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Messa nel mare, la diocesi di Crotone boccia il prete: è stato superficiale

don mattia bernasconi

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La messa sul materassino a Crotone.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 26/07/22

“E’ necessario mantenere quel minimo di decoro e di attenzione ai simboli richiesti dalla natura stessa delle celebrazioni liturgiche”

La diocesi di Crotone richiama il parroco di Milano, don Mattia Bernasconi, della parrocchia meneghina di San Luigi Gonzaga che aveva celebrato una messa su un materassino gonfiabile, nel mar Ionio, sulla costa crotonese. 

Chi aveva partecipato alla messa 

A partecipare alla liturgia i giovani della pastorale che concludevano un campo di volontariato sulla legalità dell’associazione anti-mafia Libera, la quale gestisce terreni confiscati alle cosche locali. Vista l’alta temperatura e la mancanza di zone d’ombra, sacerdote e ragazzi, tutti in costume da bagno, hanno deciso di celebrare nello Jonio. Un materassino gonfiabile ha fatto da altare e la santa messa, pur con qualche comprensibile difficoltà operativa, è stata officiata regolarmente (TgCom, 25 luglio).

“Linguaggio di gesti e simboli”

«È necessario ricordare che la celebrazione eucaristica e, in generale, la celebrazione dei sacramenti possiede un suo linguaggio particolare, fatto di gesti e simboli che, da parte dei cristiani e particolarmente dei ministri ordinati, è giusto rispettare e valorizzare, senza rinunciarvi con troppa superficialità». 

È quanto si legge in una nota della diocesi di Crotone-Santa Severina a proposito della messa che si è svolta in mare «su un materassino gonfiabile e in costume da bagno, da un gruppo parrocchiale proveniente da Milano». 

vescovo crotone
L’arcivescovo di Crotone mons. Panzetta ha autorizzato la diffusione della nota diocesana sulla messa in mare.

Il “consiglio” su dove celebrare la messa

La diocesi di Crotone riconosce «tutta la bellezza e la serietà dell’esperienza vissuta da questi giovani, che hanno scelto il nostro territorio per impegnarsi in un campo di volontariato e interrogarsi sul tema della legalità», e sottolinea che «in alcuni casi particolari, in occasione di ritiri, campi scuola, nei luoghi di vacanza è anche possibile celebrare la messa fuori dalla chiesa». 

Contatti con i responsabili ecclesiali locali

Tuttavia, si legge nella nota, «bisogna sempre prendere contatti con i responsabili ecclesiali del luogo dove ci si trova, per consigliarsi sul modo più opportuno di realizzare una celebrazione eucaristica di questo genere». 

«Soprattutto – si osserva nella nota – è necessario mantenere quel minimo di decoro e di attenzione ai simboli richiesti dalla natura stessa delle celebrazioni liturgiche» (Agensir, 26 luglio).

Cosa insegna il Papa sulla bellezza della liturgia

Non si tratta di una dimensione da «trascurare». A ricordarlo, spiega Avvenire (26 luglio) è anzitutto il Papa, dal magistero del quale la diocesi di Crotone estrae un passaggio tratta dalla recentissima lettera apostolica “Desiderio desideravi” sulla «formazione liturgica del popolo di Dio», dove si legge che «la continua riscoperta della bellezza della Liturgia non è la ricerca di un estetismo rituale che si compiace solo nella cura della formalità esteriore di un rito o si appaga di una scrupolosa osservanza rubricale». 

Nessuna sciatteria o superficialità 

«Ovviamente questa affermazione – prosegue il Papa – non vuole in nessun modo approvare l’atteggiamento opposto che confonde la semplicità con una sciatta banalità, l’essenzialità con una ignorante superficialità, la concretezza dell’agire rituale con un esasperato funzionalismo pratico. Intendiamoci: ogni aspetto del celebrare va curato (spazio, tempo, gesti, parole, oggetti, vesti, canto, musica…) e ogni rubrica deve essere osservata. Basterebbe questa attenzione per evitare di derubare l’assemblea di ciò che le è dovuto, vale a dire il mistero pasquale celebrato nella modalità rituale che la Chiesa stabilisce». 

Lo stupore per il mistero pasquale 

«Ma anche se la qualità e la norma dell’azione celebrativa fossero garantite – conclude il Papa – ciò non sarebbe sufficiente per rendere piena la nostra partecipazione. Se venisse a mancare lo stupore per il mistero pasquale che si rende presente nella concretezza dei segni sacramentali, potremmo davvero rischiare di essere impermeabili all’oceano di grazia che inonda ogni celebrazione». […]

La giustificazione del parroco

«Come luogo per la funzione avevamo scelto la pineta di un campeggio – si era difeso don Mattia, il parroco che ha celebrato la messa nel mare – ma era occupata. Faceva molto caldo e così ci siamo detti: perché non fare messa in acqua? Una famiglia ci ha sentito parlare e ha messo a disposizione il loro materassino che abbiamo trasformato in altare. E’ stato bellissimo anche se ci siamo scottati».

“L’acqua del mare è tornata limpida”

Durante l’omelia don Mattia ha commentato le letture domenicali del rito ambrosiano incentrate sui motivi per dire sì alla legge del Signore ed entrare nella terra promessa: «L’acqua del mare che prima era agitata ed ora è così limpida – ha detto, – è come la nostra esperienza che, attraverso il lavoro con Libera e l’incontro con le persone ci ha permesso di vedere le cose più chiare. La riflessione è su quello che vogliamo fare ora che torniamo a casa: impegnarci di più per legalità e rispetto o lasciare le cose come sono?».

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