17/10/22

Copaping e Family4Everyone sono due delle non più così poche app a disposizione di migliaia di utenti accomunati dal desiderio di diventare genitori, senza alcuna implicazione sentimentale e sessuale. Per liberarci dei legami ci buttiamo nelle braccia di algoritmi e consulenti legali? Bella liberazione.

C’è un’app per tutto, sembra

Era solo questione di tempo, le possibilità e la domanda già c’erano, insieme alla smania di startuppure le idee.

Il sesso, svincolato nel pensare sempre più comune dall’unione matrimoniale, ha già consolidato da un po’ anche la sua netta separazione dalla procreazione; con il piacere non so davvero come siamo messi, non benissimo credo.

Sono nate anche quelle, alla fine: le app per incrociare desideri genitoriali mortificati che un buon algoritmo può liberare dalla frustrazione.

Genitori insieme, senza nessuna relazione

Una di queste si chiama COPAPING, la Community of people che vogliono creare una famiglia attraverso il co-parenting e credono intensamente nella diversità familiare.

Nata a Barcellona un anno e qualche mese fa ad oggi conta più di diecimila utenti registrati. Non ancora una rivoluzione demografica ma, secondo qualche commentatore, addirittura un tentativo di risposta al passo coi tempi a questa crisi che ormai tutti riconoscono, quella della denatalità.

Un’altra app simile, sempre iberica, è la Family4Everyone; la versione asessuata di Tinder e Meetic: non fa impressione che, date queste caratteristiche, siano le app usate al preciso ed esclusivo scopo di diventare e fare i genitori?

Se non c’è il vincolo matrimoniale, proliferano quelli legali

Oggetto addirittura dei dedalici accordi pre genitoriali, i due interessati ad imbarcarsi in questa avventura decisa a tavolino dichiarano di non desiderare di avere relazioni affettive o sessuali.

Il profano fuoco che arde nei petti più disparati è quello del desiderio del figlio, del non voler rinunciare ad essere madre o padre “solo per non aver trovato il partner perfetto”.

Lo dice Clara, intervistata dalla rivista spagnola La Vanguardia. E così, racconta, grazie alla app ha avuto un figlio e una figlia. Poveri bambini, orami ridotti a titolo di una recensione-prodotto.

Sessualità superflua

E’ una semplificazione estrema, i figli non si fanno con le app. Si fanno con l’amplesso di due persone di sesso diverso in condizione di fertilità e fecondità. Che retrograda, mi diranno i più, precisando: non è più necessario nemmeno questo fenomeno, così imprevedibile (non è vero) e ingestibile (nemmeno). Bastano i gameti, un medico capace, una strumentazione adeguata e un numero sufficiente (quanti?) di tentativi.

Clara, che continua il racconto entusiasta della sua esperienza, ha avuto risposte da diversi uomini, eterosessuali, ma lei ha preferito optare per un omosessuale, meno rischio di coinvolgimento emotivo, nessuno sessuale. Ma, conservando costui le fattezze di un maschio, i suoi figli avrebbero comunque avuto un padre e non un semplice, anonimo donatore. Con grande senso di realtà la donna osserva:

Essere una famiglia monoparentale non è facile e richiede risorse economiche elevate».

Vanity Fair

Utente tipo, cliente tipo, prodotto tipo

Come in ogni indagine marketing che si rispetti, anche in questo caso abbiamo i clienti tipo: donna, single, laureata, quarant’anni circa. Oppure uomini, quasi sempre omosessuali, ultraquarantenni e a loro volta molto istruiti.

Ora, con tutta questa istruzione e al livello cui sono giunti, possibile che questi uomini e questa donne non si siano accorti prima, per tempo, che diventare padri e madri non è questione di compatibilità, di amore romantico a ciclo continuo né di chissà quale altra alchimia?

Il desiderio senza limiti

Persone che hanno studiato e dedicato impegno, programmazione e metodo per raggiungere un determinato status, hanno creduto che altri aspetti della propria vita, in realtà più decisivi, potessero sbocciare (che è vero) ma soprattutto durare e portare frutti buoni senza il proprio intervento e un lavoro continuo? (il che, comunque, non basterebbe nemmeno. Grazie a Jovanotti che il giorno del suo compleanno ha tirato in ballo il concetto di grazia. Non è questione di karma, che quello è preciso, impietoso; spiegateci, voi teologi, che cos’è questa cosa meravigliosa della Grazia; parafraso la sua domanda. E anche la risposta, che è mia ma non vuole scostarsi da ciò che la Chiesa ci insegna: la Grazia è Dio che ci permette di compiere e sostenere il bene che desideriamo, l’amore che vorremmo poter dare e di cui siamo incapaci. Inutile pretenderlo nel peccato e nel disordine più totale; inutile esigerlo a spese di bambini innocenti).

Basta mettersi d’accordo

E invece siamo qua a sentire parlare di menu a tendina, di home page in cui puoi scegliere se entrare nella community come semplice donatore di sperma, uno che ha bisogno di sperma altrui, uno o una che desidera diventare co-genitore. Mi spiace la brutalità, eppure così si legge sul sito in questione, sopra uno sfondo molto cute, azzurro e rosa (non dicevamo qualcosa contro gli stereotipi?).

