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Si è sciolto il sangue di San Lorenzo ad Amaseno (FOTO) 

liquefazione sangue amaseno

Stefano Leoni | Facebook

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 12/08/22 - aggiornato il 12/08/22

La liquefazione si ripete regolarmente tra il 9 e 10 agosto. Durante tutto l’anno questo sangue risulta essere coagulato, di colore rosso scuro tendente al marrone

Anche quest’anno il prodigio si è compiuto: il sangue di San Lorenzo, custodito nella chiesa di Santa Maria di Amaseno, in provincia di Frosinone, si è sciolto tra il 9 e 10 agosto. E’ questa la data attribuita al martirio del santo (10 agosto 258). L’evento che richiama ogni anno tantissimi fedeli, devoti proprio a San Lorenzo.

Cosa accade all’ampolla con il sangue

L’ampolla di piccole dimensioni contiene all’incirca 50 centilitri di liquido misto a residui di ceneri e terriccio e un brandello di pelle dai lembi frastagliati. Durante tutto l’anno questo sangue risulta essere coagulato, di colore rosso scuro tendente al marrone. Il suo stato solido fa sì che resti completamente attaccato alla superficie interna dell’ampolla, ruotando la quale o scuotendola con forza non mostra alcun cambiamento di posizione (tg24.info, 10 agosto).

Gli studi sul sangue

Riguardo alla sostanza, contenuta nell’ampolla, che si tratti di vero sangue lo testimoniano diversi resoconti medici, tra cui quello del dott. Clinio Silvestri (1849 – 1900). Che ne parla nella sua “Monografia del Reliquiario di S. Lorenzo M. in Amaseno”. Silvestri dice di aver fatto in proposito analisi accurate, che ne confermano l’autenticità. Si tratta di ripetuti esami eseguiti principalmente nella fase di liquefazione, quando il sangue mostra più evidenti i vari elementi che lo compongono. 

“Come estratto da un’arteria”

Eccone la descrizione:

« … La massa sanguigna, prima nerastra ed informe, comincia a sciogliersi ed a prendere un aspetto di sangue naturale di denso spessore. In fondo all’ampolla apparisce chiaro un lieve deposito di cenere, frammista a piccoli pezzi di carbone. Al di sopra di questo deposito si osserva la massa liquida di sangue naturale e carico di corpuscoli rossi, come se fosse stato estratto da un’arteria e superiormente a quella un liquido siero sanguigno trasparente (…).

E’ davvero di san Lorenzo?

Che poi il sangue contenuto nell’ampolla sia autentico sangue di S. Lorenzo M. ne fanno fede i cataloghi più antichi e recenti, in cui la reliquia viene sempre espressamente detta di S. Lorenzo. Esistono più documenti, atti ed inventari antichi, che citano la reliquia di S. Lorenzo martire. 

Prima della liquefazione 

Le descrizioni che si riscontrano in essi sono però cosi differenti nella terminologia, da lasciare sul principio l’impressione che non si tratti della stessa, ma di due reliquie con diverso contenuto. Difatti la reliquia, citata nei documenti anteriori al 1600 – cioè da quando ci sono le prime testimonianze del fenomeno della liquefazione del sangue – viene detta semplicemente «de pinguedine», «delle grassecze», «dell’onto», «dell’adipe», ossia del grasso di S. Lorenzo. e nient’altro. 

Dopo la liquefazione

In quelli posteriori invece la reliquia appare costituita di più elementi con il sangue al primo posto: Ampolla «cum sanguine et pinguedine», «contenente sangue, grasso et pelle»; Reliquia «sanguinis cum carbonibus et adipe et pelle», «ex sanguine S. Laurentii martyris». 

Perché questa incongruenza?

Come spiegare la diversa terminologia nei due gruppi di documenti? La reliquia del sangue di San Lorenzo è vista sotto due aspetti, o meglio, in due momenti diversi. I primi documenti infatti, redatti avanti che si verificasse il fenomeno della liquefazione, descrivono la reliquia come si presenta nello stato solido o rappreso, quando è il grasso che si evidenzia di più sul resto della massa opaca e indistinta. 

Un’unica reliquia

Al contrario, in quelli posteriori all’epoca della sua liquefazione, la reliquia ci viene descritta nella fase di scioglimento, quando appunto il sangue, con il suo colore rosso acceso, prende spicco su tutti gli altri elementi contenuti nell’ampolla. Cioè grasso, pelle e ceneri, pur essi ben visibili nella massa liquefatta. E’ chiaro dunque che si tratta di un’unica reliquia, che assume diverso aspetto nel variare il suo stato di aggregazione fisica da solido a liquido.

Il primo documento 

Il primo documento, che riveli l’esistenza della reliquia del sangue di San Lorenzo in Amaseno è l’Atto della consacrazione della Chiesa di S. Maria, nel 1177, rinvenuto recentemente dal parroco Don Pietro Del Brocco. In esso è riportato l’elenco delle reliquie in quel tempo esistenti, tra cui figura quella «De pinguedine S. Laurentii Martyris» o «Delle grassecze de santu Laurentiu martiru».

Da dove proviene la reliquia?

Circa la provenienza di questa insigne reliquia in Amaseno il Silvestri scrive: «Non si hanno notizie certe sulla scoperta del prezioso sangue di San Lorenzo; ma è tradizione che fosse stato raccolto da alcuni paesani, appartenenti alle milizie dell’imperatore Valeriano, durante il martirio e portato in Amaseno, come si è verificato per il sangue raccolto e conservato nelle tante ampolle di vetro, che tuttodi si rinvengono nelle catacombe» (Amaseno on line).

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