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Dipendente dal sesso, abusato e abusatore, si converte in una notte

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Gentileza DAVID ESPITIA LERMA

Jesús V. Picón - pubblicato il 10/08/22

La storia di David, un uomo con un'infanzia segnata da violenza e abusi. Le circostanze lo hanno portato a vivere una storia di terrore, tra dipendenze, deviazioni e perfino atti demoniaci. La sua vicenda è però anche una testimonianza dell'incontro con Gesù e della sua conversione

David Espitia Lerma, originario di Città del Messico, ha 42 anni e da 15 vive a Celaya (Guanajuato, Messico).

David, cosa fai nella vita?

Sono missionario laico, mi dedico completamente a Dio. Di mattina mi dedico a un ministero per i malati. Offro anche la mia testimonianza, soprattutto in centri di riabilitazione.

Sei missionario consacrato o missionario volontario?

Volontario, perché sappiamo che senza la volontà di Dio non si muove una foglia, ed è Lui che all’improvviso mi chiama attraverso una persona che mi dice: “Qualcuno mi ha parlato di te e vorrei che andassi a parlare lì”.

Sono stato in molti posti, ma non sono io a cercare il luogo in cui offrire il mio servizio, è sempre Dio che vede il luogo, il momento e la persona che ne ha bisogno.

David, dove inizia la tua storia? Qual è l’origine della testimonianza per cui ti cercano?

Dovrei iniziare parlando della vita deplorevole che ho condotto, offendendo per tanti anni Dio. Poi L’ho incontrato. Dico deplorevole perché non credo che tutto quello che ho vissuto sia stato volontà di Dio. Lui lo ha permesso, ma è stato orrendo.

Siamo sei fratelli, e io sono il più piccolo. Vengo da una famiglia senza valori, con un padre alcolizzato che dopo quattro anni di matrimonio ha iniziato a picchiare mia madre. Le ha fatto cadere i denti a forza di pugni e le ha rotto il setto nasale.

Mio padre mi ha detto che ha avuto più di duecento donne, e mia madre mi ha confessato che in questo modo le ha trasmesso delle malattie veneree.

Il mio è un padre che ha sequestrato una bambina di 12 anni per due giorni e l’ha violentata. Un padre che ho visto prendere a pugni una delle mie sorelle. Ha colpito così forte uno dei miei fratelli da indurlo a prendere delle pillole per uccidersi, per togliersi la vita.

Mio padre non mi ha mai detto “Ti voglio bene”, e anziché essere una figura paterna mi incuteva molta, molta paura. Mi ha lasciato molte ferite e molte conseguenze.

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Dal lato materno, mia madre voleva sfogare tutte le frustrazioni, ma lo faceva sui figli, e quindi era autoritaria, mi parlava in modo volgare, picchiava me e i miei fratelli. Ci colpiva con dei bastoni in testa fino a romperli.

Era una madre molto aggressiva, e neanche lei mi diceva “Ti voglio bene”. Puoi quindi immaginare come siamo cresciuti tutti.

«Nella mia famiglia ci sono stati molti omicidi»

Una violenza estrema.

Sì. Nella mia famiglia, poi, ci sono stati molti omicidi. Una delle mie sorelle ha abortito tre volte, un’altra una volta. Uno dei miei fratelli ha fatto abortire tre della sue fidanzate, un altro ha fatto abortire la sua fidanzata quattro volte. Sommandoli agli aborti di mia madre, nella mia famiglia sono stati uccisi dodici o tredici bambini.

La Bibbia dice, quando Caino uccide Abele, che “il sangue di tuo fratello chiede giustizia”. È davvero sangue innocente, e tutto questo ha macchiato la mia famiglia.

Quando avevo 8 anni, mia sorella di 14 mi violentava. È stata una cosa tremenda, non capivo cosa stesse succedendo. Ha abusato di me per molto tempo, e questo mi ha segnato molto.

Mi costringeva a farle cose aberranti.

