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Paura in Mozambico dopo l’assassinio della religiosa italiana nella diocesi di Nacala

Sœur Maria De Coppi

© AED

Aiuto alla Chiesa che Soffre - pubblicato il 14/09/22 - aggiornato il 14/09/22

“Il sacrificio di sangue di suor Maria De Coppi aiuti a trovare soluzioni per uno sviluppo regionale che benefici tutti gli abitanti e offra nuove prospettive ai giovani, perché la pace possa tornare nella regione”

di Paulo Aido e María Lozano

La componente religiosa sta diventando sempre più importante per i terroristi, ha affermato l’associazione caritativa internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) dopo l’assassinio di suor Maria de Coppi, religiosa italiana di 83 anni assassinata brutalmente a colpi di arma da fuoco nel corso di un attacco armato alla missione di Chipene, nella diocesi di Nacala, in Mozambico.

La religiosa comboniana si trovava da 59 anni nel Paese africano, ed è morta immediatamente. Durante l’attacco, iniziato alle 21.00 e durato fino alle 2 del mattino, sono stati dati alle fiamme e distrutti la chiesa, la scuola, il centro sanitario, la residenza dei sacerdoti e delle religiose, la biblioteca, gli alloggi dei ragazzi e i veicoli della missione. “Hanno distrutto tutto”, ha affermato monsignor Alberto Vera, vescovo di Nacala, in una conversazione telefonica con la sede portoghese di ACS.

“Gli assalitori hanno rubato il tabernacolo e devastato parte della sagrestia, cercando qualsiasi cosa, probabilmente denaro”, ha aggiunto il vescovo, dicendo di credere che non si sia trattato di un atto terroristico contro la Chiesa, ma di un modo per attirare l’attenzione internazionale. “È un grande colpo perché c’erano religiosi stranieri… cercano pubblicità a livello internazionale. Non credo sia contro la Chiesa”.

Al momento dell’attacco, a Chipene erano presenti almeno tre religiose, due italiane e una spagnola, e due sacerdoti italiani. In precedenza, considerando la pericolosità della zona, erano stati evacuati i 35 ragazzi che frequentavano l’internato e gran parte delle 45 ragazze che vi vivevano. Dodici ragazze, tuttavia, si trovavano ancora nella missione.

In base alle ultime testimonianze raccolte da ACS tra i missionari locali, i terroristi sono arrivati a casa delle religiose costringendole ad andarsene, mentre un’altra è fuggita con le ragazze dell’internato. Mentre si allontanava dalla casa, suor Maria ha pensato che le ragazze dovessero trovarsi ancora all’interno ed è tornata indietro, venendo uccisa. Il taglio della linea telefonica ha impedito le comunicazioni per varie ore, ha spiegato il vescovo.

Lo Stato Islamico, sempre più coinvolto nelle violenze

Il Mozambico soffre dal 2017 per la violenza islamista, che ha provocato circa 4.000 morti e centinaia di migliaia di sfollati. Prima concentrati soprattutto nel nord della provincia di Cabo Delgado, gli attentati si stanno ora spostando a sud, arrivando alla provincia vicina di Nampula.

L’attacco alla missione cattolica è avvenuto poche ore dopo che alcune località della provincia di Nampula erano state obiettivo della violenza terroristica, con vari morti e decine di abitazioni date alle fiamme.

“Dal luglio di quest’anno, sembra che lo Stato Islamico abbia preso in mano le redini della situazione. Prima c’erano dei riferimenti, ma non erano chiari”, ha affermato ad ACS un missionario di cui non si vuole rivelare l’identità per la difficile situazione che si vive nella regione. “Per noi la situazione è più sensibile rispetto all’anno scorso, perché ora noi cristiani cominciamo ad essere un obiettivo e la guerra è più religiosa”.

ACS preoccupata per l’escalation di violenza

Anche Ulrich Kny, responsabile dei progetti di ACS per il Mozambico che alla fine dello scorso anno ha visitato la diocesi di Pemba e quella di Nacala, quando la zona meridionale della prima e la provincia di Nampula erano considerate ancora relativamente sicure e accoglievano migliaia di sfollati interni del nord della regione di Cabo Delgado, conferma che da allora la situazione si è aggravata.

“La diffusione del terrore nella provincia di Nampula nelle ultime settimane e il fatto che per la prima volta dallo scoppio della cosiddetta ‘insorgenza’ una religiosa sia stata assassinata dai terroristi aumentano la nostra preoccupazione per il fatto che il terrorismo possa estendersi a tutto il nord del Paese”, ha confessato Kny. “Constatiamo anche che la componente religiosa sta diventando sempre più importante per i terroristi”.

A suo avviso, uno dei problemi sarebbe la disuguaglianza sociale ed economica della zona: “Tutta la regione, con la sua ricchezza di risorse e la coesistenza finora pacifica di musulmani e cristiani, offrirebbe in realtà un grande potenziale di sviluppo, ma l’abbandono e l’impoverimento di grandi fasce della popolazione rappresenta un pericoloso brodo di coltura per la radicalizzazione dei giovani”.

A nome della fondazione, Kny chiede preghiere: “Il sacrificio di sangue di suor Maria De Coppi, che ha dato la vita per salvare le bambine dell’internato dai terroristi, aiuti a trovare soluzioni per uno sviluppo regionale che benefici tutti gli abitanti e offra nuove prospettive ai giovani, perché la pace possa tornare nella regione”.

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