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In Irlanda del Nord i cattolici hanno superato i protestanti. Cosa comporta?

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Shutterstock I Ana Candida

Belfast (Irlande du Nord).

Lucandrea Massaro - pubblicato il 23/09/22

Atteso da tempo, questo "sorpasso" religioso potrebbe avere conseguenze politiche molto importanti per il futuro dell'isola

Sono aumentati i cattolici, o più precisamente non sono diminuiti nell’isola di San Patrizio e Joyce. Nel 2011, all’ultimo censimento, i protestanti (o provenienti da famiglie protestanti) erano il 48% della popolazione, i cattolici invece il 45%. Oggi i cattolici sono sempre il 45% (o meglio il 45.7% ma i protestanti sono “scesi” al 43.48%. Ma perché è una notizia?

Cattolici repubblicani vs Protestanti “unionisti”

Storicamente gli “Unionisti”, coloro che vogliono mantenere la porzione del nord dell’Irlanda politicamente unita al resto della Gran Bretagna, sono protestanti di varie denominazioni, come il resto del Regno Unito, a differenza dei cattolici che in larga parte sono repubblicani e quindi sognano di riunificare l’Irlanda in un solo paese, autonomo dalla Corona britannica.

Questa è naturalmente una tendenza e non una regola ferrea, che tra l’altro andrebbe verificata ad esempio elettoralmente e poi confrontata sul totale della popolazione per vedere se ci sono segmenti più o meno inclini alla riunificazione o meno. Il Postricorda infatti che:

Alcuni recenti sondaggi hanno mostrato come siano soprattutto i nordirlandesi con meno di 45 anni a preferire l’unificazione con l’Irlanda (e anche con margini abbastanza netti): nei sondaggi che comprendono tutta la popolazione però l’unificazione è sostenuta soltanto da una minoranza, per diverse ragioni, tra cui le tasse e l’efficienza del sistema sanitario britannico.

Ma anche che nell’ultima tornata elettorale il 20 per cento dei votanti non si è espresso né dalla parte dei partiti unionisti, né da quella dei repubblicani nazionalisti. Come sempre la questione è più complessa, ma è probabile che questa tendenza – se proseguirà nel tempo – porterà ad avere una popolazione sempre più ampia per l’opzione repubblicana.

CELTIC CROSS

Una situazione storicamente delicata

Del resto l’Irlanda del Nord non è una nazione come lo sono il Galles o la Scozia o l’Inghilterra. Fu il prodotto di una fase molto complessa all’inizio del ‘900 quando tutta l’Irlanda era sotto il dominio britannico e iniziarono le rivolte per l’indipendenza.

L’Irlanda del Nord fu infatti creata a tavolino da Londra nel 1921 nel tentativo di risolvere una volta per tutte la «questione irlandese». I suoi confini furono tracciati in modo del tutto arbitrario, mantenendo il controllo della zona industrializzata dell’isola e assicurando una maggioranza di due terzi ai protestanti. Un assetto sociale e istituzionale che invece di risolvere il problema lo incancrenì: la minoranza cattolica è stata a lungo discriminata e lo Stato dell’Irlanda del Nord è precipitato in una lunga guerra, ritrovando la pace soltanto con l’Accordo del Venerdì Santo del 1998.

Avvenire

Cosa ne sarà di questa vestigia del passato imperiale britannico è presto per dirlo, sicuramente come per le tensioni per l’indipendenza scozzese, anche la questione irlandese è un cruccio per il nuovo Re Carlo III, e la morte della longeva Elisabetta chiude forse anche un’era circa i confini del Regno Unito.

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