Quando avevo 9 anni, anche uomini di 13, 14 e 15 – li vedevo come molto più grandi – abusavano sessualmente di me.

Una volta ho pianto e ho detto al mio abusatore “Dio ci punirà, non farlo”, ma lui mi ha risposto “No, non succede niente”, e ha continuato ad abusare di me.

Un’altra volta ho preso un quadro di Gesù con la corona di spine che aveva mia madre, ci ho versato sopra le mie lacrime e ho detto al Signore: “Non voglio questo, non voglio sentirlo, non voglio che accada”.

Quali sono state le conseguenze?

Dopo essere stato violentato costantemente, a 11 o 12 anni ho iniziato a visionare materiale pornografico perché i miei genitori e i miei fratelli avevano riviste pornografiche.

Tra i 12 e 13 anni ho iniziato io stesso ad abusare di altri bambini. Quando ho avuto il mio incontro personale con Dio, questa è stata la parte più difficile: perdonare me stesso e chiedere perdono alle persone di cui avevo abusato.

A 15 anni ero dipendente dal sesso, a 18 ho avuto il mio primo partner gay, un universitario più grande di me, e a 21 ho iniziato a uscire allo scoperto.

In tutto il mio rapporto con il mondo gay ho avuto otto o nove partner. Poi sono diventato alcolizzato e fumatore. Sono anche diventato dipendente da cocaina, extasy e marijuana, e ho provato l’acido.

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Visto che la droga non mi riempiva, conducevo una vita promiscua: cose a tre, orge… andavo nelle saune e nei cinema porno. Cercavo sesso in strada, sui camion o su Internet. Quello che non ho fatto!

Poi ho iniziato a vestirmi da donna e ad andare nelle zone della prostituzione; partecipavo a spettacoli di travestiti. Ho avuto circa 700 uomini, non riuscivo a smettere. Ero malato, e la mia malattia progrediva sempre più.

Carte, stregoneria, oroscopo

Poi ho cominciato a giocare alla ouija, ho provato la lettura delle carte e seguivo delle persone che praticavano la stregoneria. Credevo nella legge dell’attrazione, nella reincarnazione e negli oroscopi. Ero superstizioso. Ho iniziato ad addentrarmi nel mondo dell’occultismo e del New Age.

Hai mai pensato di uccidere tuo padre o tua madre per i tanti abusi subiti?

No, mai, anche se mi hanno ferito molto.

Hai subìto attacchi, persecuzioni?

No, perché non facevo le cose pubblicamente, e le persone a cui mi univo mi rispettavano.

Una volta un ex amico ha iniziato a prendermi in giro, e allora gli ho detto: “Se fossi veramente mio amico saresti molto contento per il mio cambiamento di vita. O magari avresti preferito che morissi di overdose, o di Aids? Avresti preferito questo, ti avrebbe reso più felice? Se sei mio amico, dovresti essere contento perché ho lasciato la droga, l’alcool e la mia vita promiscua”.

E allora ha capito.

Qual è stato il momento che ti ha portato a vedere la luce di Dio?

Dio mi ha mandato una persona che per quattro anni mi ha parlato di Dio; si chiama Alfredo de León Jacobo e attualmente è un consacrato alla Divina Volontà, di Luisa Piccarreta, a Jalisco (Messico).

Mi ha parlato di Dio per 4 anni di amicizia e poi ha fatto qualcosa che nessuno aveva fatto per me: pregare per un anno perché mi convertissi. L’ho saputo dopo.

Un giorno sono andato a inalare cocaina e mi sono ubriacato.

Mi hanno raccontato che ero così incosciente che varie persone mi hanno violentato senza che io mi rendessi conto di niente. Quando sono arrivato a casa ho provato un vuoto soprannaturale, ho sentito un dolore interiore, e per la prima volta nella vita da quando da bambino avevo versato lacrime sul quadro di Gesù ho pianto invocando Dio.

Ho cominciato a piangere, ad alzare le mani al Cielo e a dire a Dio: “Signore, se esisti, tirami fuori da tutto questo”.

