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La leggenda di Cipriano, il mago cattivo che si convertì e divenne santo

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Lucia Graziano - pubblicato il 27/09/22

Il calendario liturgico ci regala una delle storie più affascinanti del martirologio: quella di Cipriano di Antiochia, l’incantatore che si convertì dopo aver compreso che il Vangelo era infinitamente più prezioso di tutti i suoi libri di magia

Che fai, quando ti piace da morire una ragazza ma quella non ti degna di uno sguardo? Aglaide, che non aveva la minima intenzione di perdere tempo dietro a mazzi di fiori e serenate, decise di andare subito al sodo e prese la singolare decisione di rivolgersi a un mago, con la testuale richiesta: “posso pagare bene. Sei in grado di fare per me una magia d’amore?”.

Questa curiosa leggenda, che ebbe gran diffusione nel Medioevo, viene narrata per la prima volta da un’agiografia del V secolo: evidentemente, un’agiografia composta senza prestare troppa attenzione alla storicità dei fatti e scritta con l’intento di offrire al lettore una storia edificante su cui riflettere. Sotto questo punto di vista, l’operetta funziona meravigliosamente: ché la storia di san Cipriano ha il fascino di un romanzo fantasy e la profondità spirituale di una catechesi vera e propria.

Il mago Cipriano – ci spiega l’agiografia – era tutto fuorché una persona rispettabile. Togliamoci dalla testa personaggi benevoli come Harry Potter o mago Merlino: Cipriano era un uomo crudele e senza scrupoli, che raggiungeva gli obiettivi che si era prefisso grazie alla collaborazione degli spiriti infernali. Uno dei motori che lo spingeva ad agire era l’inesauribile sete di potere; l’altro, era il desiderio di denaro: sicché, fu ben contento di intascare i soldi di Aglaide, promettendogli che la bella Giustina sarebbe presto caduta ai suoi piedi.

La ragazza, a onor del vero, aveva valide motivazioni per rifiutare il corteggiamento: era cristiana e aveva deciso di donare a Dio la sua verginità. Una volta, aveva anche provato a spiegarlo al ragazzo, pur conscia dei pericoli che stava correndo con quell’ammissione: la nostra storia è ambientata sul finire del III secolo, e cioè in un’epoca in cui le persecuzioni anticristiane erano all’ordine del giorno. 

Ma Aglaide non era tipo da fermarsi per così poco e non fu minimamente turbato all’idea di essersi innamorato di una donna che era fermamente decisa a monacarsi. In fin dei conti, la magia può compiere meraviglie e lui s’era affidato a un professionista del settore: di certo, grazie a Cipriano, la vocazione di Giustina sarebbe svanita come neve al sole!

E infatti, il mago iniziò a riflettere sul miglior modo per portare a casa il risultato. Pensò, a non torto, che la miglior strategia fosse quella di scatenare contro Giustina una legione di demoni infernali: in fin dei conti, indurre la gente in tentazione e spingerla ad abbandonare la propria vocazione non è esattamente ciò che fanno i satanassi?

Il mago fece dunque ciò che doveva fare… dopodiché andò a bersi un bicchiere di buon vino, compiaciuto del suo successo. Tutto era andato come da manuale: a occhio e croce, ci sarebbero voluti un paio di giorni, prima che la ragazzotta cadesse nelle mani del suo corteggiatore. 

Immaginate la sua sorpresa quando, un mese dopo, Aglaide tornò per reclamare, dicendo che non era successo assolutamente niente!

Ma come?, si domandò smarrito Cipriano. Il rito aveva funzionato alla perfezione: come diamine era possibile che quella ragazza fosse stata in grado di sconfiggere la sua magia?

Perplesso, il mago fece un secondo tentativo, ma stavolta ebbe cura di organizzarsi per poter seguire di lontano lo svolgersi degli eventi. E quel che vide gli fece gelare il sangue: indubbiamente, la fanciulla aveva sentito il peso della tentazione… ma nel momento in cui sembrava in procinto di cadere aveva tracciato sul suo corpo il segno di una croce. E tanto era bastato per disperdere i demoni tentatori, che tra urla di rabbia erano fuggiti terrorizzati! 

Francamente esterrefatto, il mago decise di chiedere spiegazioni direttamente a loro: qual era il segreto con cui quella donnetta era stata capace di annientare una magia così potente? E i demoni si videro costretti ad ammettere la verità: nel momento in cui rischiava di cedere alla tentazione, Giustina invocava su di sé la protezione dell’Onnipotente.

Cipriano ci restò di sasso. “E chi diamine è l’Onnipotente?” si domandò, spiazzato come poche altre volte nella vita. “Esiste un potere ancor più grande della magia?”

Gli fu immediatamente chiaro che doveva scoprirlo: non voleva passare tutta la sua vita a lavorare per qualcosa che era diverso da ciò che aveva sempre inteso. E così, con le mani gli tremavano per la vergogna, il mago andò a bussare alla porta di Giustina supplicandola di svelargli il suo segreto.

Facile immaginare la fine di questa storia: l’incantatore comprese il suo errore, si convertì al cristianesimo, bruciò i suoi libri di magia, si sottopose a penitenza pubblica e, col tempo, fu ordinato sacerdote. In quegli anni si scatenò la grande persecuzione anticristiana di Diocleziano: Cipriano fu arrestato ed ebbe la ventura di affrontare il martirio proprio in compagnia di Giustina, la ragazza che un tempo gli aveva annunciato il Vangelo e che ormai era diventata una saggia monaca. Era il 26 settembre del 302 (o forse 304, secondo altre fonti), e i due amici di vecchia data si incamminavano assieme verso il Paradiso. 

Chiaramente, siamo di fronte a una storia leggendaria che bisogna saper interpretare.

La vicenda di Giustina ci insegna innanzi tutto che le tentazioni non devono spaventare: la protezione celeste non abbandona mai il fedele, neppure nei momenti di crisi più profonda. 

Quanto alla storia del mago cattivo che viene sconfitto da un potere più grande… beh: Cipriano non è che l’ultimo esponente di una lunga serie di incantatori falliti. In fin dei conti, non è forse vero che l’imbarazzante débâcle del mago echeggia quella subita dai sacerdoti del faraone nel momento in cui ebbero la pessima idea di sfidare Mosè? E si potrebbero citare altri esempi: negli Atti degli Apostoli, anche Simon Mago ci viene descritto nell’atto di incantare le folle grazie a giochi prestigio, salvo poi dover ammettere di non essere in grado di compiere i miracoli (quelli veri!) operati da san Pietro. 

Nel Medioevo, anche san Cristoforo fu oggetto di una leggenda simile a quella che abbiamo raccontato. In questo caso, il futuro santo non era un mago ma solamente un uomo ambizioso, determinato a far carriera mettendosi al servizio dell’uomo più potente del mondo. Eppure, di volta in volta, Cristoforo veniva deluso dalla pochezza dei suoi datori di lavoro: il soldato più spietato impallidiva di fronte alle critiche del suo generale; il generale diventava servile di fronte al prefetto; il prefetto era un nulla al cospetto dell’imperatore; l’imperatore era succube dei demoni, che lo rendevano schiavo dei suoi vizi. E persino Satana tremava ridicolmente, alla vista di un uomo morto in croce! Fu con molto sconcerto, ci dice la leggenda, che san Cristoforo provò a mettersi al servizio di quell’uomo crocifisso; ma quella fu l’ultima volta che si vide costretto a cambiare datore di lavoro. Dopo tanto cercare, era giunto alla sua meta: davvero non esiste potere più grande di quello di Gesù Cristo morto in croce. 

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