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Abbandonato dai genitori e nel mondo del narcotraffico, oggi è il rapper di Dio

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Gentileza Titino - Ernesto Navarro.

Jesús V. Picón - pubblicato il 17/10/22

Ernesto Navarro Núñez ha sperimentato l'abbandono dei genitori ed è cresciuto nel mondo del narcotraffico. Dio, però, ha toccato la sua vita, e oggi lavora per aiutare altri giovani e cambiare il suo Paese

Ernesto Navarro Núñez ha 35 anni ed è nato a Guadalajara, in Messico. Affettuosamente, nel mondo del rap lo conoscono come Titino.

Nel cuore di Titino non c’è più rancore nei confronti di sua madre, che lo ha abbandonato quando era molto piccolo, e non frequenta più il mondo del narcotraffico. Non ha mai impugnato un’arma, né ha mai commesso qualcosa di atroce.

Oggi gira per le strade portando il suo rap d’amore, dando speranza ai bambini di strada nei quartieri più difficili di Guadalajara.

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Gli stessi narcos e sicari, una volta suoi amici, lo rispettano e riconoscono l’opera che compie a favore della società e dei bambini. Non hanno mai permesso che Titino si drogasse.

Ecco la storia di Titino, che un 10 maggio, per la festa della mamma a scuola, tra le lacrime e con un nodo alla gola, non aveva nessuno a cui consegnare una rosa. Dio, però, gli ha mandato un miracolo…

Perché ti chiamano Titino?

Perché in Messico c’era un pupazzo che si chiamava così e mi dicevano che gli assomigliavo, e così da quando ho 6 anni mi è rimasto il soprannome “Titino”.

Ti fa piacere che ti chiamino così?

Sì, sono più abituato a sentirmi chiamare come Titino che con il mio vero nome. Titino era un pupazzo da ventriloquo, e all’epoca intratteneva le famiglie. Era molto famoso.

Non hai mai ritenuto di essere bullizzato venendo chiamato con quel nome?

No, perché era una cosa affettuosa. Non è mai stata una cosa cattiva.

Qual è la storia di Titino?

Spiegherò prima qualcosa della mia vita. Mio padre mi ha abbandonato, non lo conosco. Mia madre mi diceva erroneamente: “Non preoccuparti, non hai il papà ma hai la mamma”.

Ancora oggi, a 35 anni, la cosa che vorrei di più è chiacchierare con mio padre.

Mia madre ha avuto un altro compagno ed è stata vittima di violenza familiare. Mi ha abbandonato quando avevo 7 anni perché ha preferito andarsene con l’uomo che è tuttora il suo compagno.

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Per me è stato un colpo molto duro vedere che il tuo supereroe, la tua migliore amica, ti sta abbandonando.

«Mi sentivo vuoto»

Ho cominciato a cambiare tutto l’amore della vita in rancore. Mi sentivo vuoto, si è creato un vuoto enorme. Ancora non conoscevo Dio, e quando qualcuno non conosce Dio è il vuoto più grande che esista, e assolutamente nulla riesce a riempirci.

Nel corso della mia vita ho conosciuto molte persone incredibili che mi hanno segnato. Oggi le ho ben presenti, ma all’epoca non sapevo che avevano lasciato un segno nella mia esistenza.

Una mamma per il 10 maggio: mamme dal cielo

Ricordo che a un evento per la festa della mamma erano presenti tutte le mamme, e io sapevo che la mia stava perdendo i momenti importanti della mia vita. Mia madre non era lì.

Dovevamo cantare “Signora, signora”, e io ero abituato a che mia madre non assistesse a quelle feste. Quel giorno, però, la maestra ha preso un mazzo di rose e ci ha detto: “Portatene una alla vostra mamma”.

Ho pensato che mi avrebbero preso in giro o mi avrebbero chiesto dove fosse mia madre. Si cerca di nascondere quelle situazioni… A quel punto ho visto una signora che assomigliava a mia madre e ho deciso di darle la rosa.

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Mi sono avvicinato, l’ho abbracciata e le ho dato la mia rosa, e la signora ha iniziato a piangere. Aveva due opzioni: dirmi “Non sono tua madre” o “Non ti conosco, ma hai bisogno di un abbraccio”.

Mi ha abbracciato, e questo ha segnato la mia vita. Di chi era la mamma? Non lo so, ma era lì e mi ha abbracciato.

Il fatto di essere lì da solo e di non avere nessuno a cui dare la rosa avrebbe potuto segnarti per sempre, e al contrario sei stato davvero tra le braccia di una mamma.

