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La Disney taglia i fondi di maternità e paternità, ma paga i viaggi per abortire

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Primeiya | Shutterstock

Francisco Vêneto - pubblicato il 12/09/22 - aggiornato il 12/09/22

Il colosso Disney riduce drasticamente il sostegno ai genitori ma investe per sostenere gli aborti

La Disney ha tagliato i fondi di maternità e paternità dei dipendenti della sua sussidiaria di streaming Hulu, ma pagherà i viaggi alle dipendenti che vogliono realizzare un aborto nel caso in cui nel loro Stato di residenza non dispongano di cliniche abortive.

Il Wall Street Journal (WSJ) ha reso noto che secondo una ricerca della Società per la Gestione delle Risorse Umane (SHRM) su 3.000 datori di lavoro, la licenza di genitorialità remunerata è diminuita dal 44% al 27% tra il 2020 e il 2022. La tendenza tra le imprese statunitensi è quella di ridurre sempre più queste licenze o di eliminarle del tutto.

Il quotidiano specializzato in finanza ha riportato dichiarazioni di un funzionario della Hulu, Devon Richey, che ha affermato che l’impresa appartenente alla Disney ha ridotto la licenza di genitorialità remunerata da 20 a 8 settimane.

“Se il mio lavoro sta tagliando la mia licenza di paternità, come potrò sostenere un figlio senza essere pagato?”, si chiede.

Il WSJ osserva che uno dei costi più elevati per le famiglie statunitensi è quello per la cura dei figli, il che include babysitter e asili. Solo 11 Stati dell’unione esigono che le imprese paghino la licenza di genitorialità ai dipendenti.

Se riduce drasticamente il sostegno ai genitori, la Disney investe però per sostenere gli aborti.

Dopo la decisione della Corte Suprema, annunciata il 24 giugno, di annullare la legislazione pro-aborto precedente, ogni Stato della federazione ha recuperato il diritto di legiferare in modo autonomo sull’aborto all’interno del proprio territorio. La maggior parte degli Stati ha adottato misure restrittive.

In questo contesto, la Disney ha inviato un comunicato interno ai dipendenti informando che avrebbe pagato le spese di viaggio delle collaboratrici disposte a recarsi in altri Stati per abortire, nel caso in cui lo Stato in cui risiedono limiti il cosiddetto “diritto” all’aborto. Nel messaggio, la Disney ha fatto ricorso ai noti cliché eufemistici che descrivono l’aborto come elemento di “pianificazione familiare e cure riproduttive”.

Altri giganti come Amazon, Starbucks, Citibank e Tesla hanno diffuso annunci simili relativi ai viaggi delle dipendenti per abortire.

Tags:
abortodisneymaternitàpaternità
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