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Lo stupore del sacerdote: “Non ho mai visto un’adorazione del genere, vorrei credere anch’io così”

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Tomasz Pro/Flickr

Dk. Michał Lubowicki - pubblicato il 08/10/22

L'esperienza di genitori e assistenti di persone con disabilità intellettiva mostra che in molti casi vivono qualcosa che si potrebbe definire una profonda intuizione di fede

Residenza gestita da suore in cui vivono persone con diversi gradi di disabilità intellettuale. Santa Messa per i residenti. Mentre distribuisce la Comunione, il sacerdote nota con la coda dell’occhio che uno dei bambini, dopo essere tornato al banco, si toglie furtivamente l’Ostia dalla bocca.

Lo osserva preoccupato. La sorella, seduta al banco, cerca di calmare a gesti il sacerdote.

Il bambino nasconde l’ostia nell’incavo della mano, poi si china e la fissa a lungo, pronunciando a bassa voce parole incomprensibili a chiunque tranne che a lui.

Alla fine di questa conversazione chiaramente animata, la bacia, la ingoia e poi lecca appassionatamente l’interno del palmo in cui aveva appena tenuto il Santissimo Sacramento.

Il sacerdote termina la Messa con le lacrime agli occhi, e continua ad averle quando racconta l’episodio anche a distanza di qualche anno.

Alla fine della storia dice: “Non avevo mai visto un’adorazione del genere, vorrei credere anch’io così”.

Intuizione di fede profonda

L’esperienza di genitori e assistenti di persone con disabilità intellettiva mostra che in molti casi vivono qualcosa che potrebbe essere definita una profonda intuizione di fede.

La loro capacità di comunicare con l’ambiente è spesso molto limitata, ma nel contatto con Dio queste limitazioni sembrano non contare. A volte si ha l’impressione che possano vedere più di altre persone, e probabilmente è così.

La loro vita intelliva è estremamente semplice – a volte al livello di un bambino di pochi anni -, ma Gesù stesso ha lodato il Padre per aver nascosto certe cose ai sapienti e averle rivelate ai piccoli (Lc 10, 21).

Comunione per i disabili intellettivi?

Non c’è motivo per cui la maggior parte dei disabili a livello intellettivo non possa partecipare pienamente all’Eucaristia.

Il Codice di Diritto Canonico, che affronta il tema dell’ammissione alla Santa Comunione ai numeri 912-914, afferma:

“Per poter amministrare la santissima Eucaristia ai fanciulli, si richiede che essi posseggano una sufficiente conoscenza e una accurata preparazione, così da percepire, secondo la loro capacità, il mistero di Cristo ed essere in grado di assumere con fede e devozione il Corpo del Signore”.

Il Diritto Canonico equipara le persone con disabilità intellettive ai bambini che non sono pienamente consapevoli delle loro azioni (cfr. can. 852 § 2).

Potrebbero suscitare dubbi le esigenze di “sufficiente conoscenza” e “accurata preparazione” (can. 913), ma il Codice già prevede e consente un’eccezione sia in termini di discernimento che di preparazione, limitando i requisiti stabiliti al fatto che il bambino possa distinguere il Corpo di Cristo dal pane comune e accettarlo con rispetto.

Se questo canone si applica ai bambini a rischio di morte che non sono ancora pienamente consapevoli, si può applicare con successo anche alle persone con disabilità intellettiva, che non per loro colpa sono prive della piena coscienza.

Il Signore Gesù o un semplice pezzo di pane?

Essenzialmente, rimane la domanda sul fatto che una determinata persona con disabilità sia consapevole che l’Ostia ricevuta nella Messa è qualcosa di più di un semplice pezzo di pane.

Un sacerdote che conosco che assiste persone sorde e mute in una diocesi polacca ha trovato un modo molto semplice per rispondere.

Il presbitero mostra alla persona – bambino o adulto – l’ostia utilizzata per celebrare l’Eucaristia e due pittogrammi. Uno mostra semplice pane, l’altro il segno della croce. Il sacerdote decide di dare la Comunione a una persona se indica sempre la seconda immagine (ripete la “prova” più volte a intervalli appropriati per escludere il rischio di una scelta accidentale).

Come si vede, un po’ di buona volontà e di creatività bastano per evitare l’esclusione di molti disabili alla piena partecipazione all’Eucaristia.

Come dare la Comunione a persone con disabilità intellettive?

Vale sempre la pena di considerare il modo di amministrare la Comunione alle persone disabili.

Non bisogna attenersi ai soliti schemi, soprattutto nei casi in cui la disabilità intellettuale si combina con qualche tipo di disabilità fisica.

A volte per una persona sarà meglio ricevere un pezzo dell’Ostia consacrata o un po’ del Sangue del Signore (dato in un cucchiaio destinato esclusivamente a questo scopo). Gesù è presente anche in una piccola parte delle Forme Sacre.

Soprattutto nel caso della Prima Comunione, vale anche la pena di chiedersi se sia meglio per una persona disabile riceverla in modo individuale piuttosto che durante una lunga celebrazione collettiva, non perché qualcuno potrebbe sentirsi turbato dalla sua presenza, ma per sua propria comodità, sia mentale che fisica.

Ovviamente, si possono incontrare laici o chierici con scarsa sensibilità, cosa che rende facile ferire gli altri.

Bisogna però ricordare le parole di Gesù: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo vietate” (Mc 10, 14) e la Sua indignazione verso coloro che cercavano di impedire che Gli si avvicinassero.

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