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Vostro figlio voleva un’altra maestra? Come rassicurarlo 

SZKOŁA

Syda Productions | Shutterstock

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 31/08/22

Il vostro bambino torna deluso dal primo giorno di scuola perché la sua maestra “non ha l’aria gentile”? Ecco sei consigli per rassicurarlo e restituirgli il sorriso.

La ripartenza ha il suo carico di sorprese… Eccitati per il nuovo anno anche i vostri figli torneranno a casa dopo il primo giorno di scuola: saranno felici di aver ritrovato gli amichetti oppure delusi dalla nuova maestra, se non era quella che si aspettavano? 

I più piccoli piangono, i più grandi restano contrariati, ma le frustrazioni sono analoghe, che si tratti di scuola materna, primaria o media (e non sono escluse le superiori). Come aiutare allora i bambini a superare la delusione? Come rassicurarlo e rendergli il sorriso? Ecco alcuni consigli. 

1Osservare e accogliere le emozioni del bambino

Il primo giorno di rientro a scuola è terminato. Rivedete vostro figlio ma notate che si comporta in maniera diversa dal solito. Tra un senso di ingiustizia, di rabbia o di angoscia, sembra nascondere un velo di tristezza. Per poter comprendere quel che accade realmente, è importante anzitutto osservare e accogliere le sue emozioni, nonché essere completamente in ascolto di lui. 

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È fondamentale – consiglia Marie Lucas, psicologa clinica specializzata nelle terapie brevi del bambino – accompagnare il bambino a scuola, come pure andare a prenderlo all’uscita, il primo giorno. Perché? Perché dovete osservare sia come entra sia come esce. Guardatelo senza che vi veda: parla con gli altri bambini? Sta sulla difensiva, a testa bassa? Quando incrocerete lo sguardo potrete poi capire rapidamente se c’è qualcosa di insolito. 

Questo non significa che lo si debba subissare di domande, oppure che si debbano minimizzare le sue emozioni dicendogli di smetterla di piangere perché «non ne vale la pena». È invece essenziale abbracciarlo, avere per lui un gesto di tenerezza per manifestargli sostegno e comprensione davanti al suo disappunto. Dirgli per esempio: «Sono felice di rivederti!». Se il padre non può esserci, spiega Marie Lucas, può lasciare un bigliettino per il figlio per dirgli che non può andare a prenderlo all’uscita ma che vorrebbe tanto essere con lui. 

2Confortarlo e mettersi in suo ascolto

Solo dopo potrete parlargli con calma, ad esempio una volta tornati a casa mentre si mangia insieme. 

Una cosa che può aiutare il bambino è proporgli un rituale speciale per il primo giorno di scuola: pane e cioccolata a merenda o piadine per cena… Si tratta di avvolgere il bambino di coccole e di cose confortevoli per sottolineare una giornata tanto importante per lui, e per tornare a dirgli quanto si sia felici di essere accanto a lui. 

Bisogna poi che sia libero di esprimerlo senza essere interrotto dalle notifiche dei vostri telefoni o da altre urgenze: è essenziale per aiutarlo a verbalizzare. Dare i nomi alle emozioni – quali che esse siano – è il primo passo verso la ricerca delle soluzioni. 

La psicologa consiglia di evitare in particolare formule come “ma non è niente!” o “non è grave”: bisogna invece porre domande aperte. Se ad esempio vostro figlio trova che la nuova maestra abbia l’aria troppo severa, domandategli: «Severa come? Che è successo, di preciso? In che cosa hai trovato difficile questa cosa? Dimmi che cosa ti è piaciuto di più oggi. E che cosa di meno?». È proprio ponendo ai vostri bambini delle domande aperte che quelli potranno enunciare gli elementi concreti della sua delusione. Quest’ultima può poi nascondersi qualcosa di diverso rispetto a una frustrazione legata al rientro a scuola, come ad esempio la tristezza per la separazione dai genitori. «Bisogna entrare nel mondo del bambino per comprendere che cosa è stato ferito e che cosa si nasconde realmente dietro la sua tristezza», sottolinea ancora Marie Lucas. 

