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Spiritualità
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Il semplicissimo metodo per non annoiarsi a messa (mai più) 

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Aliénor Strentz - pubblicato il 22/08/22

Il Concilio Vaticano II ha presentato la messa come «fonte e culmine della vita cristiana». Come cattolici, ci andiamo almeno la domenica; ma la viviamo veramente come “culmine” della nostra vita? Per aiutarci, il venerabile Bruno Lanteri ha proposto un metodo semplicissimo che ciascuno fra noi può praticare per vivere la messa con tutto il cuore.

Fonte e culmine della vita cristiana, la messa è un momento privilegiato per andare incontro a Cristo, prendersi del tempo per lui adorandolo così come Egli desidera. Eppure non è sempre automatico restare concentrati a messa, laddove veniamo presi dai pensieri sulle (pre)occupazioni quotidiani. 

Perché non provare allora il metodo del venerabile Bruno Lanteri (1759-1830), prete cattolico che ha scritto, quando ancora si trovava in seminario, un testo sul modo in cui voleva vivere la messa? Lo applicò anzitutto a sé stesso, prima di farlo conoscere ad altri preti e, attraverso questi, a molti fedeli. 

Il metodo di Bruno Lanteri 

Il suo metodo per vivere la messa è semplicissimo. Bruno Lanteri scelse delle figure bibliche differenti perché lo accompagnassero in ogni parte della messa. Si sforzava, nel corso della celebrazione, di imitarne le virtù e l’amore di Cristo. Ecco il testo che scrisse come promemoria [si tratta di una retroversione dal francese, non del testo originale del Lanteri, N.d.T.]: 

Quando entrerò in chiesa, immaginerò di venere Simeone che venne al Tempio, condotto dallo Spirito Santo, per la presentazione e la circoncisione di Gesù; oppure immaginerò di vedere un altro santo fervoroso. 

Durante la messa, durante i riti penitenziali, ricercherò i sentimenti e il cuore stesso dell’esattore delle tasse (Lc 18,13). 

Durante il Gloria, i sentimenti degli angeli. 

Durante le Orazioni, quelli di un ambasciatore inviato dalla Chiesa. 

Durante le Letture e il Vangelo, quelli di un discepolo. 

Durante la professione di fede, quelli dei martiri. 

Durante la preparazione delle oblate, quelli di Melkisedek (Gen 14,18-20). 

Durante il Prefazio, quelli della Corte Celeste. 

Durante la consacrazione, quelli di Cristo. 

Durante il Pater Noster, quelli di un mendicante che chiede a Dio ciò di cui ha bisogno. 

Durante l’Agnus Dei, quelli del colpevole bisognoso di perdono. 

Durante la Comunione, quelli dell’amante. 

Durante le parole “la messa è finita, andate in pace”, quelli di un apostolo. 

Lascerò allora l’altare come se avessi il cuore in fiamme. 

A complemento di questo testo, Bruno Lanteri spiegò pure come egli si preparasse, da prete, alla messa: 

Prima che la messa cominci, penso a quel che accadrà all’altare tra me, il Padre Eterno e il suo Figlio unico. Penso ai quattro motivi della messa (l’adorazione, la contrizione, l’azione di grazie e la supplica). Parlo quindi a ciascuna delle tre persone della Trinità. Chiedo perdono per i miei peccati, chiedo le virtù di cui ho bisogno e domando a Maria e a Giuseppe di insegnarmi come comportarmi con Gesù. Chiedo al mio Angelo Custode di assistermi all’altare, e formulo l’intenzione per la messa. 

Un metodo per oggi 

Con un po’ di allenamento, è facile applicare questo metodo. Immaginatevi… 

Uscite di casa per andare a messa, entrate in chiesa pensando che state per applicare il metodo del padre Bruno Lanteri. Salutate il Signore con una genuflessione. Il sacrista e il prete sono già lì che si preparano: di lì a pochi minuti la messa comincerà. 

Seduti al vostro posto, chiudete gli occhi e pensate a Simeone. Per anni e anni ha desiderato vedere il Cristo, senza mai perdere la speranza. Immaginatevi il giorno della circoncisione di Gesù (Lc 2,22-35): spinto dallo Spirito Santo, egli uscì di casa e si recò al Tempio, animato da una immensa speranza. Sentite con lui la speranza e la gioia all’idea di incontrare il Cristo. Gli chiedete di darvi i sentimenti che lo animavano allora. Anche voi andate a incontrare Cristo nell’Eucaristia. 

