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Lo storico gesto di Gorbaciov alla Chiesa che aprì il cuore di Wojtyla

JOHN PAUL II MEET GORBATCHEV

©DERRICK CEYRAC / AFP

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 31/08/22 - aggiornato il 31/08/22

Il presidente della Unione Sovietica, morto a 91 anni, ha cambiato il corso delle relazioni tra l'Europa dell'Est e la Chiesa Cattolica. Nel 1989 decise di andare in Vaticano. Ecco cosa accadde

La morte di Mikhail Gorbaciov, ex presidente dell’Unione Sovietica, avvenuta all’età di 91 anni, dopo una lunga malattia, fa venire in mente un suo gesto senza precedenti nei confronti della Chiesa. Che non tutti ricordano o conoscono. 

Medaglia d’Oro e Nobel per la pace 

In queste ore di Gorbaciov, si sente parlare sopratutto dei suoi trascorsi da politico di razza: ultimo segretario generale del Partito comunista sovietico, pose fine alla Guerra fredda con gli Stati Uniti, ma non riuscì a evitare il collasso dell’Unione sovietica. Fu l’ultimo leader dell’Urss, e venne insignito nel 1989 della Medaglia Otto Hahn per la Pace e, nel 1990, del Nobel per la pace (Corriere.it, 31 agosto).

L’incontro tra Gorbaciov e Giovanni Paolo II

Il 1 dicembre 1989, ci fu però uno degli incontri storici del XX secolo, che hanno lasciato un segno indelebile nel novecento: quello tra Papa Giovanni Paolo II e Gorbaciov, avvenuto in Vaticano. E’ stato primo faccia a faccia tra un Papa cattolico ed un Presidente dell’est, alla vigilia dell’inizio del crollo dell’impero comunista.

In quell’incontro Gorbaciov annunciava l’intenzione di stabilire relazioni con la Santa Sede e la volontà di invitare il Papa a Mosca. Visita che non avverrà (RaiNews, 31 agosto). 

“E’ un uomo di principi”

L’allora portavoce della Santa Sede, Joaquin Navarro-Valls, racconto un retroscena di quel faccia a faccia tra il Papa e il presidente dell’Unione Sovietica. 

«Una sera mi capitò di parlare con il Papa dell’incontro avvenuto la mattina precedente con Michail Gorbaciov. Su di lui, il Papa non ebbe esitazioni: “E’ un uomo di principi”, mi disse. Con grande interesse gli domandai cosa fosse un uomo di principi. E mi rispose: “E’ una persona che crede così tanto nei suoi valori da essere disposta ad accettare tutte le conseguenze che ne derivano, anche se possono dispiacergli e non tornargli utile» (Osservatorio on line, 1 settembre). 

Stop alle persecuzioni contro i cristiani nell’Urss

La caduta dell’Urss nel 1991 fu una svolta nel pontificato di Karol Woytjla e aprì una nuova fase per i cristiani duramente provati da oltre settant’anni di comunismo.  

C’è un libro, dal titolo “Giovanni Paolo II e la Chiesa cattolica in Urss e nei Paesi sorti dalla sua dissoluzione”, curato dal teologo e storico Jan Mikrut, professore all’Università Gregoriana e pubblicato Gabrielli Editore, che racconta la storia di quegli anni, dall’arrivo di  Gorbaciov al potere a Mosca ai viaggi di Giovanni Paolo II nelle Repubbliche post-sovietiche.

1988: Il battesimo della Rue di Kiev

Mikrut ne parla con Vatican News: «L’importanza di Giovanni Paolo II per la Chiesa in Unione Sovietica – dice – è dimostrata dalle sue iniziative, dai documenti, dalle encicliche, ma anche dimostrata dai fatti con la ripresa dei rapporti diplomatici tra il Vaticano, l’Unione Sovietica e i Paesi che sono succeduti. I primi avvicinamenti si hanno nel 1988 quando la Chiesa ortodossa ha celebrato solennemente il millesimo anniversario dal battesimo della Rus di Kiev, alla quale prese parte anche una delegazione ufficiale del Vaticano». 

1989: il cambiamento epocale

Nello stesso anno Michail Gorbaciov annunciò la glasnost e la perestroika nella sua politica. «Un cambiamento epocale – prosegue lo storico della Gregoriana – è legato alla visita di Gorbaciov in Vaticano il 1 dicembre 1989. Giovanni Paolo II era commosso da questa visita, essendo consapevole che si trattava di un alto rappresentante del sistema sovietico che da decenni, in modo raffinato, organizzava la persecuzione della Chiesa e della vita religiosa dei cattolici sul territorio»

1990: il nunzio apostolico nell’Urss

In quell’occasione Gorbaciov, «si mostrò disponibile ad aprire la strada alla collaborazione e così il 29 gennaio 1990 fu nominato un nunzio apostolico per gli incarichi speciali presso il governo dell’Unione Sovietica, Francesco Colasuonno, che arrivò a Mosca il 6 maggio 1990. Il nunzio visitò la Bielorussia, l’Ucraina, la Lituania, la Lettonia, le Repubbliche centroasiatiche ed era festeggiato in modo molto vivace come rappresentante del Papa, e come se il Papa fosse presente». 

Le due immense diocesi in Russia

Incontrò anche, conclude Mikrat, «i pochi vescovi che c’erano ancora in Lituania e in Lettonia, i sacerdoti che operavano in clandestinità e iniziò un dialogo con gli ortodossi e presto furono preparate le nomine per i vescovi in Lituania, in Lettonia, in Ucraina e nelle altre repubbliche sovietiche». 

E poi, chiosa dello storico della Gregoriana, «si parlò anche della possibilità di creare due diocesi in Russia – a Mosca e a Novosibirsk – e alla fine il 10 maggio 1990 fu nominato il rappresentate dell’Unione Sovietica presso la Santa Sede, Yury Karlov. Ad ottobre fu approvata in Urss la legge sulla libertà di coscienza e le organizzazioni religiose che ha riconosciuto anche le organizzazioni religiose cattoliche».

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La “profezia” di Papa Francesco

Profeticamente, proprio due giorni prima della morte di Gorbaciov, Papa Francesco aveva evocato il rischio sempre di una nuova “guerra fredda” tra Occidente e Oriente. Il Papa lo ha fatto pensando ai blocchi che oggi stanno supportando, dietro le quinte, con l’invio di armi, l’ormai stagnante guerra tra Russia e Ucraina. 

Proprio il superamento di quei blocchi e della “guerra fredda” sono stati i due temi che portarono alla consegna del Nobel per la Pace a Gorbaciov, tessitore di pace come Papa Francesco.  

Tags:
diplomazia pontificiagiovanni paolo IIrussia cristiana
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