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La preghiera a santa Fede per le ragazze in cerca di marito

DONNA GUARDA CON GELOSIA ANELLO DEL'AMICA

Monkey Business Images | Shutterstock

Lucia Graziano - pubblicato il 06/10/22

Santa Fede di Agen morì martire in un momento imprecisato del III o IV secolo. Nel corso del Medioevo, le ragazze in cerca di marito cominciarono a pregarla per chiederle la grazia di poter trovare un fidanzato ammodo. Tutto merito di un miracolo descritto in un’agiografia del IX secolo, mediante il quale santa Fede volle dare una lezione a un corteggiatore dal comportamento non proprio ineccepibile.

Il martirologio la ricorda il 6 ottobre, con quella giusta cautela che spinge a precisare che molti dei dettagli sulla vita di santa Fede derivano da fonti tarde, sulla cui attendibilità non è il caso di mettere la mano sul fuoco. Ciò che si può dire con certezza è che Fede era una fanciulla francese che viveva ad Agen nell’età delle persecuzioni. Fu probabilmente ai tempi di Diocleziano che la ragazza fu denunciata come cattolica e catturata; in carcere, rifiutò di operare sacrifici agli dèi pagani e andò incontro alla morte, guadagnandosi la palma del martirio il 6 ottobre di un anno imprecisato (forse, il 303).

Nel corso del Medioevo, attorno alla figura di santa Fede si sviluppò una grande devozione, senza dubbio agevolata dal dettaglio per cui la chiesa di Conques-en-Rouergue, dove erano conservate alcune delle sue reliquie, era un punto di sosta per tutti i viaggiatori che si recavano in pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Oggi conosciamo a malapena l’esistenza di questa oscura martire, ma nel Medioevo le preghiere a santa Fede risuonavano da Nord a Sud in tutta Europa!

Naturalmente, santa Fede non lasciava inascoltate queste preci; e infatti, per tenere traccia di tutti i prodigi compiuti dalla martire, fu composto nel IX secolo un Liber miraculorum sancte Fidis, che è alla base di quella tradizione popolare che vede la giovinetta come una speciale protettrice di tutte le fanciulle in cerca di marito. 

Gli scherzetti di santa Fede

E qui, sarà forse il caso di mettere le mani avanti: resterà probabilmente deluso il lettore che si stesse preparando ad ascoltare una storiella romantica e piena di buoni sentimenti. Il fatto è che la nostra Fede era una santa con uno spiccato senso dell’umorismo, che amava fare piccoli scherzetti a quei fedeli che non si comportavano troppo bene, per dar loro una lezione. Non lo dico io: ad assicurarcelo è Bernardo di Angers, l’autore del Liber miraculorum, che ci parla apertamente dei joca che, nel Medioevo, avevano reso celebre la santa.

In questo caso, lo scherzetto si consumò ai danni di una povera donna che aveva avuto l’unica colpa di essersi fidanzata con la persona sbagliata: un castellano di Agen, recentemente rimasto vedovo della sua prima moglie. 

Mentre la dama morente dettava le sue ultime volontà, l’uomo le era stato amorevolmente al fianco; sicché, era proprio impossibile che gli fossero sfuggite le parole con cui la donna aveva chiesto ai suoi eredi di donare a santa Fede (e, per estensione, alla sua chiesa) il suo gioiello più prezioso: un anello di gran valore, tempestato di gemme, grazie al quale i monaci avrebbero certamente potuto compiere innumerevoli opere di misericordia. 

Ma il marito non esaudì mai quella preghiera. Forse gli sembrava eccessivo dare in elemosina un gioiello così prezioso, o forse semplicemente non riteneva troppo importante rispettare le ultime volontà della sua sposa. Anzi: quando (ormai vedovo, e dopo congruo periodo di lutto), cominciò a guardarsi attorno per cercare una nuova moglie, pensò bene di riciclare il gioiello della defunta, e lo trasformò nell’anello di fidanzamento con cui chiese la mano alla fanciulla che nel frattempo aveva cominciato a corteggiare. 

