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Le donne che curano l’eredità del nonno, primo catechista dell’isola di Pasqua (Rapa Nui)

CHILE

Cortesía

Ingrid T. Saavedra - pubblicato il 14/10/22

Due donne al centro dell'attenzione della Terza Assemblea Nazionale Ecclesiale celebrata in Cile. Parlano la bisnipote e la trisnipote del primo catechista cattolico dell'isola di Pasqua

Circa 700 persone provenienti da varie parti del Cile hanno partecipato al grande incontro organizzato dalla Chiesa cattolica dal 7 al 9 ottobre a Santiago. Due donne si sono distinte per la loro unicità e simpatia, e per il fatto di venire da un luogo remoto.

“Venite sull’isola, vi aspettiamo”, ripetevano instancabilmente a tutti coloro che si avvicinavano per salutarle e chiedere una foto Nelly Manutomatoma Pakarati e la sua figlia minore, Meatea Tuki Manutomatoma, che si sono recate nel continente per partecipare per la prima volta a un evento di questa portata come membri della delegazione diocesana di Valparaíso.

Madre e figlia sono catechiste e hanno una storia di vita legata alla chiesa della Santa Croce, dove negli ultimi anni hanno accompagnato il lavoro dell’unico parroco dell’isola, padre Bernardo Astudillo.

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Un’eredità di fede

“Il mio bisnonno era Nicola Pakarati Urepotahi, che è stato portato a Tahiti da un missionario cattolico che lo ha preparato come catechista e quando è tornato sull’isola si è fatto carico della Chiesa perché non c’era un sacerdote, e ha ricoperto quel ruolo fino alla morte”, racconta Nelly, riferendosi a colui che è stato alla guida della Chiesa cattolica di Hanga Roa dal 1888 al 1927.

L’isola di Pasqua appartiene alla regione di Valparaíso e si trova in Polinesia, nell’Oceano Pacifico, a 3.700 km dal continente. Ha circa 8.000 abitanti, e la fede cattolica si vive dall’arrivo del primo missionario nel 1864. 

La storia racconta dell’arrivo dei missionari inviati dalla Chiesa di Francia e che si erano insediati nell’isola polinesiana (colonia francese). Sono stati questi a portare un gruppo di rapa nui a Tahiti, dove nel 1882 è stata aperta una scuola cattolica di catechisti a Ha’apiti, dov’è stato preparato Pakarati.

Trasmissione della fede per generazioni

A 68 anni, Nelly ha svolto un bel cammino nella Chiesa, ricoprendo il ruolo di catechista e di ministro dell’Eucaristia per mezzo secolo. “Ora aiuto il sacerdote, partecipo al coro, alle celebrazioni, lo accompagno a portare la fede nella comunità, facendo in modo che ogni giorno svolga meglio il suo lavoro”, commenta.

Nelly ha tre figli, e ricorda i momenti importanti che hanno caratterizzato il suo cammino di servizio nella fede cattolica.

“Sono stata cresciuta dai miei nonni, visto che i miei genitori si sono separati e ci hanno lasciati sull’isola quando ero molto piccola. È stato in quella casa che sentivo parlare dell’esistenza di un ‘Atua, Dio, in rapa nui. Sono cresciuta con una grande testimonianza di vita, vedevo i miei nonni andare in chiesa, partecipare alla Messa, ed è così che mi hanno trasmesso la fede”, ricorda Nelly.  

“Col passare degli anni quel seme è cresciuto, e mi sono interessata maggiormente ad avvicinarmi a Dio. Volevo conoscere quella persona di cui parlavano i miei nonni, che era lassù, ma che non si vede. A 17 anni aspettavo la mia prima figlia, e lì ho riaffermato la mia fede in Dio, perché ho deciso di proteggerla. Quando si conosce Gesù, tutto cambia e si vede la vita in pienezza”.

La trasmissione della fede è avvenuta nel “lignaggio Parakati”, racconta la figlia minore di Nelly, Meatea:

“Per me Dio è un tesoro. Ho vissuto per tutta la vita nella Chiesa. Sono grata per il fatto di essere nata nella mia famiglia e di avere con me mia madre, che mi ha sempre insegnato il cammino della fede. Da piccola mi portava quando aiutava a fare le pulizie e mi addormentavo sotto l’altare, era un luogo che mi dava grande pace. Conservo ancora quel ricordo e lo rivivo ogni volta che vado in chiesa”.

La donna nella Chiesa dell’isola di Pasqua

Madre e figlia hanno accolto con sorpresa e come una benedizione di Dio l’invito da parte del vescovo di Valparaíso, monsignor Jorge Vega, di partecipare all’assemblea.

Uno dei temi trattati dai partecipanti all’incontro nazionale è stato il “Ruolo della donna nella

Chiesa”. Su questo punto, Nelly ha affermato: “Lodo il mio parroco, perché vedo che abbiamo fatto più strada della Chiesa del continente, nonostante la distanza. Si chiede l’integrazione delle donne, che si impegnino, e questo è qualcosa che nell’isola facciamo da sempre, c’è un solo uomo nella chiesa”.

“Noi donne dobbiamo avere più possibilità e vedere il nostro ruolo nella Chiesa come una benedizione. È una sfida che dobbiamo portare avanti attraverso la fede”, aggiunge Meatea.

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Casa per casa evangelizzando

Un altro tema trattato nell’incontro è stato il fatto di portare la Chiesa in strada, di andare in periferia. “Sull’isola lo pratichiamo quotidianamente, andiamo casa per casa evangelizzando, portando la parola di Dio alla comunità. Non riceviamo una preparazione speciale, come nel continente. La fede si trasmette di generazione in generazione. Abbiamo riti importanti, come i ‘curantos’, che condividiamo nella comunità e che ci riaffermano nella fede”.

“Viviamo la fede con fervore, e questo si nota nelle nostre Messe, nei canti. Non abbiamo una struttura rigida a livello pastorale, siamo lì per aiutare i fratelli”, ha aggiunto la figlia.

Al termine dell’incontro, le rappresentanti dell’“ombelico del mondo” hanno concordato sul fatto che la loro forza viene da Dio e che svolgono il loro servizio per amore, trasmettendo la fede ai propri discendenti, come la loro famiglia fa ormai da 134 anni.

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