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Separati gemelli siamesi attaccati dalla testa con l’aiuto della realtà virtuale

GEMELLI, NEONATI, MANI

Svetlana Satsiuk | Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 05/08/22

Brasile: 2 anni e mezzo di preparazione, 7 interventi, 100 medici coinvolti. Nati uniti per la testa, oggi Bernardo e Arthur possono guardarsi negli occhi.

Bernardo e Arthur, occhi negli occhi

Uniti fin dalla nascita, eppure non si erano mai guardati negli occhi. Bernardo e Arthur Lima sono due gemelli brasiliani, nati attaccati dalla testa. Hanno vissuto così, condividendo il cervello, per quasi 4 anni.

Pochi giorni fa, è stata diffusa una foto che li mostra in un lettino d’ospedale, uno di fronte all’altro. E’ il lieto fine di una procedura medica complessa che ha portato alla loro separazione. Ed è un caso che farà storia, perché si è trattato di un lavoro di squadre, una a Rio de Janerio e una Londra, e di un contributo essenziale della realtà virtuale.

Un successo costruito per 2 anni e mezzo, e 7 interventi

I due piccoli gemelli siamesi condividevano il cervello, questo ha rappresentato per i medici coinvolti una sfida imponente. Per preparare la successione di interventi chirurgici a cui sono stati sottoposti Bernardo e Arthur è stata necessaria una preparazione di due anni e mezzo. La famiglia Lima, di fatto, ha vissuto nell’Instituto Estadual do Cérebro Paulo Niemeyer di Rio de Janeiro dove l’equipe medica si è preparata.

E, oltre al dato straordinario del risultato ottenuto, c’è un’altra vittoria sul campo: quella di aver toccato con mano il valore di un lavoro di squadre. All’equipe brasiliana se n’è affiancata una inglese, a distanza. Infatti, al Great Ormond Street Hospital di Londra è presente un team che ha grande esperienza nel campo della separazione dei gemelli siamesi e ha potuto sostenere la preparazione dell’equipe brasiliana. Il chirurgo pediatrico Noor ul Owase Jeelani dell’ospedale di Londra ha affiancato il dottor Gabriel Mufarrej, chirurgo pediatrico brasialiano.

Nel complesso hanno partecipato circa 100 medici.

Il dottor Jeelani ha dichiarato:

Non solo abbiamo dato un futuro ai bambini e alla loro famiglia, ma abbiamo offerto al team locale le capacità e la sicurezza di intraprendere questi interventi complessi con successo nel futuro.

E’ attraverso questo processo di lavoro di squadra e conoscenza condivisa a livello globale che speriamo di migliorare l’avvenire dei bambini e delle famiglie che si trovano in queste situazioni difficili.

Da Metro

Quando il virtuale aiuta il reale

I due anni e mezzo di preparazione per i bambini e per l’equipe medica si sono tradotti in una serie di 7 interventi, di cui gli ultimi due sono durati 33 ore. Bernardo e Arthur stanno bene e dovranno affrontare una riabilitazione di sei mesi.

La bella notizia campeggia sulle testate di tutto il mondo e si sottolinea il grande contributo dato dalla realtà virtuale per ottenere un risultato eccellente. Infatti, i chirurghi brasiliani hanno potuto formarsi, apprendere e migliorare grazie all’aiuto dei colleghi inglesi proprio attraverso l’uso condiviso di strumenti virtuali.

Il dottor Andrea Carai dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha spiegato in modo comprensibile ai non addetti il valore aggiunto della realtà virtuale nel caso in questione. Carai partecipò nel 2020 all’operazione per separare due gemelline siamesi.

A partire da immagini diagnostiche ottenute sui pazienti, questo permette al chirurgo di fare un’esperienza immersiva in un ambiente virtuale che sarà assolutamente identico a quello che si presenterà durante la procedura dal vivo.

Dato che una procedura neurochirurgica di questo tipo deve tenere conto di molte limitazioni biometriche, ovvero prevede delle manovre che sono molto delicate e sono eseguibili esclusivamente con una certa traiettoria. Allora è fondamentale conoscere lo scenario anatomico che bisognerà affrontare e conoscere la successione delle manovre che dovranno essere eseguite. Nella realtà virtuale questo può essere ripetuto un’infinità di volte anche con delle variazioni, per poi scegliere l’approccio più comodo e più utile. E questa fase può essere seguita da un collega più esperto anche a distanza.

Dott. Andrea Carai (da Repubblica)

La vera potenzialità

Virtuale è una parola verso cui nutriamo crescente diffidenza, la riduciamo a qualcosa che non è reale. In verità il suo significato etimologico è diverso: virtuale è ciò che è potenzialmente reale. Banalmente, il bruco è potenzialmente una farfalla. Altrettanto banalmente, ma non poi così tanto, il vero posto del virtuale è prima del reale.

Se oggi questo termine assume una connotazione negativa è perché ci siamo abituati a mettere il virtuale dopo, o al posto del reale. Stiamo incollati a uno schermo anche mentre mangiamo al ristorante e in questo caso non c’è relazione tra quello che è sullo schermo e quello che c’è nel piatto. Nessuna potenzialità attende di fiorire nella realtà, e in più quello che è presente, sparisce.

Ma fare di tutt’un erba un fascio è sbagliato. Il caso medico appena raccontato mostra che specie di grande alleato possa essere il virtuale, se è una premessa alla realtà, se ha il suo senso nel protendersi verso la realtà.

WOMAN, VIRTUAL, REALITY

Gli sforzi simulati dai chirurghi sono stati tesi al momento in cui tutto è accaduto nella realtà, alla presenza di due bambini vivi. E’ stato un allenamento per essere ancora più presenti nel momento decisivo. E probabilmente sono stati anche consapevoli che la realtà è quel campo aperto in cui anche la preparazione migliore può essere esposta a imprevisti.

Ecco, riducendo la cosa a un paragone triviale, l’allenamento virtuale dei medici brasiliani è opposto alla logica dei videogiochi, dove non c’è nulla di potenziale. Il virtuale, usato come distrazione dalla realtà, può certo farci trascorre qualche momento di intrattenimento che non è da rigettare tout court, ma dobbiamo essere consapevoli che non ci rilancia nel qui e ora.

Il virtuale è sempre monco, è sempre in attesa della presenza reale che lo traduca in atto, gesto, evento.

Tags:
bambinidisabilitàmedicinarealtà virtuale
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