Sì. Poi ho ritrovato mia madre. È fantastico, e oggi il nostro rapporto è molto buono. Mi è costato molto capire, e dico agli adolescenti: “Non so quanto dovrete aspettare. Io ho aspettato più di vent’anni per poter capire”.

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Un’altra mamma e un angelo

Qualcun altro ti ha segnato nella vita?

La seconda persona che ha segnato la mia vita è stata una signora quando vendevo gelatine a Oblatos, San Onofre, Guadalajara. Suo figlio andava sulla giostra e gridava alla mamma: “Ciao, mamma, ciao!”, e la mamma rispondeva “Ciao, figliolo!”

Io pensavo: “Ma guarda tu! A ogni giro di giostra la saluta”. Allora la signora mi ha guardato e mi ha chiesto “Vuoi salire?”, e io ho detto volentieri di sì.

Mi ha tenuto le gelatine e mi ha fatto sedere con suo figlio, e al secondo giro ha detto “Ciao, figlioli!”, e io ho risposto: “Ciao, signora!” È stato fantastico. Quel suo atto mi è rimasto impresso.

Non mi ha detto che i miei genitori erano dei disgraziati perché mi mandavano a vendere gelatine o che avrei dovuto studiare. Non ha dato la colpa a nessuno, ha semplicemente agito.

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«Avevo pensato di togliermi la via»

La terza persona che ha segnato la mia vita è apparsa quando avevo tra i 17 e i 18 anni. Avevo pensato di togliermi la vita perché il mio vuoto esistenziale era enorme.

Vendevo vestiti in un mercato molto famoso di Guadalajara, il San Juan de Dios. Erano vestiti da “cholo”, molto “sciolti”. Avevo già pianificato tutto, avevo raccolto 5.000 pesos per farmi cremare ed ero andato a congedarmi dai miei amici.

E poi si è avvicinato un vecchietto e mi ha chiesto: “Hai dei pantaloni?” Gli ho risposto: “Ho solo pantaloni da ‘cholo‘”. Mi ha detto: “Figliolo, non sei solo. C’è qualcuno che ti ama, cercalo! E ci sono tante persone che ti vogliono bene, che ti amano, non sei solo!”

Io ho pensato: “Ho detto ‘cholo’, non ‘solo’. Deve aver confuso le parole”. L’anziano è andato via. Ho pensato di dirgli: “Viva la sua vita e mi lasci vivere la mia”, ma poi mi è venuta un’idea: “E se non lo vedo più, se è un angelo o un’anima?”

Allora ho preferito concentrarmi solo sulle parole che mi aveva detto e ho iniziato a cercare Dio. E l’ho trovato in varie persone. Mi sono avvicinato a Lui, capendo meglio il vuoto degli adolescenti e dei giovani e cominciando a capire i miei vuoti esistenziali”.

I giovani trovino Dio con il suo rap

Da allora ho iniziato a cantare rap, ed è stato impressionante, perché ho visto come attraverso questo tipo di musica i ragazzi “scattavano”, perché cerco di far sì che la musica che faccio sia realista, tocchi i cuori e dica ai nostri adolescenti e ai nostri giovani che non sono soli, che Dio è con loro e che sarà sempre lì.

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C’è stata quindi una conversione? E parlando delle persone che hanno influito sulla tua vita, sembra che Dio te le abbia messe davanti come se fossero comparse dal nulla.

Credo di vivere ancora questa conversione, continuo a imparare da Dio, continuo a trasformarmi in quello che Egli vuole. Sappiamo, però, che abbiamo dei limiti, perché come dice San Paolo siamo peccatori, siamo persone deboli, ma Cristo è la forza.

Perdono e riconciliazione con la madre

Com’è stata la riconciliazione con tua madre?

C’era un rapporto, ma io provavo rabbia nei suoi confronti, dicevo “Come puoi avermi abbandonato?” Rimaneva il rancore, l’odio.

Quando però ho capito che anche lei aveva una storia, che aveva una vita, ho cercato di capirla. Mi sono detto: “Chi sono io per giudicarla?” A volte capire l’amore è difficile.

Com’è stato quando vi siete incontrati di nuovo?

Le prime volte che si avvicinava ero molto arrabbiato. Mi ha mandato una lettera e io ho rifiutato.

Poi ho fatto io il primo passo e le ho detto: “Credo che sia arrivato il momento. Lasciamoci il passato alle spalle. Viviamo insieme, viviamo bene. Quello che è successo è successo”.

Per questo ho pregato molto Dio, perché il perdono dell’essere umano non importa. L’essere umano non ha la capacità di perdonare, ma Dio sì.

Ti ha chiesto di perdonarla?

È stata una cosa reciproca. Ci siamo abbracciati.

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Perché ti ha abbandonato?

