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Papa Francesco è filorusso? Parolin “spaventato” dal fraintendimento

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Antoine Mekary | ALETEIA

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 09/08/22

Il Segretario di Stato respinge l'accusa che alcuni rivolgono al Papa. E parla di "legittima difesa", "guerra mondiale" e rapporti con Mosca

Guerra tra Russia e Ucraina: accusare Papa Francesco di essere filorusso è una «semplificazione» che «spaventa un pò» il Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin

«Il papa è filorusso – dice provocatoriamente Parolin in una intervista a Limes (10 agosto) – perché invoca la pace? Perché condanna la corsa al riarmo e l’impiego di ingenti somme per l’acquisto di nuove e sempre più potenti armi, invece di utilizzare le risorse disponibili per la lotta alla fame e alla sete nel mondo, la sanità, il welfare, l’educazione, la transizione ecologica?».

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Pietro Parolin.

I “piedi di argilla”

E ancora, aggiunge Parolin: «Il papa è filorusso perché invita a riflettere su ciò che ha portato a questi inquietanti e pericolosi sviluppi, ricordando che una convivenza fondata sulle alleanze militari e sugli interessi economici è una convivenza dai piedi di argilla? Il papa è filorusso perché chiede di applicare lo “schema di pace” invece di perpetuare lo “schema di guerra”? Non si può esemplificare a tal punto la realtà!»

La condanna del Papa è fuori discussione

Papa Francesco «ha condannato fin dal primo istante, con parole inequivocabili, l’aggressione russa dell’Ucraina. Non ha mai messo sullo stesso piano aggressore e aggredito – precisa il Segretario di Stato Vaticano – né è stato i apparso equidistante. E’ stato, per così dire, “equivocato”, cioè vicino a quanti soffrono le conseguenze nefaste della guerra (…)». 

Critiche “grossolane”

«Ritengo pertanto ingenerose e anche un pò grossolane certe critiche», taglia corto Parolin, «legate forse alla constatazione che il papa non fa il “cappellano dell’Occidente”».   

Le mosse concrete di Francesco

Dall’inizio della guerra, piuttosto, il Papa lancia continui appelli per la pace, e si è dimostrato concretamente vicino ai sofferenti «con i viaggi dei cardinali Krajewski e Czerny e con la missione in Ucraina del segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, l’arcivescovo Gallagher». 

«Vorrei ricordare il gesto compiuto dal papa all’indomani dello scoppio delle ostilità, quando, seppure dolorante al ginocchio, volle recarsi di persona all’ambasciata della Federazione Russa presso la Santa Sede per supplicare il presidente Putin di interrompere l’aggressione all’Ucraina».

La “guerra mondiale a pezzi”

Parolin sostiene che le parole del Papa sulla “guerra mondiale a pezzi” stanno prefigurando lo scenario che esiste oggi nel mondo: tanti conflitti, alcuni dei quali completamente dimenticati e fuori dai« riflettori dei grandi media«, e un possibile «salto negativo verso la congiunzione dei pezzi in un conflitto mondiale vero e proprio». 

Il “focus” di noi europei, evidenzia Parolin, è principalmente sull’Ucraina perché «questa guerra ci colpisce per diversi motivi, sopratutto perché avviene nel cuore dell’Europa, tra nazioni cristiane, ed è stata iniziata da un Paese che possiede ordigni nucleari (la Russia ndr), con la possibilità concreta che la situazione possa sfuggire di mano».  

La legittima difesa secondo la Chiesa

La Chiesa, proprio per questa sua visione globale sulle guerre in corso, «crede» e «lavora» per la pace. «Lotta per la pace e cerca di costruirla – dichiara il Segretario di Stato Vaticano a Limes -. In questo senso è pacifista. Quanto al ricorso alle armi, il Catechismo della Chiesa Cattolica prevede la legittima difesa». 

Ecco in cosa consiste. «I popoli hanno il diritto di difendersi, se attaccati. Ma questa legittima difesa va esercitata all’interno di alcune condizioni che lo stesso catechismo enumera: che tutti gli altri per porre fine all’aggressione si siano dimostrati impraticabili o inefficaci; che vi siano fondate ragioni di successo; che l’uso delle armi non provochi mali e disordini più gravi di quelli da eliminare».

