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I miracoli di Gesù sono credibili? Ex agnostico scrive un libro per dire di sì 

MIRACLES

John Bridges | PD

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 23/09/22

Adriano Virgili ha pubblicato “Sulle tracce del Nazareno. Introduzione al Gesù storico” per offrire al pubblico un saggio divulgativo sullo stato dell’arte nelle ricerche storiografiche su Cristo.

Spesso quando ci si accosta alle ricerche storiche sulla figura di Gesù ci si imbatte in una tale selva di pregiudizi metodologici che si ha l’impressione di essere posti al bivio: “prendere tutto in blocco, acriticamente” oppure “negare tutto in blocco, ipercriticamente”. 

Effettivamente c’è una parte di questa letteratura che opera in modo così acre e corrosivo (esponendosi peraltro alle debite contro-requisitorie ermeneutiche) da scoraggiare i lettori, specialmente (ma non soltanto) i neofiti: anche tra le fila di teologi di razza, infatti, e di rango (da Ratzinger in giù), serpeggia ciclicamente un certo scetticismo sulla reale utilità del contributo della ricerca storica su Gesù. Se si nega infatti che i Vangeli abbiano (anche) un contenuto storico, allora bisogna rassegnarsi a dichiarare credibili su Gesù soltanto le non pochissime ma neppure corpose informazioni extrabibliche. Tuttavia, forse non siamo costretti a rigettare in blocco il contributo della critica storica… 

È da poco uscito un libro di Adriano Virgili impreziosito dalla prefazione di Gabriele Boccaccini, nella quale si legge, fra l’altro: 

Il libro di Virgili ha il grande merito di avvicinare e coinvolgere il lettore non specialistico al lavoro di coloro che specialisti lo sono, di mostrarne sia le acquisizioni sia le domande ancora irrisolte, e di farlo con grande rispetto, invitando tutti i lettori che abbiano interesse alla figura di Gesù (ebrei, cristiani e musulmani, credenti e non credenti) a | fare altrettanto, senza pregiudizi e timori. La storia non ha certezze definitive ma non è neppure il regno della vaghezza indistinta dove ogni ipotesi vale l’altra ed ogni conclusione – anche la più estemporanea – è egualmente legittima e possibile. 

Gabriele Boccaccini, Prefazione in Adriano Virgili, Sulle tracce del Nazareno. Introduzione al Gesù storico, Palermo 2022, iii-iv 

L’osservazione di Boccaccini è confermata dallo stesso autore: 

Il mio scopo era rendere accessibile ai lettori senza alcuna formazione specifica un ramo della ricerca storica che ha delle implicazioni molto importanti sia per la fede di molti che, più in generale, per la comprensione di una delle radici essenziali della nostra cultura. 

Adriano Virgili, Nota introduttiva in Id., Sulle tracce del Nazareno, v 

Nel mese di luglio ho avuto il piacere personale di intervistare Virgili in merito a questo suo lavoro sulle frequenze di Radio Maria: nel corso del dialogo (il cui audio è disponibile qui sotto), e in particolare rispondendo alla domanda di un ascoltatore, è emerso come la ricerca sul Gesù storico sia stata una delle vie che hanno portato l’autore, ma anzitutto l’uomo, Adriano, da un agnosticismo militante alla gioia della fede. 

Virgili è molto serio nell’applicazione del proprio metodo di indagine storica, qualche volta perfino severo (anche agli occhi di persone non del tutto digiune di questi studi): se un fatto è riportato da un’unica fonte o se sa troppo palesemente di costruzione teologica atta a illustrare narrativamente qualche convinzione della nascente comunità cristiana, lui preferisce non assumerlo come elemento per la ricerca storica (senza tuttavia negare con ciò la sua rilevanza dogmatica). Diciamo che preferisce lavorare con qualche strumento in meno anziché con qualcuno “di troppo”. 

A fronte di questo, un capitolo sorprendente, nel suo libro, è quello sui miracoli: intanto perché, sì, ha dedicato un capitolo specifico a questo argomento, che spesso invece viene rigettato dagli storici (in base al presupposto positivistico che un evento soprannaturale sia per definizione impossibile, e che dunque nulla di storico possa essere miracoloso). E poi perché, nella fattispecie, la sua trattazione offre importanti spunti per meglio capire la portata dei miracoli narrati nei Vangeli. 

Non c’è alcun altro personaggio della storia antica – dice Virgili nel secondo paragrafo del capitolo – con così tante storie di miracoli associate alla sua figura come il Nazareno. Che il fatto di essere un operatore di miracoli fosse di importanza centrale per costui e per coloro che lo conoscevano emerge chiaramente da alcuni fattori: ogni tradizione evangelica collega le grandi folle che Gesù attirava con la sua fama di operatore di miracoli […]; per Marco, il vangelo più antico, la ragione per cui Gesù attirava a sé grandi folle è principalmente la sua fama di operatore di miracoli […]; in tutti e quattro i vangeli canonici viene posta a Gesù la richiesta di autenticare il suo status tramite un miracolo […], richiesta che egli rifiuta perché i segni cosmici o escatologici erano associati alle promesse di falsi profeti; il Nazareno era ricordato come un operatore di miracoli, tanto che altri cercavano di operare guarigioni in suo nome […] e persino Flavio Giuseppe | lo ricorda principalmente come operatore di cose straordinarie […]; Gesù era fondamentalmente un operatore di miracoli […] e questi miracoli diedero luogo a dei conflitti con le autorità. 