Mia madre aveva molta paura. Stava con un uomo che la violentava. Attualmente sta con la stessa persona ma le violenze sono terminate.

Provi risentimento nei confronti di quest’uomo?

Prima sì, ma quando conosci la storia delle persone capisci.

La vita tra il narcotraffico e il cartello più potente

Sei arrivato a consumare sostanze come droghe e alcool?

Dio sia benedetto perché non ho provato alcun tipo di droga. Le persone a cui mi univo usavano queste sostanze, avevo rapporti con persone del mondo del narcotraffico, ma loro conoscevano la mia storia e mi dicevano: “Se vediamo che ti droghi la vedrai!”

Vedendo che erano cattivi e che facevano cose malvagie, avevo paura e per questo non ho mai provato.

Cosa facevi con quelle persone? Andavi in giro armato?

Non sono mai andato in giro armato, ma accompagnavo, prendevo soldi e vendevo.

Sei stato in un cartello della droga?

Sì, ero ben inserito. Oggi questo cartello è diventato uno dei più potenti dello Stato. Prima non si chiamava cartello Jalisco Nueva Generación.

Queste persone oggi mi vedono e mi dicono: “Quello che stai facendo è tosto!” Rispettano questa parte nella misura in cui non interviene la legge. Non concordo con quello che fanno, ma pregherò sempre Dio perché si convertano.

Il rap e la sua missione evangelizzatrice

Com’è esprimere Dio nel rap?

Attraverso Dio che è Amore e i valori. Inseriamo sempre attraverso i valori l’amore, la lealtà, la pace, la tranquillità. Tutto questo rappresenta Dio.

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Io parlo di Dio, ma ho anche altre canzoni, perché quando mi invitano in una scuola pubblica in qualche modo devo tenere la fede al margine per via della varietà di convinzioni esistenti. Ora i ragazzi litigano con Dio, anche se non lo conoscono, e in qualche modo dobbiamo parlare dell’amore, della pace.

I ragazzi non vogliono sentir parlare di Dio ma i reclusi sì?

Sì. È come il meme che dice “Che tristezza che nelle carceri ci sia la Bibbia e a scuola no”. In carcere puoi parlare apertamente di Dio, cercando la conversione, ma nelle scuole ci dev’essere un rap che parli del rifiuto della violenza, dell’amore, dei valori. Ma per noi è molto chiaro che nei valori c’è Dio.

Quanti giovani stai coinvolgendo?

600 a settimana.

Come? Dove?

Abbiamo proposto un progetto per entrare negli spazi pubblici: parchi, unità sportive… Ho pensato di organizzare un laboratorio sui valori e abbiamo stampato 1.000 volantini di invito con tutte le informazioni.

I primi quattro ragazzi

Il primo giorno avevamo disposto più di 60 sedie e all’ora dell’appuntamento non è arrivato nessuno.

Quando stavamo raccogliendo le sedie e i tavoli per andare via è scesa una signora con dei bambini, e i miei amici mi hanno detto: “Titino, credo che vengano qui”. Io ho detto che non ci credevo.

La signora però si è avvicinata, ha chiesto dei laboratori e mi ha detto: “Ho portato questi bambini. Sono la loro vicina”. I quattro avevano una storia difficile.

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La mamma doveva lavorare e li lasciava soli. Quei quattro bambini sono tornati la settimana dopo portando degli amici. Sono tornati perché lì li ascoltiamo, giochiamo con loro. Dedichiamo loro del tempo.

Poi abbiamo chiesto alle mamme e ai papà cosa sapevano fare. E così ho raccolto, con il talento dei papà e delle mamme, tutto il necessario per i laboratori. Attualmente abbiamo 26 attività, dal lunedì al sabato, per i nostri bambini e adolescenti.

Solo in questa struttura vengono 318 bambini tutta la settimana, dal lunedì al sabato. E allora mi sono detto che si può salvare il nostro Paese. Come dice la Parola, non dobbiamo seppellire i nostri talenti, ma donarli alla società.

Abbiamo altre 300 persone in altre comunità di Tlajomulco, che è uno dei comuni di Jalisco più feriti dalla violenza e dalla mancanza di servizi pubblici.  

Come si chiama il tuo progetto?

“Comunità con valori”. All’inizio si chiamava “Dalla base”, poi “Centro di attività”, e poi ancora “Comunità di valori”.

Il vantaggio è che io vivo qui, e la gente vede come mi comporto, la mia coerenza.

Credi nella castità?

Certo! Me l’hanno insegnata molto bene nei ritiri. Se riusciamo a controllare il nostro corpo, possiamo controllare molte cose nella nostra vita.

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