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«Il seme è la Parola di Dio»: Cristo ci mostra i misteri del Regno

MANO DEL SEMINATORE

melhijad|Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 16/09/22

Possiamo anche essere un terreno inospitale, è vero, ma la potenza del seme della Parola non viene mai meno. Se decidiamo di accoglierla e custodirla, per la Sua stessa forza, porterà moltissimo frutto.

Vangelo di Sabato 17 Settembre

Poiché una gran folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare la sua semente. Mentre seminava, parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la divorarono. 

Un’altra parte cadde sulla pietra e appena germogliata inaridì per mancanza di umidità. Un’altra cadde in mezzo alle spine e le spine, cresciute insieme con essa, la soffocarono. Un’altra cadde sulla terra buona, germogliò e fruttò cento volte tanto».

Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per intendere, intenda!».
I suoi discepoli lo interrogarono sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perché vedendo non vedano e udendo non intendano.
 Il significato della parabola è questo: Il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dai loro cuori, perché non credano e così siano salvati. 

Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, accolgono con gioia la parola, ma non hanno radice; credono per un certo tempo, ma nell’ora della tentazione vengono meno. 

Il seme caduto in mezzo alle spine sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni, dalla ricchezza e dai piaceri della vita e non giungono a maturazione. Il seme caduto sulla terra buona sono coloro che, dopo aver ascoltato la parola con cuore buono e perfetto, la custodiscono e producono frutto con la loro perseveranza.

(Luca 8,4-15)

Man mano che la fama di Gesù cresce, cresce anche la folla che lo segue. Ma è sempre pericoloso accontentarsi delle folle perché ciò che fa la differenza non sono i numeri ma la qualità dell’ascolto.

Ecco perché Gesù racconta la parabola del seminatore:

«Il seminatore uscì a seminare la sua semente. Mentre seminava, parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la divorarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e appena germogliata inaridì per mancanza di umidità. Un’altra cadde in mezzo alle spine e le spine, cresciute insieme con essa, la soffocarono. Un’altra cadde sulla terra buona, germogliò e fruttò cento volte tanto».

Attraverso questa storia Gesù dà ai suoi interlocutori quattro identikit in cui rispecchiarsi. Si può ascoltare Gesù con distrazione e superficialità, e quindi l’ascolto viene subito cancellato da una qualsiasi distrazione.

Si può ascoltare la parola di Gesù con l’entusiasmo emotivo di quelli che si infuocano subito, ma con altrettanta velocità si spengono non appena finiscono le emozioni.

Oppure ci sono quelli che ascoltano, ma poi si lasciano scoraggiare dalle difficoltà della vita e quindi smettono di prendere sul serio ciò che hanno capito.

Infine ci sono quelli che ascoltano con apertura di cuore, senza facili entusiasmi, senza lasciarsi scoraggiare, e in loro la parola porta frutto.

Chissà quante persone dopo questo racconto hanno smesso di seguire Gesù o hanno deciso di seguirlo diversamente. È un interrogativo anche per noi: siamo superficiali? Abbiamo ridotto la fede a emozione?

Vogliamo che Dio ci liberi solo dalle nostre preoccupazioni? O siamo invece quelli che lo seguono e ascoltano con tutta l’apertura del cuore di cui si può essere capaci?

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