Presentare i propri bisogni e quelli del mondo 

La messa comincia e arriva l’atto penitenziale. Pensate all’esattore di tasse, pieno di contrizione per via del suo peccato. Come lui, e ricordandovi dei vostri peccati, supplicate Dio: «Pietà di me, o Dio, perché sono un peccatore» (Lc 18,13). Domandate all’esattore di tasse di donarvi la sua contrizione, il suo desiderio di conversione e la sua fiducia nella misericordia di Dio. 

Segue il Gloria, e visualizzate gli angeli che cantano la gloria di Dio in occasione della Natività del Salvatore (Lc 2,13-14). Sono accanto all’altare, benché invisibili ai vostri occhi. Chiedete loro di darvi un cuore pieno di lode verso Dio, come se voi stessi assisteste alla nascita di Gesù nella placida notte di Natale. 

Dopo il Gloria, il prete conclude la prima parte della celebrazione introducendo l’orazione con l’invito “preghiamo”. Un momento di silenzio vi permetterà di presentare a Dio i vostri bisogni e quelli del mondo. Vi unite all’“ambasciatore” che è il prete, secondo Bruno Lanteri, alla sua preghiera e a quella di tutti i preti al mondo. 

Quando le letture e il Vangelo vengono letti, vi immaginate di essere un discepolo di Cristo che lo ascolta attentamente sulla montagna, nel Tempio di Gerusalemme o ancora presso il lago di Tiberiade. Ascoltate con intensità il Vangelo e l’omelia, come se fosse Gesù stesso a parlarvi. 

Un cuore pieno di fede e di ardore 

Il prete invita allora l’assemblea a professare la propria fede in Dio. Domandate ai martiri che hanno perduto la vita per via della fede in Cristo di donarvi il loro cuore riempito di fede e di ardore. 

Durante la preparazione delle oblate da parte del prete, unite la vostra propria offerta a quella del celebrante. Offrite il “sacrificio vivente” della vostra vita, con le sue pene e le sue gioie. Cercate i sentimenti stessi del prete e di Gesù che offre la sua vita al Padre. 

Durante il Prefazio, introdotto dall’antico dialogo “In altro i vostri cuori” e che porta al Sanctus, ricercate in voi i sentimenti della Corte celeste, vale a dire di tutti beati che in paradiso contemplano Dio. Visualizzate accanto all’altare i santi più cari al vostro cuore e cantate con loro la santità di Dio. 

Dopo la consacrazione, durante a quale vi unirete a Gesù offrendovi al Padre, dite il Padre Nostro con uno spirito di poveri. Bruno Lanteri non indicò un preciso riferimento biblico, ma voi potrete pensare a un personaggio delle Scritture che ha implorato Dio con tutto il cuore per ottenere qualcosa di importante: la regina Ester che supplica Dio di salvare il proprio popolo (Est 4), i lebbrosi che chiedono a Gesù di essere purificati (Mc 1,40) o ancora Giairo che implora Gesù di guarire la figlia in articulo mortis (Mc 5,23). Cercate di imitarli nella povertà di spirito e nell’incrollabile fiducia in Dio. 

Un cuore contrito ma pieno di fede in Dio 

Poi cantate l’Agnus Dei col cuore contrito ma fiducioso nella misericordia divina. Potete per questo pensare al Salmista (il re Davide) che implora da Dio il perdono mentre canta la sua speranza nell’Eterno. 

Durante la Comunione, è il momento in cui pensate e agite da innamorati. Anche qui, Bruno Lanteri non vi offre una figura biblica, ma potete restare col re Davide e chiedergli di desiderare Dio come lo ha desiderato lui: 

O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora io ti cerco:
di te ha sete l’anima mia; a te anela la mia carne,
come terra deserta, arida, senz’acqua… 

Ps 62 

Ecco che la messa è finita e neanche ve ne siete accorti! Il diacono vi congeda con le parole “andate in pace” (o formule simili) e siete letteralmente mandati in missione nel mondo. Ripartite col cuore di un apostolo – parola che significa letteralmente “inviato”. 

A Biblical Way of Praying the Mass : the Eucharistic Wisdom of Venerable Bruno Lanteri. Fr. Timothy Gallagher, EWTN Publishing, Alabama 2020.

Aliénor Strentz è fondatrice del blog Chrétiens heureux, al quale potete iscrivervi per ricevere la Newsletter mensile. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

Tags:
azione liturgicaeucaristialiturgiaMessariforma liturgica
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