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Aifa apre alla gratuità per la pillola anticoncezionale

pillola anticoncezionale

UCI UC Irvine CC

Lucandrea Massaro - pubblicato il 05/10/22

L'esempio preso è quello francese che pochi giorni fa ha reso a carico del servizio sanitario nazionale l'anticoncezionale ormonale.

E’ all’ordine del giorno di oggi da parte dell’ente regolatore Aifa, l’agenzia per il farmaco, la decisione di rendere a carico del nostro SSN la pillola, anzi LA pillola, quella anticoncezionale per tutte le donne con meno di 25 anni.

Quanto costerebbe la pillola per tutte?

L’idea era sul tavolo da tempo, ma oggi sembra la giornata in cui dalle parole si passerà ai fatti vista la presenza congiunta della Commissione Tecnico Scientifica e della Commissione Prezzi alla riunione di oggi. Facendo una stima alla buona, se il costo rimanesse lo stesso di ora – 4,6 euro al mese per le pillole più comuni – e fino a 20 per i contraccettivi di quarta generazione, si può calcolare che la spesa a carico dello stato sarà di circa 200 milioni l’anno, sebbene sia plausibile un costo unitario più basso data la capacità di contrattazione dello Stato con le case farmaceutiche. La platea coinvolta è di due milioni e mezzo di donne, ma alcune – nelle regioni più ricche e “progressiste” come Toscana, Puglia, Lombardia ed Emilia-Romagna, hanno già accesso gratuito al farmaco (Open).

 In Toscana possono usufruire di questa agevolazione anche le donne disoccupate e coloro che hanno fatto l’interruzione di gravidanza (solo per 24 mesi). Regole simili valgono anche in Emilia-Romagna, in Puglia e in Lombardia, dove però le donne devono andare al consultorio per ottenere il farmaco.

L’Emilia Romagna per la pillola fa anche “di più”

Già a fine settembre il Presidente della rossa Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ha annunciato che non solo l’anticoncezionale, ma anche quella abortiva RU486 che verrà distribuita gratuitamente nei consultori della regione “si parte la prossima settimana – ha spiegato Bonaccini – da Parma, poi Modena, Bologna, la Romagna e tutto il territorio” che ha aggiunto “Ci son regioni che ho l’impressione non vogliano farlo – spiega – Questo è il punto. Noi dobbiamo discutere di questioni che riguardano i cittadini, i loro diritti, le loro preoccupazioni” (Ansa).

Il Lazio da parte sua si stava allineando, almeno secondo le parole del suo Assessore alla Sanita, Alessio D’Amato, che lo scorso 30 settembre diceva: “Istituiremo un tavolo tecnico e verificheremo la possibilità di procedere con un protocollo sperimentale legato alle giovanissime, per la gratuità della pillola contraccettiva che attualmente Aifa inserisce in fascia C. Chiederò quindi al consiglio regionale di inserire un apposito capitolo di bilancio per questo”. L’Aifa anticiperebbe quindi l’assessore.

Il Piemonte in controtendenza

La giunta regionale piemontese in questi stessi giorni vara un programma di aiuto alle gestanti in difficoltà finanziaria, mettendo sul piatto un programma da 400 mila euro in collaborazione con le associazioni pro-vita, per scongiurare gli aborti.

L’Assessore alle Politiche Sociali Maurizio Marrone afferma al riguardo:

La Regione Piemonte pagherà alle famiglie socialmente vulnerabili e alle donne in difficoltà economica, magari perché abbandonate da genitori e partner, tutto ciò che serve per non dover rinunciare alla gravidanza che desiderano: canoni di locazione, rate di mutuo, bollette di utenze, abbigliamento, alimenti, farmaci, pannolini, carrozzine, lettini eccetera. Mentre noi realizziamo un passo alla volta la rivoluzione sociale delle culle, attuando finalmente la parte preventiva della legge 194 che tutela in concreto il valore sociale della maternità, le sinistre si radicalizzano ulteriormente inseguendo una piazza estremista che oltraggia cartelli con su scritte le parole “Dio” e “famiglia”: non si meraviglino se il Paese reale e in particolare le periferie voltano loro le spalle.

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