Perché non ero felice, ma non riuscivo a smettere. Non sapevo cosa fare. Non conoscevo niente. Avevo solo vuoto e dolore. E allora ho detto a Dio: “Aiutami, per favore! Se esisti, tirami fuori da questa situazione!”

Ho provato una sensazione come di amore e di pace, anche se non sapevo cosa stesse succedendo e mi limitavo a piangere senza sosta.

Dopo tanto pianto mi sono addormentato, anche se non so come sono riuscito a dormire con tanta cocaina nel corpo.

E in quel momento sei cambiato?

No. Dopo quell’anno in cui il mio amico ha pregato per me, un giorno mi ha detto: “Voglio che tu vada a un ritiro cattolico di tre giorni”.

Il ritiro si chiama “Corsi biblici per uomini e donne”, e io gli ho risposto: “Sono protestante, e quindi non vado a ritiri cattolici”. Ma poi ci sono andato per curiosità, per vedere cosa facevano.

Ricordo che quando sono arrivato al ritiro ho visto un’immagine di Gesù crocifisso e sono rimasto a guardarla.

Guardando la Sua immagine ho detto a Gesù: “Non so se esisti, ma Te lo dico comunque: non lascerò il mio partner, né l’alcool né la droga. Sono venuto solo a vedere”.

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E poi ho iniziato a dirmi: “Che gente ordinaria! Che orrore! Perché sono venuto?” Quando sono arrivato lì avevo una superbia enorme.

Il primo giorno di ritiro volevo andarmene perché parlavano dei sacramenti, e io non capivo cosa fossero. Una forza, però, mi ha fatto rimanere.

Il sabato, nel secondo giorno di ritiro, sono rimasto stupito dai predicatori laici. Erano così unti da Dio! Ogni cosa che facevano e che dicevano e ogni dinamica che usavano mi stava colpendo al cuore.

Iniziava a sgorgare qualche lacrima, e mi dicevo “Ma cosa sto provando?”

Mi hanno sensibilizzato attraverso il Vangelo, ma è chiaro che erano molto dediti a Dio, perché pochi avrebbero potuto entrare nel mio cuore.

Alle otto di sera…

Posso dire che la mia conversione si sia verificata alle otto di sera, perché è arrivato il sacerdote con il Santissimo, che io non sapevo neanche cosa fosse. Avevano spento le luci e io vedevo che illuminavano solo una pallina bianca e che la gente si inginocchiava. Pensando che fosse una dinamica, l’ho fatto anch’io.

La gente alzava le mani, e come una pecora le ho alzate anch’io, ma senza capire niente.

Quando il Santissimo mi è passato accanto, ho sentito dentro una forza, un amore soprannaturale, e posso dire che per la prima volta nella mia vita mi sono sentito amato da qualcuno. E in quel momento ho voluto cercare il motivo di quel sentimento, e Dio mi ha rivelato: “Sono Io, Gesù, e ti amo”.

Sorpreso, mi dicevo: “No!” Ma Lui, che è onnipotente, mi ha detto di nuovo: “Sono Io, Gesù, e ti amo”, e me lo ha detto anche una terza volta.

In quell’istante non sono riuscito a pensare ad altro che al Suo amore. Ho saputo che Lui esisteva, che era reale e che era lì!

Ho pianto tanto d’amore! Non posso spiegare la sensazione, perché è come raccontare i colori a un cieco dalla nascita. È impossibile. È soprannaturale.

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In quel momento ho capito che Gesù aveva lasciato le 99 pecore per cercare me.

Dio non mi ha mai detto “violentatore, prostituto, travestito, tossicodipendente”. Mi ha detto solo “Figlio, ti amo e ti ho aspettato, piccolo mio”. E ho sentito tanto il Suo amore!

L’incontro che ho avuto con Dio è stato così forte che ho pianto per quasi un’ora.

Il dolore che provavo era tale che ho dovuto chiedere a Dio con la mente di smettere, perché non riuscivo più a sopportare il dolore fisico.

