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Si può fare la confessione su internet o su un app dello smartphone?

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KieferPix/Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 26/09/22

L'on line sta diventando sempre più un luogo di elaborazione della penitenza al posto del sacramento "dal vivo"

Nell’epoca dei social network non potevano mancare proposte tecnologicamente avanzate, come l’idea della confessione su internet o utilizzando Skype. Ma che effetti può avere una riconciliazione via web? Nel libro “C’era una volta la confessione” (Ancora edizioni), Aldo Maria Valli spiega come ormai siano possibili due modi per tentare una confessione on line. E il primo dei due è attraverso il cellulare: basti pensare all’app “Confession”, che consente di confessarsi tramite smartphone.

Applicazioni a cui scrivere i propri peccati

Per scaricarla basta 1 dollaro e 99 centesimi e i produttori la pubblicizzano così’: «Sviluppata per i cattolici che frequentano i sacramenti e per quelli che desiderano ritornarvi». Personalizzabile «per ogni uso», consente di condurre un esame di coscienza, comprende una guida al sacramento ed è compatibile con iOS e Android. Tutto molto bello e stimolante. Peccato che la confessione, fatta così, non sia valida.

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La “fisicità” della confessione

In ogni sacramento, Dio si fa presente attraverso una persona in carne e ossa, non virtuale, e per la confessione non sono possibili eccezioni. Occorre che ci sia, fisicamente, un ministro che non solo ascolta, ma trasmette il perdono e dona, mediante l’assoluzione, la possibilità della vita nuova. Spesso dimentichiamo che il cristianesimo è una fede incarnata e che i sacramenti non possono essere ridotti a meri simboli.

Stimolanti ma virtuali

Certo, le nuove tecnologie sono utilissime, se usate con buone intenzioni, per stabilire e mantenere un contatto, per stimolare domande, per invitare a una riflessione (virtuale), ma se parliamo di confessione, ovvero di un sacramento, niente e nessuno può sostituire il confronto faccia a faccia.

I preti “social”

Alcuni “preti on line” utilizzano il web per mantenere il contatto con i fedeli che possono confidarsi, esporre dubbi, fare domande. Un bollino giallo, rosso o verde dice se il sacerdote è disponibile (allusione a Facebook), dopo di che si può avviare il dialogo. Ma nessun prete potrà mai dare l’assoluzione, al termine della confessione, su internet.

La vita spirituale della persona

Come spiega ad Aleteia il professore Andrea Grillo, docente di Teologia (sacramentaria e liturgica) presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo a Roma, il sacramento della confessione è regolamentato dal Catechismo della Chiesa Cattolica 1424 ma non c’è un pronunciamento specifico che ne evidenzi l’importanza fisica di avere un confronto faccia a faccia con il confessore. «C’è una tradizione di presenza diretta del soggetto davanti al ministro e viceversa – evidenzia Grillo -. La confessione deve generalmente avvenire in rapporto al prete “competente” che è il proprio parroco. Ascoltare la confessione dei peccati è compito di chi segue la vita spirituale della persona. In un contesto del genere, il rapporto diretto con la persona è fondamentale».

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Colpe e dolore personale

Allo stesso tempo il docente si dice «abbastanza colpito» che ci si stupisca dell’efficacia dell’assoluzione on line. «Voglio ricordare che l’assoluzione non è il solo punto della confessione. Il sacramento è fatto anche del dolore che si prova nell’enumerare le proprie colpe, delle parole che si dicono e del lavoro penitenziale chiesto dal prete».

Le opere penitenziali

Grillo ricorda di aver partecipato, di recente, ad un convegno nel corso del quale un esponente del culto protestante mostrava degli esempi di parrocchie, protestanti, che si manifestavano propense all’assoluzione on line. «Un modo di agire che lascia stupefatti perché l’on line si può utilizzare, in tal senso, per altre scopi: cioè elaborare il proprio dolore o il proprio peccato. Potrei dire che Facebook e altri social network sono funzionali alle opere penitenziali».

Da whatsapp a facebook

Quindi, prosegue Grillo, «si potrebbe dire che se escluso l’atto formale dell’annuncio del perdono – che ha bisogno della presenza de visu e reale – il virtuale può essere un luogo di elaborazione penitenziale. In molte occasioni oggi è già così: ci sono logiche del confessarsi, del provare dolore, che passano attraverso WhatsApp, Facebook, sms. Pur con il rischio di superficialità di questi mezzi, alle volte essi diventano luoghi di apertura, di confessione dove si riesce a dialogare con il proprio prete. Di questo non possiamo non tenerne conto perché l’on line, da qui ai prossimi anni, inciderà sempre più sulle pratiche sacramentali».

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