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Rughe, capelli bianchi, udito in calo… Accettare il corpo che invecchia 

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Anna Ashkova - pubblicato il 10/10/22

Accettare i segni dell’età non è una cosa che si faccia da un giorno all’altro e come per magia. È una crisi da vivere e da attraversare per poter porre uno sguardo sereno sull’ineluttabile passaggio del tempo.

«Anche se i miei figli mi dicono che sono ancora giovane – spiega Christine –, vedo bene, allo specchio, che non ho più vent’anni». Ha quarant’anni e non sembra essere molto preoccupata dal suo corpo che cambia, mentre per altri le prime rughe e i primi capelli bianchi sono una catastrofe. 

È il caso di Delphine, 55 anni, segretaria di direzione, che teme di non piacere più: «Fino ai 45 anni ero un fuscello. Adesso, malgrado diete ed esercizi la pancia non se ne va più…». Pierre, da parte sua, è snervato dai dolori articolari e dalle piccole perdite di memoria: «La ciliegina sulla torta è stata quando mi hanno dato un apparecchio acustico. Ho 65 anni e vorrei far tornare indietro il tempo: ho veramente paura di invecchiare». 

Abbarbicarsi alla giovinezza ad ogni costo 

La paura di invecchiare è anzitutto una paura sociale – spiega ad Aleteia Marie de Hennezel, psicologa e psicoterapeuta –: la nostra società moderna ha paura dell’invecchiamento perché l’immagine della vecchiaia rimanda al degrado, alla perdita dell’autonomia e dell’autosufficienza. 

Per le donne, la paura appare tra i 50 e i 60 anni, ma di solito dopo i 60 è risolta: 

Si tratta di una crisi narcisistica. Le donne hanno paura di non essere più seducenti, di non essere più ammirate per strada. Gli uomini, invece, hanno soprattutto paura dell’invecchiamento sessuale, versante che è meno apertamente critico per le donne. 

La paura e il corpo che cambia spingono alcuni alla depressione. È il caso di Caroline, cinquantenne che non riesce più a guardarsi allo specchio: 

La mia pelle non è più la stessa, le mie rughe mi infastidiscono e queste macchioline rosse che compaiono sulle mani mi ricordano quelle che aveva mia nonna. Insomma mi sento già una vecchietta. 

Se invertire il corso del tempo è impossibile, alcuni sono tentati di rallentarlo con tutti i mezzi, non accettando di invecchiare: 

Il giovanilismo – spiega Marie de Hennezel, autrice di Et si vieillir libérait la tendresse (In Press) –, la volontà di cercare di abbarbicarsi in modo patologico alla giovinezza, può funzionare per un po’. Si può cercare di ritardare l’invecchiamento della pelle, ma lo stesso resta comunque inevitabile. 

Stessa constatazione da parte di papa Francesco, che l’8 giugno ha espresso il concetto: 

Mentre aspettiamo di vincere la morte, possiamo mantenere il corpo in vita grazie a medicine e a cosmetici, che rallentano, nascondono, annullano la vecchiaia. 

«Le rughe però – ha ancora sottolineato – sono il segno di aver fatto un cammino di vita»: tanto vale, insiste Francesco, accettare la propria età – e questo significa anche accettare il corpo che invecchia. 

I tre pilastri dell’accettazione 

Montaigne diceva: «Filosofare significa imparare a morire» – dichiara ad Aleteia il prof. Michel Le Joyeux (autore di En bonne santé avec Montaigne – Robert Laffont) –. Direi che filosofare significa anche imparare a invecchiare accettandolo. 

L’accettazione è una qualità dello spirito che si esercita con esercizi mirati sulla funzione della resilienza. 

E l’autore ricorda che quest’ultima si fonda su tre pilastri: l’apertura mentale, la coscienza del qui e ora e l’impegno in azioni che hanno senso per sé e per gli altri. 

Il primo dei tre 

fa che si accettino i pensieri che attraversano la nostra mente, anche se questa non li vuole o non ne trae piacere. […] Ci si allena dunque anche a tollerare le emozioni non anticipate. 

Per illustrare questa affermazione, il capo del reparto di Psichiatria e Dipendenze all’Ospedale Bichat fa appello a una bella metafora: 

Ci possiamo immaginare un foglio di carta con delle frasi aggressive scritte da una parte dall’altra delle informazioni o delle frasi scritte da persone alle quali teniamo molto. Non perché il retro sarà coperto di righe spiacevoli stracceremo il foglio. Lo stesso vale per l’anima e per le emozioni, positive o negative, che l’attraversano. Praticando apertura mentale per alcuni minuti al giorno, si esercita la mente ad accogliere tanto le emozioni quanto le immagini o i pensieri – siano essi gradevoli e desiderabili o imprevisti e non desiderati. 

Una seconda qualità che nutre l’accettazione – aggiunge il prof. Michel Le Joyeux – è la coscienza del qui e ora. Le persone più consapevoli dell’istante presente si rendono conto di quel che accade nella loro mente e nel loro corpo – e stanno meglio. Si sentono respirare, pensare, muoversi o restare sedute. Quale che sia l’osservazione che fanno del loro stato fisico e mentale, essi accettano di non interpretarla in modo catastrofico. 

Il Professore aggiunge che questa attitudine può essere esercitata grazie all’immagine della meteorologia: proprio come nel corso della giornata il tempo cambia, senza che ce ne facciamo un dramma, così si possono trattare con analoga tranquillità i cambiamenti del corpo. 

In ultimo, l’ultimo modo di rinforzare l’accettazione di sé è impegnarsi in azioni che hanno senso per sé e per gli altri, e che in più si rivelano utili. 

Coltivare la gioia e la giovinezza del cuore 

Da parte sua Marie de Hennezel, che il prossimo 17 novembre pubblicherà L’aventure de vieillir (Robert Laffont), ritiene che sebbene il corpo invecchi la giovinezza del cuore sia sempre possibile e che la si debba coltivare: 

Bisogna aprire il proprio cuore e la propria mente alle cose che ci interessano: la natura, la musica, la lettura eccetera. Bisogna mettere dell’energia in tutto ciò che permette la gioia del cuore. Per arrivarvi, è cosa buona fare un viaggio verso la propria interiorità. Porsi la questione “sto bene all’interno di me?”. 

E la psicologa prosegue rassicurando quante e quanti hanno paura di non essere più seducenti: 

Invecchiando si acquisisce un’altra forma di seduzione. Si seduce col fascino, con lo sguardo, col sorriso, perché anche se occhi, bocca e denti invecchiano… il sorriso e lo sguardo non lo fanno. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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