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Come sapere qual è la volontà di Dio per la mia vita?

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Felipe Aquino - pubblicato il 23/08/22

Due sono le cose sono necessarie per trasformare una vita

Molte persone si pongono domande come queste: “Cos’è che Dio vuole che io faccia? Qual è la volontà di Dio per la mia vita? Quale professione devo svolgere? Qual è la mia vocazione?” Tutti, prima o poi, ci chiediamo cose simili.

Qualcuno ha detto che “la prima vittoria di un uomo è il fatto di essere nato”, e di fatto questa è la grazia più grande. Come ha detto San Paolo, Dio ci ha eletti in Cristo “prima della formazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a Lui” (Ef 1, 4). L’Apostolo delle Genti esortava gli Efesini a comportarsi “in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta” (Ef 4,1).

Qualunque sia la nostra attività o il nostro stato di vita, quindi, l’aspetto più importante è valorizzare la vita, dono prezioso di Dio.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che “l’uomo è per natura e per vocazione un essere religioso” (n. 44), e Papa Giovanni Paolo II una volta ha affermato: “Non abbiate paura della santità, perché in essa consiste la piena realizzazione di ogni più autentica aspirazione del cuore umano” (L’Osservatore Romano, 7/4/96).

La ricerca della santità non è slegata dalla vita quotidiana, anzi, è inserita in questa. È nel mondo del lavoro, della famiglia, della scienza, della politica, ecc., che si deve realizzare la vocazione alla santità. Gesù ha chiesto al Padre: “Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che li preservi dal maligno” (Gv 17,15).

Sappiamo bene che “il lavoro non è una fatica penosa, ma la collaborazione dell’uomo e della donna con Dio nel portare a perfezione la creazione visibile” (n. 378).

È quindi necessario che ciascuno di noi, con i talenti che Dio gli ha dato, scelga e viva bene la sua professione e realizzi la sua vocazione. Sappiamo quanto Gesù abbia sottolineato l’importanza di non sotterrare i talenti che Dio ci ha dato. Egli ci chiederà conto di ciò che ne abbiamo fatto.

L’elemento più importante

Qualunque sia la professione da scegliere, dev’essere al servizio dell’amore nei confronti di Dio e del prossimo, e il primo modo di amare bene è lavorare bene, perché così serviremo bene gli altri. Papa Paolo VI ha affermato che l’amore è “la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano” (Persona humana, 7).

Ciascuno di noi deve trovare il proprio posto, sia nella società che nella Chiesa, senza sprecare la vita, il tempo e i talenti, perché gli altri hanno bisogno di noi. Accumula meriti davanti a Dio chi “fa il bene senza guardare a chi”. Nessuno può sentirsi inutile o superfluo in questo mondo, perché Dio ha una missione per tutti, single e sposati.

“Chi non vive per servire non serve per vivere”, dice un adagio. Amare è servire, ed è questo che ci rende felici e santi. Fare il bene fa bene. Don Bosco diceva che “Dio ci ha posti in questo mondo per gli altri”. Charlie Chaplin ha affermato che “l’uomo non muore quando smette di vivere, ma quando smette di amare”.

Nell’amore c’è la forza della vita. Amare è donarsi, in modo spontaneo, volontario e disinteressato. Molto più che dare cose agli altri, è donare se stessi – la propria dedizione, il proprio tempo, il proprio cuore.

Solo l’amore costruisce l’uomo e il mondo. Non muore e non finisce mai, anche se è inchiodato a una croce. La ragione della frustrazione dell’uomo post-moderno è che ha dominato il mondo e le stelle, ma non ha imparato ad amare il fratello che è accanto a lui. Solo una vittoria dell’amore può dare pace e felicità al mondo.

Ci sono molte persone malvagie perché non hanno fatto esperienza dell’amore. Non sono mai state amate abbastanza. “L’amore è quell’ala che Dio ha dato all’anima perché possa salire fino a lui”, ha detto Michelangelo. La mancanza d’amore disintegra l’uomo e l’umanità.

Dio si dà a chi dona

Sappiamo che l’albero che trattiene i suoi frutti muore. Bisogna essere come l’albero, che sa donare i suoi frutti a chiunque. Dio si dona a chi dona. Nessuno è povero e infelice quando ama. Ci arricchiamo per quello che diamo, molto più che per quello che abbiamo. Il vero amore inizia dove non si aspetta niente in cambio.

Per potersi donare, però, bisogna possedersi. Nessuno dà quello che non ha. Se una persona non si possiede, non si domina, non ha il controllo sulle proprie passioni, sarà difficile che si doni agli altri. È un chiaro motivo per cui molti sono egoisti.

Qualcuno ha detto: “Ho cercato me stesso e non mi sono trovato, ho cercato Dio e non L’ho trovato, ho cercato mio fratello e ho trovato tutti e tre”.

Amare è una decisione consapevole di andare incontro agli altri e donarsi a loro. È questo che rende felici. Tutto quello che si trova sulla propria strada dev’essere visto come un’opportunità per amare. Il vero amore ci rende liberi perché ci libera dalle cose e da noi stessi.

Amare non è un’opzione momentanea, ma una scelta di ogni momento. Non è un atto sentimentale, è una decisione. Gesù ci ha comandato di amarci come Egli ci ha amati. E come ci ha amati? Su una croce. In una croce non c’è niente di romantico e sensuale, ma c’è una decisione.

Gesù Cristo

L’unico “impero” sopravvissuto per duemila anni è quello che Gesù Cristo ha fondato sull’amore, e ancora oggi milioni di persone morirebbero per lui. Dura per sempre solo quello che è fatto per amore. L’amore gioisce della felicità dell’altro, e ne fa la propria felicità.

Due sono le cose necessarie per trasformare una vita: amore nel cuore e sorriso sulle labbra. Sappiamo che nel mondo non manca il pane perché tutti possano nutrirsi; ce n’è molto più del necessario, ma manca l’amore, e gli uomini finiscono per essere carenti di pane.

Madre Teresa di Calcutta ha detto che “un cuore gioioso è il risultato normale di un cuore inondato d’amore”.

Per amare bisogna essere disponibili. Se qualcuno vi cerca quando ha freddo, è perché sa che avete una coperta. Se qualcuno vi cerca quando piange, è perché sa che avete parole di conforto. Se qualcuno vi cerca nel dolore, è perché sa che avete il rimedio. Se qualcuno vi cerca quando è affamato, è perché sa che avete del cibo.  Se qualcuno vi cerca quando è nel dubbio, è perché crede che abbiate l’orientamento di cui ha bisogno. Se qualcuno vi cerca quando è scoraggiato, è perché crede che voi abbiate fede. Nessuno arriva da voi per caso!

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