Se vogliamo dar credito alla storia che ci viene narrata da Bernardo di Angers, santa Fede non tollerò quel comportamento, che in un colpo solo riusciva a offendere la volontà della defunta e a derubare la Chiesa di un’elemosina che le sarebbe spettata di diritto. A pagare le conseguenze di questo cattivo comportamento fu la povera donna che si era fidanzata col castellano: non appena la ragazza indossò l’anello, il suo dito cominciò a gonfiarsi come un palloncino. Ma non così l’anello, che anzi rimase delle stesse dimensioni, comprimendo e squarciando la carne di lei!

Seguirono momenti di angoscia e concitazione, e poi arrivò la sconvolgente consapevolezza: il fidanzato comprese che la sciagura era occorsa a causa del suo cattivo comportamento. Il vedovo pentito e la sua promessa sposa si recarono in fretta e furia nella chiesa di santa Fede, implorando il perdono della santa… che, naturalmente, non tardò ad arrivare: il dito della donna tornò delle sue dimensioni normali e l’anello poté essere sfilato. 

Fu prontamente consegnato ai sacerdoti della chiesa, che provvidero a utilizzarlo per le loro opere di misericordia proprio come la defunta aveva desiderato. Quanto al vedovo, il suo pentimento fu sincero: capì di aver fatto un grave torto alla sua prima moglie, mostrando tanta noncuranza per le sue richieste; e (poiché, tutto sommato, era un brav’uomo) giurò a se stesso di non commettere più quello stesso errore: da quel momento in poi, sarebbe diventato un marito attento e premuroso. 

“Santa Fede, aiutami a trovare un buon marito!”

Agli occhi degli uomini medievali, l’episodio parve suggestivo. Evidentemente, piacque molto la premura con cui santa Fede era intervenuta per correggere fin da subito il cattivo comportamento di un uomo che, per noncuranza, stava facendo un torto alla defunta moglie e stava mettendo la nuova fidanzata in una posizione a dir poco imbarazzante.  

In virtù di questo episodio, santa Fede cominciò a essere considerata la protettrice delle ragazze da marito. Non si trattò mai di un patronato ufficiale, quanto più di una devozione popolare che, come spesso capitava nei secoli antichi, aveva un’ingenuità che si venava a tratti di superstizione. Nel Nord Europa e nelle isole britanniche, era consuetudine che le ragazze da marito trascorressero in preghiera l’intera giornata del 6 ottobre, chiedendo a santa Fede la grazia di trovar loro un bravo fidanzato… e non solo: se possibile, avrebbero anche gradito vederlo in sogno quella notte stessa, se non altro per avere conferma del fatto che le loro preghiere erano state ascoltate. Nella tradizione inglese, esisteva addirittura una filastrocca da recitare prima di andare a letto:

O good St. Faith, be kind to-night
and bring to me my hearth’s delight:
let me my future husband view –
and be my vision chaste and true.

Ovverosia: santa Fede, sii gentile e conduci verso di me l’amore della mia vita; permettimi di vedere il mio futuro sposo, in modo casto e veritiero. 

E, chissà: forse, santa Fede avrebbe esaudito quella piccola richiesta…

Va da sé che oggigiorno la nostra sensibilità è cambiata, e nessuno si sognerebbe di pregare una santa con la richiesta di ricevere in sogno visioni notturne del futuro sposo. La filastrocca inglese, però, resta suggestiva, e a suo modo si presta a esser trasformata in preghiera vera e propria. Alle giovani che sono in cerca della loro dolce metà, certamente non farà male chiedere a santa Fede la grazia di aiutarle a trovare il loro fidanzato… e magari anche quella di aiutarle a guardarlo sempre (e non solamente in sogno!) con occhi casti e aperti alla verità. 

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maritopreghierasanti e beati
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