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Il monastero circondato da tre vulcani

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Shutterstock

Daniel R. Esparza - pubblicato il 11/10/22

Il Monastero di Santa Catalina ad Arequipa, in Perù, è al crocevia dei vulcani Misti, Pichu Pichu e Chachani

La città peruviana di Arequipa è anche conosciuta come la “città bianca” a causa dei suoi marciapiedi acciottolati bianchi. Fin dai tempi coloniali, per la pavimentazione è stato usato un amalgama chiamato sillar o ashlar, fatto principalmente di roccia vulcanica. È un fatto che non dovrebbe sorprendere, visto che Arequipa si trova ai piedi di tre vulcani (Misti, Pichu Pichu e Chachana) e usa orgogliosamente come motto una frase del famoso poeta locale Jorge Polar, “Non si nasce ai piedi di un vulcano per puro caso”.

Al centro di questa maestosa città coloniale si trova uno dei più grandi monasteri del continente: il Monastero Domenicano di Santa Catalina, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2000. Costruito nel 1579, in epoca coloniale, quando il Perù era un vicereame e faceva ancora parte dell’Impero spagnolo, la maggior parte delle sue mura era coperta dalla stessa pietra vulcanica bianca, che veniva poi dipinta di colori brillanti.

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La consacrazione del Monastero di Santa Catalina ad Arequipa ha avuto luogo nell’ottobre 1580 con una Messa solenne. Il monastero accoglieva novizie di alcune delle famiglie più in vista della città, sia europee che native. I registri mostrano infatti che anche alcune delle figlie dei curacas (capi indigeni) locali entravano in convento come suore. La struttura serviva anche da asilo e da scuola per i figli dei nobili. Il monastero ospita ancora oggi preziosi dipinti, sculture e oggetti liturgici di epoca coloniale.

L’ala vecchia del monastero (grande quanto una piccola città) è stata aperta al pubblico nel 1970, quando è stata costruita una nuova struttura per le circa venti suore che ancora vi vivono.

Suor Ana de Los Ángeles

Ana Monteagudo Ponce De León venne inviata in monastero a tre anni per ricevere un’educazione morale e religiosa. Quando compì 10 anni, avrebbe dovuto lasciare il convento e tornare a casa per ricevere un tipo di educazione diversa, per poter poi sposare un nobile locale. Fu allora che ebbe una visione Santa Caterina da Siena.

Ana tornò in convento, nonostante il volere dei genitori, per diventare novizia. Finì per diventare la madre superiora del convento, ed è stata beatificata da Papa San Giovanni Paolo II nel 1985.

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