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Spiritualità
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5 chiavi per la maturità spirituale

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Shutterstock | Dean Drobot

Luisa Restrepo - pubblicato il 02/08/22

Non si tratta di eliminare la tempesta – ciò che è negativo –, ma di salire sulla barca con Gesù

La vita dello spirito è dinamica, è movimento, e vuole sempre crescere. Per non porle ostacoli, man mano che si matura a livello umano, bisogna farlo anche nello spirito. Questi punti ci possono aiutare al riguardo:

1 Vivere in base a quello che sono, non a ciò che mi accade. Non fermarci agli incidenti

Non fuggire da ciò che ci accade, ma presentarci al medico per come siamo.

Collocarci in tutta la nostra realtà. La nostra realtà completa è formata dal fallimento e dalla grazia.

Siamo chiamati tuttavia a ridimensionare la realtà in base a quello che siamo davvero: la parte più reale di noi stessi è il fatto che siamo stati creati a immagine di Cristo. La maturità della vita cristiana consiste nell’adeguarci a questa realtà.

“Mi piace essere come sono per essere tuo e donarmi a te”.

San Giovanni della Croce

2 Sono perché sono amato

Non fermarci alla nostra fragilità, ma guardare Cristo. Renderci conto che è il Suo amore a formarci.

Siamo strutturati sulla Croce di Cristo, e la nostra costituzione è l’amore. Per questo, si tratta di usare tutte le nostre energie per l’amore, per far crescere il bene che è in noi e non concentrarci sui nostri demoni.

Nulla, neanche la circostanza peggiore, può impedirci di amare, e nell’amore siamo quelli che siamo chiamati ad essere.

3 Il nostro male è abitato dall’Onnipotente

Siamo il caos iniziale della creazione. Questo è il materiale su cui Dio compie in noi la nuova creazione. Dio lavora sulla base della nostra debolezza perché in noi sorga qualcosa di nuovo.

Su ciascuno di noi, Dio ha pronunciato la Sua parola: Cristo. E anche se tutti i giorni siamo consapevoli della nostra fragilità, contiamo sulla fede e sull’amore di Dio, nonostante tutti i nostri problemi.

La nostra sensibilità deve concentrarsi non tanto sulla presenza del male, ma sull’amore e sulla benedizione di Dio.

Più ci sentiamo giù, più Cristo ha voglia di unirsi a noi. Ogni umiliazione è il luogo in cui nasce Gesù, come a Betlemme.

È nelle limitazioni che sorge Dio. La presenza di Gesù rende bella e buona qualsiasi circostanza.

Se c’è Gesù, c’è tutto.

4 Sono perché sono continuamente salvato

Come nel caso del popolo di Israele, nella nostra vita Dio ci regala “passaggi del Mar Rosso”. Se ci fermiamo a pensare, ci siamo trovati tutti più di una volta in questa situazione, vivendo l’esperienza di non poter avanzare né retrocedere, di essere fermi. Dio ci porta nel Mar Rosso per farci capire che non c’è uscita, c’è una promessa di salvezza.

Tipico di Dio è compiere meraviglie. Nella nostra vita, Dio fa sì che i sogni crollino e si costruiscano realtà.

Si tratta allora non di eliminare la tempesta, ma di salire sulla barca con Gesù. Solo Lui può calmare le tempeste della nostra vita.

La speranza teologale inizia quando termina la speranza umana. Veniamo costantemente salvati dalla tenerezza di Dio.

5 Vivere aspettando lo Spirito Santo

La nostra vita cristiana consiste nel renderci docili, come Maria, all’azione dello Spirito in noi.

Partire da Dio per realizzare le Sue opere. Aspettarlo nella nostra vita e renderci ogni giorno conto della Sua opera.

Egli armonizza il nostro caos, irrompe nel momento più inaspettato e opera in noi senza che ce ne rendiamo conto.

“Avevamo creduto che Dio fosse tenereza. Ora scoprivamo che Dio era vertigine. Avevamo creduto che Dio fosse sovranità. Ora ci veniva mostrato che Dio era ebbrezza. Avevamo creduto che Dio fosse la calma totale. E qualcuno è venuto a dirci che Dio era follia”.

José Luis Martín Descalzo
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