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I Cattolici possono pregare per l’anima della regina, ma gli Anglicani credono nel Purgatorio?

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Padre Jonathan Mitchican - pubblicato il 19/09/22

La risposta non è semplice...

Tra le tante cose che si possono dire sulla regina Elisabetta II, una delle più importanti è che era cristiana. Come Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra, era anglicana fino in fondo. Dalla sua morte, milioni di persone in tutto il mondo hanno pregato per lei. Ma gli Anglicani pregano per i defunti? E cosa credono riguardo al Purgatorio?

La risposta a questa domanda non è così semplice come potremmo aspettarci. Il formulario anglicano del XVI secolo noto come i Trentanove Articoli di Religione afferma:

“La dottrina romana relativa al Purgatorio… è cosa folle vanamente inventata, e non fondata su alcuna testimonianza delle Scritture, ma piuttosto ripugnante alla Parola di Dio”.

Questo sembrerebbe escludere completamente il Purgatorio, e un numero significativo di Anglicani concorda ancora con questa affermazione. I Trentanove Articoli non hanno tuttavia un’autorità dottrinale nell’Anglicanesimo, e molti Anglicani oggi li respingono.

A partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, tra gli Anglicani si è sviluppato un movimento che si è definito Anglo-Cattolicesimo. Gli Anglo-Cattolici sostenevano che le chiese anglicane sono sostanzialmente chiese cattoliche escluse dalla comunione con il Papa. Uno dei primi grandi leader di questo movimento è stato San John Henry Newman, che ha scritto nel suo tristemente noto Tract 90:

“Non ogni dottrina [del Purgatorio] è una cosa folle, ma quella romana. Di conseguenza, la dottrina primitiva non è condannata in sé, a meno che, effettivamente, la dottrina primitiva non sia quella romana, cosa che non deve essere supposta”.

Newman fa riferimento ai Trentanove Articoli e dice che non proibiscono di credere in uno stato intermedio dopo la morte in cui si viene purificati, ma solo di credere a un tipo di Purgatorio in cui il giudizio di Dio sul destino finale della nostra anima potrebbe essere invertito, posizione a cui a suo avviso credono alcuni “romani”. Le opinioni di Newman nel Tract 90 furono all’epoca severamente criticate dai suoi correligionari anglicani, e in seguito scoprì che non poteva più sostenerle. Nel 1845 divenne cattolico.

Ad ogni modo, l’idea che si potesse credere in uno stadio intermedio per la purificazione a seguito della morte ha persistito tra gli Anglicani dai tempi di Newman.

C.S. Lewis, ad esempio, ha scritto nel suo libro Lettere a Malcolm che “la nostra anima chiede il Purgatorio”, e che pregare per i defunti, per il loro benessere e la loro purificazione è la cosa più naturale del mondo per un essere umano. “Non so come il resto delle mie preghiere riuscirebbe a sopravvivere se venissero proibite quelle per i defunti”.

Come Newman, Lewis credeva ad ogni modo che ci fosse una profonda differenza tra la sua comprensione del Purgatorio e la “dottrina romana”. Citando Dante e San Tommaso Moro, Lewis suggeriva che per i Cattolici il Purgatorio “è un luogo non di purificazione, ma semplicemente di punizione”.

Lo studioso contemporaneo N.T. Wright è uno dei principali critici anglicani della dottrina del Purgatorio. Nel suo libro Surprised by Joy, sostiene che il Purgatorio non abbia basi bibliche. Come Lewis e Newman, Wright vede una distinzione tra la forma medievale dell’insegnamento cattolico, che descrive come prevalentemente punitivo, e una forma moderna e più attenuata sposata da teologi come Karl Rahner e perfino Joseph Ratzinger, divenuto in seguito Papa Benedetto XVI. Ratzinger vede il Purgatorio come un incontro con Gesù Cristo, che elimina le nostre imperfezioni. Wright scrive che “Ratzinger ha sganciato la dottrina del Purgatorio dal concetto di stato intermedio, e ha spezzato il legame che nel Medioevo ha dato vita all’idea delle indulgenze, fornendo un obiettivo ‘soft’ per la polemica protestante”. Se Wright respinge tanto il punto di vista di Ratzinger quanto l’altro, insiste sul fatto che è “una ritrattazione piuttosto radicale dell’Aquinate, Dante, Newman e tutto ciò che c’è stato in mezzo”.

Wright ha ragione sul fatto che esista una distinzione, ma questa non è tra due diverse dottrine del Purgatorio. Molti dei primi padri parlano di un fuoco di Dio che purifica i peccatori dopo la morte. “Per quanto riguarda certi difetti minori”, ha affermato San Gregorio Magno, “dobbiamo credere che prima del Giudizio Finale ci sia un fuoco purificatore”. Questo concetto non è solo patristico, ma anche biblico. “Se l’opera sua sarà arsa”, dice San Paolo, “egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco” (1 Corinzi 3, 15). In 2 Maccabei 12, 38-46, vediamo Giuda Maccabeo pregare e far “offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato”. Introdurre il Secondo Libro dei Maccabei apre sicuramente un dibattitto del tutto diverso tra gli Anglicani sul fatto che i libri deuterocanonici debbano essere accolti o meno come parte del canone biblico, ma almeno mostra che l’idea del Purgatorio non è semplicemente un concetto medievale.

La dottrina non ha assunto tuttavia la sua forma dogmatica per i Cattolici fino ai Concili di Firenze e Trento. Il Catechismo di Trento afferma che “le anime dei giusti sono purificate da una punizione temporanea, per essere ammesse nel loro paese eterno, in cui nulla entra contaminato”. L’enfasi in questo periodo era spesso posta sulla punizione del Purgatorio, soprattutto nella predicazione popolare, cosa che poteva portare facilmente a malintesi e paura.

Nel corso dei secoli, però, l’enfasi si è spostata. Il Purgatorio è una forma di punizione, ma come ogni penitenza non è vendicativa, ma riabilitante. Come l’esercizio punisce il corpo, la penitenza punisce l’anima, non in modo infruttuoso, ma in un modo che alla fine ci rende più forti. In Purgatorio, Dio fornisce tutto ciò che mancava nella nostra penitenza durante la vita. Il Purgatorio non è solo un segno della giustizia di Dio, ma è soprattutto un segno del Suo amore. Come lo descrive il Catechismo, “coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo” (CCC 1030). La dottrina del Purgatorio mostra che la croce di Cristo vince non solo il nostro peccato, ma anche le ferite che questo si lascia dietro.

La regina si è portata nella tomba la sua opinione sul Purgatorio. Il ruolo della Corona britannica riguardo alla Chiesa d’Inghilterra è analogo al suo ruolo di governo del regno. Come la regina era molto attenta a non rilasciare dichiarazioni sulla politica pubblica, era altrettanto scrupolosa al momento di non addentrarsi in questioni di controversia teologica. L’Anglicanesimo non ha un insegnamento vincolante in materia, e se si chiede a cinque Anglicani è probabile che si ottengano sei opinioni diverse.

Molti Anglicani offrono tuttavia preghiere per il riposo dell’anima della regina, e come Cattolici uniamo le nostre preghiere alle loro. Uno degli aspetti più belli della dottrina cattolica sul Purgatorio è che Dio ci permette di partecipare alla guarigione altrui. In modo misterioso, Dio usa le nostre preghiere come mezzo per amministrare il balsamo dell’amore di Cristo alle anime ferite di peccatori come noi. Le nostre preghiere per Sua Maestà rimarranno come un dono per lei molto tempo dopo che la fanfara del suo funerale sarà un ricordo lontano.

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