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Eduardo Verástegui: con il Papa abbiamo parlato dell’arma più potente…

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Antoine Mekary | ALETEIA

Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 06/09/22

Verástegui è produttore, filantropo e pro-vita. A Papa Francesco ha mostrato l’arma che lo protegge: il rosario. “È una preghiera forte, è una preghiera cristocentrica, biblica, molto competa, a cui partecipa tutto il nostro essere, il cuore, la mente, l’anima, il corpo, la voce”, ha detto ad Aleteia

Più di 25 artisti provenienti da tutto il mondo si sono riuniti di recente con il Papa per un incontro di due ore e mezza in occasione di un’iniziativa organizzata dal Vaticano e dalla Fondazione Vitae. L’obiettivo dell’evento era trasmettere valori attraverso l’arte. Francesco ha conversato a braccio per chiedere agli artisti di essere «predicatori» della bellezza.

Tra i partecipanti c’era Eduardo Verástegui, che ha riferito ad Aleteia maggiori alcuni dettagli dell’incontro degli artisti con il Papa e ha parlato della sua esperienza personale di fede e impegno nella trasmissione di valori attraverso l’arte. “La cosa più importante è la santità, non essere famosi o fare film, registrare dischi o dipingere. Questo è secondario”, ha affermato.

Vieni spesso in Vaticano?

Ormai ho una stanza qui. No, non è vero. Vorrei venire più spesso. Mi piace perché è la capitale della nostra fede cattolica. È dove vive il Papa, dove si prendono decisioni molto importanti che hanno un grande impatto sul mondo. E poi, Roma è una città bella; terra di martiri che hanno dato la vita perché noi avessimo la libertà di andare a Messa a qualsiasi ora, senza alcuna persecuzione. C’è un altro tipo di persecuzione, ma non come quella che subivano in passato i cattolici che hanno dato la vita per difendere la propria fede.

Com’è stato l’incontro degli artisti con Papa Francesco?  

Il Papa ci ha ascoltati per più di due ore, ciascuno in base alla sua nazionalità, alle sue convinzioni. C’erano cattolici, cristiani, protestanti, altri che sono alla ricerca di Dio. [.. ] È stato incredibile perché c’è stato un grande scambio anche tra artisti, registi, sceneggiatori, musicisti. Abbiamo imparato molto. […] Sono sicuro che ne deriveranno molti frutti, soprattutto per l’impegno che ciascuno ha messo: uscire meglio di come siamo arrivati, andar via con l’impegno di usare i talenti che Dio ci ha dato per rendere questo mondo un posto migliore in cui regnino maggiormente l’amore, la giustizia, la generosità […]. Un mondo in cui Dio possa regnare in ogni casa, cosa che oggi non accade tanto. Abbiamo tolto Dio dalle scuole, Lo abbiamo tirato fuori anche dai seminari, tante volte dalla politica.

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Il mondo non comprende le ragioni dello spirito…

Nel momento in cui molte persone vedono che porti Dio con te, ti fermano: ‘No, non mischiare la religione con l’arte, non mescolare la religione con la politica’. Non è che si mescoli, è che non si può lasciare Dio chiuso in un posto per andare in un altro in cui non è il benvenuto. Come si può lasciare il proprio migliore amico, il proprio Salvatore, tuo Padre, tuo fratello? No. O lo accolgono o non entro. Perché siamo una cosa sola. È molto importante portare questo messaggio come cattolico, messicano, guadalupano. È molto importante portare il messaggio del rosario. Questa preghiera, ho detto al Papa, è un’arma che ha cambiato la mia vita, e voglio portarla al mondo intero.

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Cos’ha detto il Papa quando gli hai mostrato il rosario? 

Puoi immaginarlo, è l’arma che ha anche lui, e quindi sappiamo bene che forza ha il rosario. Raccomando a tutti di recitarlo, e a chi non sa recitarlo di imparare a farlo. “Sai recitare il rosario?”, mi ha chiesto un sacerdote. Avevo 28 anni e lo portavo come ornamento, ma non sapevo recitarlo. Mi ha dato un libretto che insegnava a pregare con il rosario, ho iniziato a recitarlo tutti i giorni e mi ha cambiato la vita.

Perché il rosario ha tanta forza? 

È una preghiera forte, è una preghiera cristocentrica, biblica, molto competa, a cui partecipa tutto il nostro essere, il cuore, la mente, l’anima, il corpo, la voce. È l’impegno di promuovere la nostra fede, innanzitutto con l’esempio, non con il proselitismo, ma con la testimonianza e l’amore, seguendo un cammino di bontà, di gentilezza. È difficile, perché siamo strumenti scordati, imperfetti, cadiamo, ci rialziamo e torniamo a cadere. Penso alla superbia, alla vanità e a tutte le altre cose che non ti permettono di avanzare. I sacramenti, la Confessione, la Comunione quotidiana, esistono per questo. Vi raccomando di comunicarvi tutti i giorni. Non c’è nulla di più grande che si possa regalare alla propria anima che la comunione quotidiana con Gesù, ricevere il Suo Corpo, il Suo Sangue, la Sua anima, la Sua divinità tutti i giorni. Immaginate la forza che si riceve. E come ho detto sempre, tutti siamo peccatori, siamo tutti strumenti scordati, ma solo Dio può creare melodie perfette con strumenti stonati. Per questo, dobbiamo metterci tutti i giorni nelle Sue mani perché nella nostra vita si compia la Sua Santa Volontà. È questa la strada che ti porta in cielo.