Id., Sulle tracce del Nazareno, 202-203 

Se Gesù non avesse veramente operato miracoli, osserva dunque Virgili, non avrebbe potuto riscuotere quel successo che tradizioni del tutto indipendenti (e perfino in conflitto fra loro quanto agli interni) gli attribuiscono: che Gesù abbia compiuto miracoli non è dunque semplicemente “possibile”, è un postulato della sua storia, è storicamente necessario. 

O meglio: è storicamente indubitabile – perché si tratta di un postulato narrativo senza il quale il personaggio del Nazareno non sta in piedi – che attorno a Gesù un grande numero di persone fosse convinto di star assistendo a dei miracoli. Che quelli fossero miracoli o meno, invece, evidentemente non spetta allo storico dirlo, e questo per statuto: l’affermazione “questo è un miracolo!” è appannaggio del singolo individuo e non di una qualsivoglia comunità, perché è privilegio della fede l’emetterla.

A questo punto Virgili osserva che proprio in ragione della loro pubblicità, e dunque del coinvolgimento del popolo in essi, i miracoli vanno distinti in due principali tipi: 

  1. i miracoli di guarigione (preminentemente, di esorcismo); e 
  2. i miracoli sulla natura (pesca miracolosa, tempesta sedata…). 

Quelli appartenenti al secondo novero sono normalmente narrati in cornici meno ampie di quelle dei primi, solitamente avvengono tra pochi testimoni o addirittura tra i soli discepoli, «il che, come è stato notato da alcuni, non depone molto a favore della loro storicità» (ivi, 204). 

Virgili ricorda che nell’evo tardo-antico si predicarono fatti straordinari e poteri taumaturgici anche relativamente ad altri personaggi (è notissimo il caso di Apollonio di Tiana, coevo di Gesù – ma la cui vita fu scritta da Filostrato nel III secolo), però in nessun caso si trova questa peculiarità: 

Ciò che risulta particolare nei racconti di miracoli attribuiti a Gesù, oltre al loro numero, particolarmente elevato, è che questi, da quello che possiamo desumere dai vangeli, assunsero un ruolo particolare nel suo ministero. Attraverso tali opere potenti, infatti, il Nazareno riteneva di manifestare l’attualità del regno di Dio […], asserendo che queste, in quanto manifestazioni del regno, testimoniassero a favore del suo ministero […]. I miracoli non erano semplicemente dei segni o delle prove della venuta del regno di Dio; ma il regno di Dio che prendeva vita nelle persone guarite […]. 

Ivi, 206 

Virgili restituisce in una succinta sintesi il racconto di come, da Karl F. Bahrdt in qua, passando soprattutto per l’opera demitizzatrice contemporanea di Rudolf Bultmann, i miracoli siano stati crivellati di critiche iperrazionalistiche: 

[…] per spiegare <ad esempio> il miracolo di Gesù che cammina sulle acque, <Bahrdt> immagina che in realtà questi fosse in piedi su un pezzo di legno che galleggiava a fior di superficie, ma che i discepoli sulla barca non se ne fossero accorti perché dalla loro prospettiva il pezzo di legno di cui sopra non era visibile. 

Ivi, 207 

Quanto ci sia di razionale in questo “razionalismo” può capirlo da sé chiunque abbia mai visto un mare appena appena mosso: Cristo doveva essere un surfista da oro olimpico, se riusciva a stare in piedi su un relitto alla deriva laddove i suoi amici non erano al sicuro sulla barca. A parziale giustificazione di Bahrdt c’è il fatto che, delle molte città per le quali il suo caratteraccio lo portò a peregrinare (prima di finire la vita come gestore di un biliardo, animatore di società segrete e scrittore pornografico) la più vicina a un qualche mare fu Halle, comunque a svariate centinaia di km dall’acqua marina. 

Qui la presentazione con don Gianmario Pagano (“Bella Prof!”) del 21 settembre 2022

Virgili non infierisce su questi personaggi corrosi dal pregiudizio iperrazionalistico, il che conferisce al suo volume una signorilità e una leggibilità che sarebbero state altrimenti offuscate dal sospetto di intenti apologetici. L’Autore si sofferma poi sulle posizioni (assai distanti) di Bultmann e Verbes, per poi indicare in John P. Meier uno «tra gli studiosi che in tempi recenti hanno dedicato maggiore attenzione alle storie di miracoli con protagonista Gesù»: 

Egli conclude che alcune di queste, come quella della guarigione di Bartimeo, hanno un fondamento storico in un evento in cui i testimoni credettero che Gesù avesse ridato la vista a un cieco. Altre storie, come la moltiplicazione dei pani e dei pesci, possono avere una base simbolica, in questo caso un pasto che Gesù condivise con una grande folla, un pasto che forse solo più tardi fu considerato miracoloso. 

Ivi, 210 

Il problema di fondo, quando si parla di miracoli, è sempre la concezione del soprannaturale che vi sta sottesa, ovvero il giudizio previo che ammetta (o neghi) che al mondo possa intervenire qualche fenomeno di sospensione o di superamento delle leggi della natura. Se si dà un’ammissione di questa possibilità, trasformare l’acqua in vino o placare uno specchio d’acqua agitato dal vento non dovrebbe essere più difficile che permettere a un cieco di vedere. 

Non a caso anche Virgili, nella presentazione del volume, ha voluto scostarsi un tantino dalla tendenza degli storici a squalificare in blocco i “miracoli sulla natura”. 

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Adriano Virgili, Sulle tracce del Nazareno, Palermo 2022, € 23,00
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