Sei un aspirante co-genitore? Bene, siamo con te, ti rassicuriamo sul fatto che sia cosa buona e giusta (tutto questo ha un che di pseudo-religioso, a mio avviso); il tuo desiderio è sano (verissimo; molto meno che esso si autogiustifichi e che la sua realizzabilità lo liberi da qualsiasi vincolo morale). Ecco cosa si legge una volta entrati:

Co-genitori, ovvero va bene tutto (poveri bambini)

La co-genitorialità nasce dal desiderio genuino, spesso impossibile da mitigare, di essere madre o padre. Inizia quando almeno due persone accettano di avere un bambino, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno una relazione. Questa alternativa al classico modello familiare può diventare realtà in varie configurazioni:

Un paio di donne e un uomo. In questa configurazione, una delle donne può decidere di gestare.

Una donna e un uomo.

Due donne e due uomini.

Due uomini.

Due donne.

Persone di qualsiasi genere: donne e uomini transessuali, persone non binarie, ecc.

Pertanto, la co-genitorialità può costituire eterogenitorialità (quando i genitori sono di sesso diverso), omogenitoriali (dello stesso sesso) o genitorialità che coinvolgono una varietà di generi. Sì, tutto va bene. 

Copaping, traduzione google translate

Sigla, sigla, firma

I contenuti proseguono con una serie serrata di avvertenze e un affollarsi di necessarie consulenze e accordi pre-genitoriali che farebbero gola al miglior Sheldon Cooper in circolazione (tra le sue fissazioni c’è quella per redigere accordi e contratti, per ogni cosa: dall’uso del bagno alla gestione della spesa in casa, passando dal dovere della fidanzata di ridere alle sue battute…).

Non si è mai previdenti abbastanza se persino la stessa Clara, entusiasta fruitrice del servizio, è in causa con il padre dei suoi figli per disaccordi sull’educazione della figlia femmina.

L’importante è che i due co-genitori condividano le stesse idee e gli stessi valori sulla genitorialità, e che mettano in chiaro fin da subito ogni aspetto, dal tipo di educazione al contributo economico di ciascuno, prima di cominciare qualsiasi processo. 

Si scopre che la cosa inaccettabile del poco-più-che-donatore-di-sperma sono state le sue intenzioni, taciute colpevolmente, di far battezzare la bambina.

Sul sito leggiamo dunque di quanto sia importante e caldamente consigliato (e presumo salatamente pagato) garantirsi una continua consulenza legale: tutto va pattuito prima, pianificato e tutelato da accordi preventivi con garanzie adeguate.

Nessuna famiglia, tutto è famiglia

Ci volevamo liberare della cappa della famiglia tradizionale (che poi sarebbe naturale, ma qua non vogliono queste sottigliezze)? Bene, il risultato sarà che avremo qualsiasi cosa che abbia il requisito di agglomerato sociale con minori a carico, in ogni forma possibile e con un moltiplicarsi di piccole tribù agguerrite e rivendicative; l’unica costante, credo, sarà la sofferenza.

Di tutti, adulti compresi, ma soprattutto dei bambini, sempre oggetto e mai soggetto, libero, assoluto e irriducibile, di desiderio. Bambini che in breve diventeranno a loro volta adulti, con questa idea di famiglia talmente liquida e in continua agitazione da essere ormai evaporata, carichi della prolungata non-esperienza di paternità e maternità stabili, forse dotati di default del disprezzo per le relazioni coniugali esclusive e con il sogno forse inconfessabile di costruirsene una vera. Chissà.

Di delega in delega

Detto e soprattutto fatto questo, cosa manca perché non chiediamo a gran voce, magari su una piattaforma di crowdfounding, che sia lo Stato o un comitato tecnico-scientifico accreditato a proporre – ma poi perché proporre? se loro sanno, hanno valutato e vedono la compatibilità meglio degli individui, che impongano – le migliori combinazioni possibili?

Il sesso, che barbarie, perché finalizzarlo ancora alla procreazione? Estrazione controllata di gameti, valutazioni preimpianto, selezione di una rosa di candidati; impianto in utero artificiale e, nel frattempo, i futuri co-genitori, possono godersi una sorta di luna di miele o accumulare crediti formativi per acquisire le necessarie competenze genitoriali da esercitare di lì a breve.

Non è tanto distopica, questa visione, è solo un po’ frettolosa. Ci vorrà tempo, per realizzarla e il processo di desertificazione della propria umanità dovrà procedere più svelto del riscaldamento globale.

Tutto questo è vero, si sta svolgendo, ma nel frattempo ci sono molte altre silenziose start up; soprattutto quella sempre in fase di avvio e consolidamento, sempre innovativa e rivoluzionaria, la Chiesa, i cristiani, gli uomini sconvolti e attraversati dalla bellezza del sapersi amati e voluti incessantemente da Dio, il quale ha promesso di compiere davvero tutti i nostri desideri più profondi, quelli che non sapremmo inserire in campi preimpostati di un form online.

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