3Rassicurarlo sulla evoluzione positiva della situazione

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Dopo una giornata che ha provocato delusione nel bambino, è cosa buona rassicurarlo descrivendogli i giorni che andranno a seguire, offrendogli la prospettiva dell’evoluzione positiva della situazione. Spiegare allora al bambino che ci vuole tempo per adattarsi è fondamentale. Riformulare o tornare a porre questioni come “cosa avresti voluto e non è accaduto?”, “che cosa cambieresti?”, “in cosa questo cambiamento ti aiuterebbe a scuola?” può aiutarlo a progredire. 

Certamente, comprendere il metodo della nuova maestra o arrivare ad apprezzare i nuovi compagni di classe può richiedere del tempo. È una cosa normalissima, che si tratti dell’universo della scuola per i bambino come di quello del lavoro per gli adulti. È un’occasione buona per spiegare ai vostri figli perché è importante imparare a fare passi verso gli altri – una qualità preziosa in ogni momento della vita. 

Concretamente, nel caso di un amichetto finito in un’altra classe, chiedete ai vostri figli: «Si direbbe che sia molto importante che il tuo amichetto sia vicino a te: che cosa aggiunge alla tua giornata?». E poi, a seconda di quel che risponde sul valore di quell’amicizia, chiedete che cosa si possa fare perché l’amicizia si sviluppi ancora. È importante far riflettere il bambino sul senso e sulla natura delle cose: la classe è fatta per imparare o è un luogo di amicizia? E continuare dicendo: «Se la classe non è anzitutto un luogo di amicizia, puoi accettare di non essere seduto di fianco al tuo amichetto?». 

Per quanto riguarda la nuova maestra o i professori, potete aiutarli ad adattarsi meglio ai loro metodi di lavoro: questo li aiuterà a superare la paura del cambiamento. 

4Trovare insieme delle soluzioni

È molto importante trovare insieme la soluzione. I genitori dànno la mano al bambino, ma è il bambino che cammina. È fondamentale per conferire al bambino il senso della doppia sicurezza: quella che viene dai genitori (l’esperienza affettiva coi genitori che lo accompagnano e che sono sempre lì) e quella personale (l’esperienza emotiva che permette al bambino di sapere che può gestire da sé i propri problemi). Marie Lucas suggerisce di dire al bambino: 

Puoi parlarne alla maestra, e io andrò a trovarla per sottolineare quel che le avrai detto. 

Procedere in quest’ordine offre al bambino occasione di crescere e di esserne fiero. Per aiutarlo a dare al problema il giusto nome, gli si può porre anche questa domanda: «Allora questo significa che se risolviamo il problema concreto andrai a scuola col sorriso?». 

5E se nulla cambia?

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Se però la situazione non evolve in capo a una settimana e se vostro figlio non riesce a superare l’angoscia della ripartenza, è importante discuterne con l’insegnante. Saprete valutare insieme se ci si debba preoccupare davvero, e disporre contromisure per aiutare il vostro bambino a gestire lo stress. Certo, in caso di difficoltà più preoccupanti legate ad esempio a un trasferimento scolastico non dovrete mancare di dire e ripetere al bambino che sarete accanto a lui per superare qualunque tipo di problema. 

Ogni sintomo forte e insolito che perdura indica che c’è una sofferenza reale. L’irritabilità, il rendimento che cala, il rifiuto di andare a scuola, le crisi di pianto possono nascondere cose più gravi delle delusioni del primo giorno di scuola. Bisogna vegliare su questo e non attendere per indagare sulla vera origine della sofferenza del bambino. 

6Benedire il bambino prima di mandarlo a scuola

Benedire il bambino prima di andare a scuola è un modo per far entrare Dio nella sua vita, fino all’aula scolastica e al cortile della ricreazione. Significa affidarlo al Signore per tutto il tempo in cui è a scuola, in particolare pensando a situazioni che possono essere difficili da gestire per lui. 

La benedizione, che è una preghiera, riguarda le sue relazioni con gli altri alunni, coi docenti, riguarda il suo desiderio di apprendere e crescere nelle conoscenze e nella saggezza, nonché il suo modo di testimoniare la gioia dell’Evangelo… Non è questo il modo migliore di aiutarlo a cambiare sguardo sulla delusione del primo giorno di ritorno a scuola? 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

Tags:
bambinicrescereeducazionegenitori e figliscuola
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