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Com’è l’amore adulto?

MOTHER

Shutterstock | Fernanda_Reyes

Luisa Restrepo - pubblicato il 22/07/22

Il vero amore sa scomparire e si dona totalmente assumendo che non potrà tornare indietro

L’amore adulto si lascia trasformare come un seme che dà frutto. Lo spiega in questa eccellente riflessione la collaboratrice di Aleteia Luisa Restrepo:

Non si semina in tutte le epoche dell’anno. La vita della terra, come la nostra, è caratterizzata dalla successione dei tempi opportuni.

E arriva anche il tempo della semina, il tempo in cui si getta il seme nella terra.

Nel freddo della terra, nel silenzio e nella solitudine, il seme intraprende il suo cammino verso una nuova vita.

Nella nostra vita ci sono anche momenti in cui siamo chiamati a rimanere soli, relegati e umiliati.

Momenti in cui la terra si chiude su di noi e ci lascia nelle tenebre. Sono tempi in cui possiamo soccombere alla disperazione o aspettare, alimentando la speranza che ci rimane.

Possiamo trascorrere tutta la vita imputridendo senza dare mai frutti. Ci sono semi che si perdono, semi che non torneranno mai a vivere. Sono semi che non possono schiudersi perché non vogliono essere trasformati.

Sono quelli che vivono nella corazza del loro egoismo, falsi adulti che non abbandonano mai la tappa dell’adolescenza, adulti che non sanno trovare un posto nella vita.

Scomparire per dare vita

L’amore adulto, invece, è quello che si lascia gettare in terra, quello che sa accettare il peso della zolla che lo sovrasta.

L’amore adulto si lascia trascinare, trasformare. Sa che per dare la vita deve diventare irriconoscibile.

Nel fiore non si vede più il seme, ma è al suo interno.

Il vero amore sa scomparire, non reclama continuamente la propria visibilità. È un amore che conosce l’irreversibilità, perché il seme che si è lasciato trasformare non può più tornare indietro.

L’amore del seme è per sempre o non lo è. Il seme dà vita.

Cristo è l’immagine di questo amore adulto, quello che è completamente perduto, che non tiene nulla per sé. Si offre irreversibilmente nell’Eucaristia.

Gesù è il pane che si è formato dalla morte del seme del chicco di grano. È un seme che diventa una spiga che si trita per fare il pane.

Gesù offre la Sua vita gratuitamente senza aspettarsi nulla in cambio.

Nel cammino dell’amore non siamo soli

Nel nostro cammino ci troviamo anche con coloro che ci aiutano a camminare per amare in questo modo.

Dopo tutto, abbiamo tutti il desiderio di amare davvero fino alla fine. Vediamo tutti che possiamo vivere pienamente solo se sappiamo perderci per qualcuno.

Nel Vangelo, alcuni Greci esprimono il proprio desiderio di vedere Gesù, vogliono conoscere il vero volto dell’amore, di cui forse hanno sentito parlare e che li ha affascinati, perché hanno intuito che la pienezza della vita è in questo.

A volte è utile cercare mediazioni che ci portino a Gesù, perché forse da soli non ne siamo capaci.

A volte noi stessi siamo chiamati ad essere mediatori, ad ascoltare il desiderio di chi cerca Dio.

Momenti che preparano la scelta finale

Non è forse un caso che i Greci pongano la domanda a Filippo. È di Betsaida di Galilea, una città di frontiera, per cui sa cosa significhi essere lontani, cosa si provi a sentirsi esclusi.

Filippo stesso ha sperimentato cosa vuol dire essere trovati, raggiunti, quando credeva di essere fuori dalla vita.

Tutto questo ci mostra che ci sono momenti nella vita, passi che siamo chiamati a fare. Per noi, come anche per Gesù, ci sono ore che si succedono, momenti che costruiscono l’opzione di dare la vita.

Poi viene l’ora suprema, il momento in cui si compie la scelta. Ma non è mai una cosa repentina, ma una scelta preparata con l’adesione continua alla vita.

Siamo chiamati a vivere ogni momento guardando la meta che vogliamo raggiungere, a entrare nella solitudine per poi trovare e dare la vita.

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