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Vorzel, nel seminario saccheggiato un campo vocazionale per giovani

UCRAINA, CROCE, EDIFICIO BOMBARDATO

Skoles | Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 11/08/22

Ucraina: il seminario vandalizzato e saccheggiato dagli attacchi russi riapre le porte. Dal 15 agosto una proposta vocazionale per i giovani dai 16 anni. Padre Ruslan li invita: "Portate la Bibbia, un taccuino e il buonumore".

Ricostruire un paese in mattoni e anime

«In luoghi abbandonati noi costruiremo con mattoni nuovi» scrisse il poeta T.S. Eliot. Non si ricostruisce per puro atto di sfida verso chi ha distrutto, ma per amore dei frammenti di bene che restano tra le macerie.

E quali sono questi mattoni nuovi? Sono ipotesi architettoniche all’avanguardia, progetti avveniristici e materiali di ultima generazione? I veri mattoni nuovi sono le anime di chi resta ad abitare dove la distruzione è arrivata a radere al suolo case e speranze.

Vorzel è un sobborgo nella zona Nord-Est della regione di Kiev. E’ stato tra i primi luoghi colpiti dall’attacco russo. Spulciando tra le notizie si leggono parole orrende, eppure divenute tristemente note. Stupri e torture, civili usati come scudi umani.

A Vorzel è presente un seminario cattolico. Anche questo edificio è stato oggetto di bombardamenti e saccheggi. Ma oggi è proprio lì che troviamo un impasto per mattoni nuovi. Il rettore del seminario, padre Ruslan Mykhalkiv, ha organizzato un campo vocazionale per giovani dai 16 anni in su che comincerà il 15 agosto e si concluderà il 21. L’edificio è ancora malandato, ma può ospitare qualcosa di più solido del cemento armato:

“Non sappiamo quanti verranno”, confida il rettore del seminario, padre Ruslan Mykhalkiv. “Non è importante. È importante cambiare atmosfera, prendersi tempo, mettersi in ascolto del Signore”. Sull’invito, si chiede ai ragazzi di portare “le Sacre Scritture, un taccuino con una penna, un cambio d’abito e buon umore”. 

Da Agensir

Fuga, distruzione e ritorno

Lo scorso 25 febbraio i seminaristi di Vorzel hanno lasciato la loro casa di formazione, 45 minuti per far colazione e bagagli. S’intuiva già dalle settimane precedenti che la guerra era alle porte e la zona di Kiev sarebbe stata il bersaglio privilegiato. Il seminario di Vorzel non è stato, comunque, del tutto abbandonato. E’ rimasto il padre spirituale e parroco del territorio, padre Igor.

Nei giorni successivi due missili hanno colpito il seminario, uno di quali ha decapitato la statua della Madonna di Fatima presente all’interno, come mostrato dal video qui. Nonostante i danni, la struttura ha retto e poi sono arrivati i saccheggi. L’esercito russo si è insediato nel seminario, devastandone l’interno e portando via ogni cosa, dai computer alla lavatrice. Anche le scarpe dei seminaristi sono state prese. E’ stato rubato un calice usato da Giovanni Paolo II nella sua visita in Ucraina nel 2001.

Le testimonianze degli abitanti rimasti, riferite dal rettore del seminario, raccontano di devastazioni e ruberie. I soldati russi sono entrati sfondando il cancello e hanno portato via, ricorda padre Mykhalkiv, “tutto quello che potevano, cibo, vestiti, utensili da cucina, macchine per il caffè, forni a micro-onde, computer e condizionatori. Hanno frugato e devastato le camere dei seminaristi arrivando a rubare il calice donato da san Giovanni Paolo II durante la visita del 2001 in Ucraina”. Comprensibile, invece, per il rettore, il furto di cibo da parte degli abitanti locali che non avevano più nulla da mangiare. 

Da ancoraonline

Passato il periodo più violento degli attacchi, il rettore, padre Ruslan, è tornato a Vorzel a fine aprile. Stare accanto alla gente nel momento della prova era essenziale. E la ricostruzione del seminario si è subito messa in moto, soprattutto come segno spirituale.

 “I seminaristi ora sono ad Horodok”, dice all’ANSA riferendosi ad una cittadina del centro del Paese, “ma vorremmo iniziare il nuovo anno qui”. Sarà la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre “a farsi carico di tutte le spese per le riparazioni e anche per l’acquisto di tutte le cose che sono state trafugate”. 

Da Ansa

Oltre alla ricostruizione del luogo, il seminario è diventato un centro di aiuto per le famiglie nell’indigenza totale. Nel racconto quotidiano che padre Ruslan fa della missione – che oggi è stare a casa sua – si vedono lunghissime file di persone in cerca di beni di prima necessità.

E quello che vale per i mattoni, vale anche per il cibo. Oltre al pane per il corpo, l’urgenza è il pane dell’anima. Ricordo l’amaro aneddoto di una missionaria in Uganda che portava nei villaggi le medicine per curare l’AIDS e sistematicamente le ritrovava nei bidoni della spazzatura. Capì che per curare il corpo di quelle persone, doveva prima dare alle anime una speranza; altrimenti è meglio lasciarsi morire.

E così anche padre Ruslan ha voluto alzare l’asticella della speranza.

Un campo vocazionale per giovani

L’uomo davvero pratico agisce pensando al tutto, non ragionando per parti separate. In un paese distrutto dalla guerra come l’Ucraina le priorità pratiche sono gli ospedali, il cibo, la ricostruzione delle case. Certo.

La riapertura di un seminario non rietrerebbe, forse, neppure tra le priorità. Eppure che specie di segno è? Sono i mattoni nuovi di Eliot. E’ l’ipotesi che non basta sostituire un edificio distrutto con uno nuovo, occorre ribadire il valore di chi abiterà quelle case di cui bombe e missili non hanno avuto pietà. Il seminario è il luogo in cui la vocazione dell’uomo è presa sul serio, non solo quella dei giovani che vi entrano ma anche di chi, da fuori, vede la presenza di quel posto.

Non è un posto fuori dal mondo, ma una presenza per stare davvero dentro il mondo, aggrappandosi al senso che gli dà vita.

L’idea di padre Ruslan era quella di riaprire le porte del seminario a settembre e riprendere le normali attività, ma poi è nata un’idea nuova: dal 15 al 21 agosto si svolgerà a Vorzel un campo estivo vocazionale per ragazzi dai 16 anni in su.

Perché “la spiritualità” – dice il rettore – non è un luogo in cui fuggire ma un posto “dove poter trovare una risposta alle domande dei ragazzi e a tutto il male che hanno vissuto”.

Da Agensir

Molti di questi ragazzi hanno i genitori che si sono arruolati nell’esercito, non è detto che le loro scuole potranno ripartire. Ogni giorno vedono l’ipotesi che tutto sia nulla nelle macerie attorno a loro, nella morte di amici e conoscenti.

Sono queste anime i mattoni nuovi su cui vale la pena investire cura, dedizione, amore. Non hanno bisogno di fuggire o di rifugiarsi lontano dalla miseria che li assedia. Al contrario, hanno bisogno di una voce che li accompagni a guardare la loro quotidianità come qualcosa di prezioso proprio perché ferito, di andare a fondo delle domande più scabrose che maturano nel dolore.

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