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“Stranger Things” può metterci in discussione sul proposito della nostra vita?

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STRANGER THINGS

Netflix

Catholic Link - pubblicato il 11/08/22

di Ailín Fessler

Henry, Vecna, Uno… vari nomi che ci parlano del temibile cattivo – interpretato dall’attore Jamie Campbell Bower – della serie di successo Stranger Things, in cui un gruppo di bambini combatte contro il male in un mondo alternativo.

Nella scena che condividiamo, appartenente a uno dei capitoli della quarta stagione della serie, Uno mantiene un dialogo rivelatore con Undici – interpretato da Millie Bobby Brown –, uno dei personaggi chiave della serie nella lotta contro il male. Sulla base di questo video, vorrei riflettere brevemente sul senso della vita.

🔴 Questo articolo contiene spoilers 🔴

Nel suo discorso, Uno presenta l’essere umano come la “piaga”, la “peste”, e il mondo come “crudele e oppressivo, dettato da regole inventate”.

Un mondo che “spezza l’armonia”, in cui “ogni vita è una copia scolorita della precedente”. In cui l’essere umano nasce, lavora, si riproduce e muore. L’uomo, quindi, smette di vivere per esistere semplicemente.

Pensiamo insieme… quanti Vecna avrà conosciuto la storia dell’umanità? Quanti Uno si trovano in questa vita, e magari condividiamo con loro la quotidianità? Quanti Henry vediamo per strada?

Persone che vivono col pilota automatico, senza una ragione per cui alzarsi al mattino, senza un proposito, pensando che l’essere umano non abbia rimedio, che non ci sia speranza, che nulla cambierà mai… Quante volte anch’io sono stato Uno?

Quando il dolore, la tristezza, la sofferenza o le ingiustizie bussano alla porta della nostra vita, abbiamo due opzioni. Possiamo trattenerle e diventarne i migliori amici, lasciando che gettino radici nel nostro essere e guidino le azioni che compiamo ogni giorno, o accettarle, lavorarci su, guarirle e cercare aiuto perché non sia l’oscurità a guidarci, ma la pienezza dei figli di Dio.

Perché la nostra vera identità è questa: siamo figli molto amati di Dio. “Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo” (Isaia 43, 4).

E voi, vivete una vita con un proposito?

Uno racconta la sofferenza che ha sperimentato e la via che ha scelto di intraprendere per liberarsi da quello stato di dolore. Ma ci è riuscito? Pensiamo nuovamente: partendo dall’idea per cui tutti siamo esseri feriti, in misura maggiore o minore, cosa fare con il nostro dolore? Come riempiamo i nostri vuoti?

Quando ci alziamo al mattino, siamo felici, entusiasti, con un proposito? O mettiamo il pilota automatico finché scende nuovamente la sera? In chi o in cosa abbiamo riposto la nostra speranza?

Se vi sentite così, voglio darvi una buona notizia… anzi, due buone notizie. La prima è che Dio vi capisce e vi accompagna sempre. La seconda è che questa guerra è già stata vinta, perché Dio l’ha vinta per noi sulla Croce.

Siamo chiamati a una vita nuova

Spesso viviamo come se Gesù non fosse mai esistito. Crediamo in quello che ci dice la Bibbia, nel magistero della Chiesa e nella vita dei santi, ma quando arriva il momento di applicarlo alla nostra vita, questa convinzione svanisce e veniamo presi dalla disperazione.

“Il Regno di Dio è vicino” significa che è già in mezzo a noi. Approfittiamone! Traiamo profitto dalla nostra fede. Dio ci vuole felici e pieni, e ci insegna la strada. Una strada che Lui stesso ha percorso e sperimentato.

Molte cose in questa vita ci danno la felicità, ma la vera pienezza possiamo trovarla solo in chi ci ha creati, perché solo Cristo rivela all’uomo la vocazione all’amore. Dice il Catechismo al n. 27:

“Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e soltanto in Dio l’uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa”.

Sapete chi siete?

Cosa vi fa sentire più vivi? Quando sentite di essere maggiormente voi stessi? Quali doni e talenti sottolineano gli altri in voi? Prestate attenzione alle vostre virtù e non ingrandite i vostri difetti, perché il mondo e il nemico vi faranno pensare che questi vi definiscano, ma non è così.

Quando pensate queste cose, meditate su queste frasi:

“Non siamo la somma delle nostre debolezze e dei nostri fallimenti; al contrario, siamo la somma dell’amore del Padre per noi e della nostra reale capacità di divenire l’immagine del Figlio suo”

San Giovanni Paolo II

“Non consultarti con le tue paure, ma con le tue speranze e i tuoi sogni. Non pensare alle tue frustrazioni, ma al tuo potenziale irrealizzato”

San Giovanni XXIII

“’Infatti io so i pensieri che medito per voi’, dice il Signore: ‘pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza’”

(Geremia 29, 11)

Tutti e ciascuno di noi siamo importanti in questo mondo. C’è una ragione per il fatto di esistere e di trovarci in quest’epoca. Siamo chiamati a lasciare tracce nel cuore degli altri, alimentando il loro coraggio e la loro voglia di vivere. Perché la gloria di Dio consiste nel fatto che l’uomo viva.

Vi lascio un’ultima frase:


“L’uomo non può vivere senza amore, egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non s’incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente”

San Giovanni Paolo II.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link

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