Hai molti progetti dopo questa visita al Papa? 

Non c’è ancora un progetto concreto. Sta per uscire qualcosa, ma è appena iniziata la costruzione, e non di uno, ma di diversi progetti. Ciò che mi porto di Papa Francesco è ovviamente il suo impegno per la Chiesa, il sacrificio che compie ogni giorno. Noi preghiamo tutti i giorni per il Papa. Lui prega per il popolo, per il gregge, ogni giorno. Fondamentalmente, quindi, si tratta di preghiera e di testimonianza. Le parole scuotono, ma l’esempio trascina, la testimonianza dell’amore, la testimonianza della misericordia di Dio.

Come riesci a equilibrare la tua vita professionale, personale ed evangelizzatrice?

Tutto ciò che vale la pena richiede sacrificio. La cosa più importante perché le cose accadano è chiedersi innanzitutto “Chi sono? Cosa ci faccio qui? Qual è lo scopo della mia vita?” Perché se non rispondiamo a questo sarà impossibile cercare di adattarsi allo stesso tempo al mondo, all’arte e a Dio – se non conosciamo nemmeno le basi: lo scopo della mia vita, cioè, conoscere, amare e servire Dio. Dio ci ha creati per essere santi, quindi la cosa più importante è la santità, non essere famosi o fare film, registrare dischi o dipingere. Questo è secondario. È un mezzo molto forte che può fare tanto bene alla società, ma non è il fine della nostra vita. Il fine della mia vita è conoscere, amare e servire Gesù Cristo, essere santo con la grazia di Dio attraverso i sacramenti, la preghiera del rosario, il servizio agli altri, leggere la Bibbia. Non puoi amare ciò che non conosci. La Parola viva di Dio, leggerla tutti i giorni, nutrirsi del cibo dell’anima, di digiuno e penitenza. Quando hai quella struttura, quindi, trovi la tua missione perché ti avvicini a Dio e ascolti realmente qual è la tua missione. Ti si presenta la missione.

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E poi cosa succede? 

Più si è lontani da Dio, più è difficile trovare la propria missione. E una volta trovata la propria missione, le cose scorrono. Non siamo chiamati ad essere persone di successo, ma ad essere persone fedeli a Dio. Lo diceva Santa Teresa di Calcutta. Se dopo essere stato fedeli a Dio viene anche il successo del mondo è una benedizione. Usiamo questo successo per fare la differenza nella vita degli altri. Ma se non viene, non bisogna compromettere i propri principi, i propri valori, per stare bene con il mondo, perché questo non viene da Dio. Credo che la prima cosa sia mettersi in ginocchio, aprire il cuore e dire “Signore, sono disposto a lasciar morire quella parte di me affinché sia Tu a vivere dentro di me”. Quando succede, allacciati la cintura perché la vita si fa dura! È la grande avventura del cattolico che si pone nelle mani di Dio ed è pronto a dare tutto per la grazia di Dio. Ovviamente perché la fede è un dono, è una grazia. Per questo bisogna prendersene cura, proteggerla e chiedere a Dio di aiutarci a crescere in santità.

E gli ostacoli?

Fanno parte della crescita, perché se non ci fossero questi ostacoli, come si crescerebbe? Ci devono essere sfide, ostacoli, avversità. Fa parte del gioco. Ci devono essere notte, giorno, buio, luce. Vai in palestra e sollevi un peso, e il peso tende a scendere e tu sali. Questa resistenza produce poi un frutto, il muscolo. Anche l’anima ha bisogno di lottare per produrre dei muscoli: le virtù.

Cos’è una virtù? 

È una buona abitudine, che ripetuta molte volte diventa una virtù. 

Cos’è un vizio?

È una cattiva abitudine, che ripetuta varie volte diventa un vizio. È una guerra interna tra vizi e virtù. Il lupo bianco e il lupo nero.

Chi vince? 

Colui che nutri di più. La vita è perfetta. Qualunque cosa accada, se vai in profondità, Dio lo permette per il bene di tutti coloro che lo amano. “Non cade una sola foglia da un albero senza che Dio lo permetta”. Per questo bisogna pregare, per capire il dolore, per capire il mondo. E allora facciamo qualcosa. Mi è toccato vivere quei tempi. Perché? Dio non sbaglia. Siamo qui. C’è un motivo per la nostra presenza qui. Ebbene, dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia; vuol dire che dove c’è tanto peccato nel mondo, c’è anche tanta grazia

Manda per favore un saluto ai nostri lettori…

Viva Cristo Re! Viva la Madonna di Guadalupe! Viva il Messico! Dio vi benedica. Coraggio!

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