Così il Papa smonta il teorema della guerra

Il catechismo, infine, osserva Parolin, «afferma che nella valutazione di questa problematica, gioca un ruolo importante la potenza dei mezzi di distruzione. Per tali ragione Papa Francesco, nella enciclica Fratelli tutti, afferma che non si può pensare alla guerra come a una soluzione, perché i rischi saranno probabilmente sempre superiori all’ipotetica utilità che le viene attribuita». 

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Il disarmo e l’Ucraina 

Non va dimenticato, dice il Segretario di Stato Vaticano, «che il disarmo è l’unica risposta adeguata e risolutiva a tali problematiche, come sostiene il Magistero della Chiesa. Un disarmo «generale e sottoposto a controlli efficaci». In questo senso, sentenzia Parolin in riferimento all’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, «non mi pare corretto chiedere all’aggredito di rinunciare alle armi, e non chiederlo, prima ancora, a chi sta attaccando». 

Lo stato dei rapporti tra Vaticano e Russia 

Con la Russia, non è un caso, che i rapporti vaticani siano in una fase non positiva. «Il dialogo è difficile, prosegue a piccoli passi. Ha ricevuto un impulsi nel 2016, a Cuba, a seguito dello storico incontro tra il Papa e il Patriarca ortodosso Kirill. Come è noto si stava già lavorando ad un secondo incontro nello scorso giugno. Gerusalemme, ma che poi è stato sospeso. Non sarebbe stato capito e il peso della guerra in corso l’avrebbe troppo condizionato. Il dialogo, tuttavia, non si è interrotto». 

LA HABANA
Il Papa e Kirill si sono incontrati durante il viaggio apostolico di Francesco a Cuba.

La profetica analisi dei gesuita sulla guerra in Ucraina

Il Vaticano ha coltivato i rapporti con la Russia negli anni scorsi, con particolare attenzione, perché da tempo segue l’escalation violenta con l’Ucraina, iniziata nel 2013 nella regione russofona del Donbass e con le rivolte nazionaliste a Kiev.

Non è un caso che i gesuiti, l’ordine religioso di Papa Francesco, già nel 2014, aveva prefigurato in un articolo su La Civiltà Cattolica, quello che sta accadendo oggi tra Russia e Ucraina. 

Dove vuole arrivare Putin? 

«In questa partita a braccio di ferro, in cui si mescolano tanti problemi diversi, dove vuole e può arrivare Putin?», si domandava profeticamente La Civiltà Cattolica.  «Probabilmente – è la risposta – non lo fermeranno i discorsi dell’Occidente sul rispetto del diritto internazionale. Siamo in un gioco di forze in cui le sanzioni economiche e finanziarie avranno un peso reale». 

Chi potrà fermarlo? 

«Potrà fermarlo solo la considerazione degli inconvenienti che incontrerebbe nel perseguimento dei suoi obiettivi – scriveva la rivista dei gesuita – La crisi finanziaria dovuta all’esodo dei capitali, la protesta degli oligarchi russi che vedono ridursi la loro libertà, la debolezza dell’economia russa che non può basarsi all’infinito sulle rendite del gas costringeranno Putin a limitarsi»

La strada per migliorare l’Ucraina 

I gesuiti, nel 2014, indicavano anche la strada per “migliorare” l’Ucraina, renderla più efficiente, democratica. «Soprattutto si deve redigere una nuova Costituzione che possa essere accettata da tutti. Il Paese deve in particolare rinnovare le sue pratiche politiche, eliminare la corruzione e il crimine organizzato che incancreniscono la giustizia, la polizia e la politica». 

L’oligarchia e la legge

L’oligarchia, concludeva La Civiltà Cattolica, «deve essere sottoposta al controllo della legge. È un lavoro immenso, ma assolutamente necessario. La cosa più difficile sarà forse creare le condizioni di un vero dibattito democratico tra attori che non ne hanno l’abitudine, o che si sono espressi per strada nelle manifestazioni di piazza degli anni passati». 

Non si è fatto quasi nulla di tutto questo. E così, oggi, anche l’abile diplomazia vaticana sta facendo fatica a trovare spiragli di luce in un contesto molto complicato (Aleteia, 26 febbraio). 

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