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Rapporto interno dal Concistoro, parla il cardinal Barbarin

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Pope Francis leads a mass for the Solemnity of Saints Peter and Paul

Antoine Mekary | ALETEIA

i.Media per Aleteia - pubblicato il 07/09/22

Quasi tutti i porporati del mondo si sono riuniti a Roma per due giorni di lavoro

Circa 200 cardinali si sono riuniti a Roma con Papa Francesco per due giorni di lavori a porte chiuse il 29 e il 30 agosto. Il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo emerito di Lione, ci ha parlato di queste giornate senza precedenti.

Come ha vissuto queste 48 ore di lavoro con gli altri cardinali?

Cardinale Barbarin: È stato un momento raro, che non si verificava da molto tempo. C’erano quasi tutti i cardinali, e volevamo conoscerci perché un giorno, lo sappiamo, ci sarà un conclave. Per i concistori precedenti, Francesco non ci ha chiamati. C’erano circa 60 cardinali che non conoscevo. Sono felice perché ho potuto incontrarne un certo numero, vederli e ascoltarli, soprattutto durante i workshop. 

In concreto, come si sono svolte le sessioni di lavoro?

Cardinale Barbarin: Ci sono stati momenti assembleari e poi laboratori composti da una dozzina di cardinali. Abbiamo avuto un’ora e mezza per condividere le nostre gioie e le difficoltà nella collaborazione con Roma. I resoconti delle assemblee sono stati un po’ rapidi perché i cardinali incaricati di riferire avevano solo quattro minuti per offrire un riassunto di ciò che era stato detto.

È stata una bella opera di comunione, ma non necessariamente facile. Sono cardinale da 20 anni, e questa è la prima volta che vedo questo sforzo di adattamento e di comunione. Sono state giornate fruttuose.

E poi incontri dei buoni amici che non vedi mai. Sono stato felice di vedere il cardinale Sako, patriarca di Baghdad, e il cardinale Marx, con il quale ero studente a Parigi. In questi giorni abbiamo vissuto una vera e propria fraternità concreta.

È stata sollevata la questione dei rapporti tra la Curia e le diocesi locali? 

Cardinale Barbarin: C’è un eterno problema di collaborazione tra l’amministrazione romana e le diocesi. L’obiettivo è quello di rendere l’amministrazione romana non troppo pesante o esigente, ma realmente al servizio delle Chiese locali. E questa è la prima volta che c’è un testo che pone le basi per un nuovo spirito della Curia.

La Costituzione Praedicate Evangelium ricorda la missione fondamentale della Chiesa, che è quella di annunciare il Vangelo. Tutto deve essere organizzato a questo scopo. La Curia non deve essere un’amministrazione centrale, ma un servizio di evangelizzazione.

Rileggere insieme questo progetto, sentirlo spiegato da chi lo ha scritto, fare commenti … È stata un’esperienza preziosa. Queste sessioni di lavoro sono state un buon modo per ricevere [il documento], accoglierlo e commentarlo.

Alcuni cardinali hanno espresso il bisogno di rassicurazioni sulle riforme per una maggiore trasparenza finanziaria in Vaticano. È anche un suo pensiero?

Cardinale Barbarin: Papa Francesco ha affidato una missione al cardinale George Pell, che ha fatto davvero un buon lavoro. Ora l’organizzazione finanziaria è supervisionata da uomini e donne laici competenti nominati dal Papa. Siamo fiduciosi al riguardo. Crediamo che ci siano occhi competenti che osservano e monitorano.

Quello che abbiamo visto alla fine del pontificato di Benedetto XVI è stato triste. Papa Francesco ha capito che è necessaria una vera riforma. Il cardinale Pell, un uomo forte, ha condotto una battaglia, ma le finanze sono sempre un problema, anche nelle diocesi. È una battaglia ovunque. Ciò che è stato fatto ultimamente è quindi perfetto? No. C’è un rischio di fallimento? Ovviamente. Non dovremmo farci illusioni. Il denaro è denaro.

In questi giorni a Roma, ha sentito un’atmosfera di “fine del regno” per quanto riguarda Papa Francesco?

Cardinale Barbarin: Papa Francesco è commovente per via della sua povertà. Soffre, ma non era un’atmosfera di fine del regno. Era completamente presente, nei confronti delle persone e delle cose. Non ci ha parlato della sua salute.

Questo grande incontro dei cardinali è stato quindi speciale. Ci siamo detti “Forse il conclave non è lontano”. Non abbiamo potuto fare a meno di pensarlo, semplicemente a causa dell’età del pontefice. Francesco ha già detto che questa è una porta aperta, ma non ne abbiamo parlato con i cardinali.

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