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Prete condannato dopo aver difeso un bambino in gestazione

Padre Luiz Lodi

Facebook Pró-Vida de Anápolis / Reprodução (Fair Use)

José Miguel Carrera - pubblicato il 08/08/22 - aggiornato il 08/08/22

P. Lodi ha difeso la vita di un bambino in gestazione in un caso complesso e doloroso del 2005. Ha chiesto che venisse rispettata la legge e la Giustizia ha acconsentito, ma la stessa Giustizia ha poi deciso di condannarlo

Condannato per aver difeso la vita di un bambino in gestazione in un caso drammatico del 2005, padre Luiz Carlos Lodi ha ricevuto un omaggio da parte della Camera dei Deputati brasiliana il 1° agosto.

Presidente dell’Associazione Pro-Vita di Anápolis, il sacerdote è giurista e teologo, e porta avanti da decenni uno dei principali apostolati del Brasile in difesa del nascituro e delle gestanti che subiscono pressioni ideologiche ad abortire.

Il caso della piccola Geovana

Nel 2008, il sacerdote è stato condannato dal Supremo Tribunale di Giustizia (STJ) a pagare un indennizzo per le sue azioni in difesa della vita di Geovana, una bambina in gestazione. Il caso risaliva al 2005, quando padre Lodi aveva ottenuto un’ingiunzione per impedire l’aborto della nascitura, affetta dalla sindrome di Body Stalk, caratterizzata dal cordone ombelicale corto e dalla parete addominale aperta, condizione che lascia esposti gli organi interni.

La madre della bambina aveva ottenuto dalla Giustizia l’autorizzazione ad abortire, visto che secondo i medici la bambina non avrebbe potuto vivere fuori dall’utero materno. Mentre la gestante assumeva il farmaco abortivo, p. Lodi ha ottenuto un habeas corpus a favore di Geovana. Con l’interruzione della procedura abortiva, la bambina è nata otto giorni dopo, morendo due ore dopo il parto.

Si trattava sicuramente di un caso estremamente complesso e doloroso per la famiglia, e in particolare per la madre. Indipendentemente dai fattori morali, p. Lodi si è basato su una legislazione brasiliana che non dava protezione legale specifica nel caso di indurre un bambino in gestazione alla morte a causa di malformazioni. Nel 2005, tra l’altro, la legislazione brasiliana non permetteva l’aborto neanche in caso di anencefalia, situazione che il Supremo Tribunale Federale (STF) avrebbe legalizzato nel 2012. È stato sulla base del panorama del 2005 che il giudice Aluísio Ataídes da Silva ha concesso l’habeas corpus chiesto da p. Lodi, in conformità alla legislazione.

Il sacerdote è stato tuttavia processato e condannato per la sua azione in difesa della vita della bambina in gestazione nel caso del 2005. Ha visto i suoi ricorsi respinti nel 2020 dal Supremo Tribunale Federale (STF), che ha esaurito la possibilità di nuovi appelli. Il valore dell’indennizzo che p. Lodi è stato condannato a pagare è arrivato a 398.000 reais, corrispondenti a più di 75.000 euro.

Detto in altri termini, p. Lodi è stato condannato perché la Giustizia ha risposto alla sua richiesta di far rispettare la legge.

Quanto alle decisioni recenti della Giustizia a favore dell’aborto, p. Lodi ha affermato che “la Giustizia sta compiendo ingiustizie in relazione alla vita”.

“Stiamo assistendo a una situazione insolita: i giudici, che dovrebbero proteggerci, si stanno arrogando come legislatori il diritto di prendere decisioni con forza di legge, inique e perfino contrarie alle Costituzione Federale”.

Per la sua lotta perseverante in difesa dei nascituri, padre Luiz Carlos Lodi ha ricevuto il 1° agosto l’omaggio della Camera, un’iniziativa della deputata Chris Tonietto (PL-RJ), difensore dell’approvazione da parte del Congresso dello Statuto del Nascituro. La proposta difende il bambino in gestazione in tutte le situazioni, riconoscendo i suoi diritti come persona.

P. Lodi sostiene pubblicamente l’approvazione dello statuto: “Sarebbe una benedizione di cui abbiamo bisogno”.

Tags:
abortobrasilesacerdoti
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