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Nicaragua: il chierichetto assassinato nel 2018 torna a suscitare commozione

SANDOR DOLMUS

Cortesía

Francisco Vêneto - pubblicato il 15/10/22

Un'ondata recente di condivisioni di questo caso sulle reti sociali brasiliane ha generato confusione

La tragedia del chierichetto di 15 anni assassinato nel 2018 in Nicaragua è tornata a suscitare commozione di recente venendo ricordata come un precedente della persecuzione esacerbata che il regime di Daniel Ortega sta promuovendo contro la Chiesa cattolica nel Paese.

L’adolescente Sándor Dolmus, chierichetto della cattedrale di León, è stato assassinato dai paramilitari il 14 giugno 2018 nel contesto dei gravi disordini sociali che si intensificavano in Nicaragua dall’aprile di quell’anno in segno di protesta contro il governo di Ortega.

La recente ondata di condivisioni di questo caso sulle reti sociali brasiliane ha generato una certa confusione, perché, vista la polarizzazione politica della società brasiliana alla vigilia delle elezioni presidenziali, il caso è stato citato nei gruppi anti-Lula come esempio di quello che sta accadendo sotto il regime di sinistra di Ortega, mentre gruppi anti-Bolsonaro hanno accusato gli oppositori di decontestualizzare un fatto avvenuto quattro anni fa e che a loro avviso non avrebbe alcun legame con l’attuale persecuzione della Chiesa cattolica in Nicaragua.

Precedenti

Nel 2018, già si verificavano episodi isolati di violenza contro sacerdoti e luoghi cattolici, anche se non erano ancora visti come specificatamente contro la Chiesa, venendo considerati “incidenti” in un contesto più generico di disordini sociali.

Gradualmente, però, il dittatore ha intensificato la repressione anticattolica, considerando la Chiesa nemica del suo governo, come ha dichiarato esplicitamente in varie occasioni, accusando il clero cattolico di essere golpista.

Un colpo al petto

Il 14 giugno 2018, Sándor Dolmus camminava per strada nelle vicinanze della chiesa di San Giuseppe, a León, quando è stato colpito al petto.

Fr. Holman Espinoza, dell’Istituto di Vita Consacrata dei Missionari Mariani, stava aiutando il giovane nel processo di discernimento vocazionale. “Voleva diventare religioso della nostra comunità”, ha riferito all’epoca. A suo avviso, a León “non si poteva girare per strada”: “Sparano continuamente. È molto pericoloso”:

La responsabilità del regime di Ortega

Un’altra testimonianza rilevante sulla morte di Sándor è giunta da Byron Estrada, membro del Movimento 19 Aprile, di León. Il ragazzo attribuiva al regime di Daniel Ortega la diretta responsabilità dell’assassinio del chierichetto:

“Purtroppo, il Fronte Sandinista, insieme ai suoi paramilitari, è il colpevole di questo fatto. Come studente, come membro del movimento, continuo a rivolgere un appello: non vogliamo più sangue versato nel nostro Nicaragua, e men che meno a León”.

Purtroppo non è andata così, e col tempo il regime è diventato ancora più repressivo, culminando nell’aperta persecuzione che si verifica oggi nel Paese.

Reazioni della Chiesa

Nel 2018, il vescovo ausiliare di Managua, monsignor Silvio José Báez, ha espresso il suo ripudio dell’omicidio di Sándor Dolmus:

“Il messaggio che ho appena ricevuto mi ha fatto piangere. I sacerdoti mi hanno informato della dolorosa notizia, che suscita indignazione, per cui i paramilitari hanno assassinato un chierichetto della cattedrale di León (…) Aveva 15 anni. È stato assassinato con un colpo di arma da fuoco al petto. Basta! Quanto dolore! Dio consoli la sua famiglia e accolga all’altare del cielo il nostro fratello chierichetto Sándor Dolmus”.

Nello stesso contesto, il cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, denunciava che i gruppi paramilitari legati al regime di Daniel Ortega perpetravano attacchi contro la popolazione e la Chiesa.

Tra le violenze dell’epoca, avevano avuto ripercussioni, ad esempio, l’episodio in cui degli uomini mascherati avevano attaccato con un mortaio l’Università Centro-Americana (UCA) del Nicaragua, amministrata dai Gesuiti, o le minacce di morte contro p. Vicente Martínez Bermúdez, della diocesi di Matagalpa – la stessa il cui vescovo è stato arrestato illegalmente quest’anno.

All’epoca dell’assassinio di Sándor Dolmus, la repressione del regime di Ortega aveva già provocato la morte di oltre 140 persone durante le proteste popolari in varie città del Paese.

Quel 14 giugno, Sándor aveva condiviso su Facebook un’ultima pubblicazione. Quello che sarebbe diventato noto come “il chierichetto del Nicaragua” scriveva:

“Signore Gesù, metto nelle Tue mani il Tuo Paese, il Nicaragua, specialmente León; non abbandonarci, donaci la pace. So che non hai mai abbandonato nessuno. Aiuta la tua città di León; aiutaci a vincere il male”.

Tags:
nicaraguapersecuzione cristiani
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