Volevo continuare a provare quell’amore, ma il dolore fisico era tanto che non mi permetteva di andare avanti! E Dio, rispettando la mia libertà, in quel momento si è fermato. E io, alzando lo sguardo verso il crocifisso a cui avevo parlato con superbia quando ero arrivato al ritiro, ho detto:

“Signore, Ti offro la mia castità se mi farai sentire per sempre questo amore. Perché l’amore che non mi dà un partner, una madre, un padre o un amico, Tu me lo stai dando tutto. Me lo hai dato in un momento!”

So che con Dio non si negozia, ma credo che mi abbia visto così bisognoso da concedermelo, da farmi quel dono, perché da quel momento mi sono innamorato completamente di Lui. Poi mi sono confessato.

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«Non ti attaccherà un demonio, ma migliaia»

Cos’è accaduto dopo il ritiro?

Quando sono uscito dal ritiro, un sacerdote mi ha detto: “David, sei uscito pieno di Spirito Santo, ma se dopo questo ritiro non cerchi Dio ogni giorno, non ti attaccherà un demonio, ma migliaia, perché ormai sanno che tu conosci Dio”.

Da ex protestante, visto che mi ero convertito al cattolicesimo, non sapevo cosa fare, e arrivando a casa dal ritiro mi sono messo a cercare su Internet, e la prima cosa che ho trovato è stata la recita del Santo Rosario.

Mi sono ricordato che una zia mi aveva regalato tempo prima un rosario, e quindi l’ho cercato e trovato, e ora so che tutto è avvenuto perché Dio aveva già quel rosario per me, perché sapeva cosa sarebbe successo.

Ho collocato per la prima volta un’immagine di Maria, un cero e un’immagine di Cristo che mi avevano regalato al ritiro.

Mi sono inginocchiato, ho recitato un Padre Nostro, e quando ho iniziato a dire “Ave Maria” sono scoppiato nuovamente in lacrime.

Dopo il ritiro e la recita di quel Rosario ho parlato per la prima volta a mio padre dopo 3 anni. Visto che Dio mi aveva dato la grazia di perdonare, l’ho chiamato e gli ho detto: “Ciao, papà, come stai?”

Visto che lui a volte mi chiamava affettuosamente “Pollito” mi ha chiesto: “Che succede, ‘Pollito’?”, e io ho risposto: “Papà, perdonami. Perdonami perché ti ho giudicato. Perdonami perché ti ho sempre odiato, e ora ti amo”.

Non ho tirato fuori niente di quello che mi aveva fatto, chiedendogli invece perdono. E allora, automaticamente, mio padre è scoppiato in lacrime e mi ha chiesto perdono per telefono.

Ci chiedevamo perdono a vicenda, lui piangeva e io piangevo.

Si è verificato questo incontro di perdono anche con tua madre e i tuoi fratelli?

Sì, certo! Mia sorella, quella che ha abusato di me, si è convertita da un anno. Fa la Comunione quasi tutti i giorni, recita il Rosario e le Ore della Passione, è catechista dei bambini, e ora è la mia preferita tra tutti i miei fratelli, perché sta facendo la volontà di Dio.

È bello perché parliamo di Dio…

Dopo il ritiro, con quella grazia, ho potuto andare a trovare mia madre e l’ho guardata con amore, la baciavo e le dicevo: “Mamma, il mio incontro con Dio è stato meraviglioso!”

E lei si sorprendeva perché la abbracciavo.

David, sogni il Cielo, la gloria eterna?

Ho pianto e anche ora ho voglia di piangere dicendo a nostro Signore che non voglio più stare qui, di portarmi via. Perché Lo amo. A volte sento tanto il Suo amore che questo mondo non mi riempie, e non mi riempirà mai. Voglio stare con Lui, e cerco la santità. Voglio essere santo! Voglio fare tutto ciò che Gli è gradito! E quando prego sento tanto il Suo amore da dire, come San Paolo, che la morte è un guadagno.

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