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5 motivi di forte stress pre-matrimonio (che si superano!)

COPPIA, MATRIMONIO, SNEAKERS

bondburn | Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 22/07/22

Settembre è un mese molto gettonato per sposarsi, dunque i mesi estivi sono quelli degli ultimi preparativi prima della cerimonia ... e possono raggiungere temperature soffocanti per la coppia. Ma: avanti tutta!

Divina imprudenza

Non esistono matrimoni prudenti, diceva Chesterton. E aggiungeva che non esiste avventura che si merita il nostro sì più dell’imprudenza del matrimonio. Intendiamoci, a scanso di equivoci.

Qui prudenza è inteso in senso opposto a coscienza consapevole. Proprio un’adeguata preparazione al matrimonio è un’allenamento della coscienza a scacciare la codardia della prudenza. Dire sì, per sempre, a un altro, è follia. Ci catapulta fuori dal recinto del noto, del controllabile dal nostro radar egocentrico. Ci espone alla relazione, che è l’opposto del calcolo a tavolino della persona prudente. I conti saltano nel matrimonio, salta l’illusione del controllo. E solo così c’è speranza che il nostro io nasca davvero, e maturi una speranza nettamente separata dalle illusioni personali.

marriage

L’alternativa al matrimonio è il sonno, proseguiva Chesterton. E questo vale anche per ogni altro tipo di vocazione relativa (clausura e ogni genere di consacrazione): mettersi in rapporto eterno con qualcuno ci salva dal sonno dell’egoismo, in cui – a ben vedere – buona parte degli strumenti e delle voci che ci circondano avrebbero tanto piacere di cullarci.

Questa sveglia è pericolosa, genera uomini e donne vivi. E’ l’antidoto all’ipotesi diabolica: Dio unisce ciò che il diavolo vorrebbe tenere separato. Per questo proprio il tempo pre-matrimoniale è il tempo in cui vengono a galla fatiche, inciampi, attriti. Intendo proprio quella manciata di mesi prima della cerimonia, in cui si è affaccendati in mille faccende pratiche (casa, vestito, partecipazioni, viaggio di nozze, tavoli del ricevimento, libretti, musica).

Temperature soffocanti

Settembre è uno dei mesi più gettonati per sposarsi, ne deriva che l’estate è il tempo dei preparativi. Diventa un tempo tutt’altro che riposante e le temperature alte non riguardano solo il clima, ma anche il rapporto di coppia. Per me – ormai 18 anni fa – gli ultimi due mesi prima di sposarmi furono tosti e difficili, una vera prova. Da allora oso fare la voce stonata con gli amici in procinto di nozze, dalle congratulazioni passo velocemente ai nota bene: “Se doveste attraversare momenti di stanchezza e turbolenza prima dell’altare, non spaventatevi. Ci sta, anzi ci deve stare“.

Quando lo vissi sulla mia pelle, fu duro e poco piacevole. Solo a distanza di tempo ho capito di quanto sia stato buono per me e per mio marito attraversare la burrasca dei preparativi. Ora, a posteriori, mi rendo conto che fu la graticola del sì: si deve superare l’attrito diabolico delle tante tentazioni che scoraggiano. Le chiamai ‘obiezioni’, erano invece un vero e proprio allenamento.

Raccolgo qui alcuni spunti, è il tentativo di guardare le fonti di stress pre-matrimonio come ginnastica e non come ostacolo.

1 Conta solo il Sacramento

Nell’anima di ciascuno c’è la costante diatriba tra Marta e Maria. Il punto è che sono sorelle, cioé non c’è da separarle e buttarne via una (tendenzialmente Marta) come la ‘cattiva’.

Chi sceglie il matrimonio cristiano punta tutto sul Sacramento. Siamo quegl’impavidi che hanno le loro fondamenta nella benedizione di Dio al nostro amore, e non sul sogno sentimentale che si avvera. Maria ha scelto la parte migliore, ha fatto molto bene. Ed è evidente che il Sacramento è la parte migliore. Ma ho riscontrato un grande abbaglio nel voler buttare Marta in fretta, fuori dalla porta dei miei preparativi.

Fuor di metafora: un motivo personale di stress fu la mia rabbia nel notare come le cose da fare prima della cerimonia si mettessero in mezzo oscurando la luce del Sacramento, che era tutto ciò che mi stava a cuore. Ho vissuto male i preparativi (proprio le piccole cose di una cerimonia semplice, bouquet, bomboniere, segnaposti) perché li consideravo sciocchezze rispetto alla parte migliore.

C’è chi delega tutto ai wedding planner, per concentrasi sull’essenziale. Bene. Ma a chi voglia prendersi sulle spalle l’incombenza del ‘pacchetto completo’, vorrei dire che Marta è una buona amica.

Il fare i preparativi ci allena all’umiltà dell’opera quotidiana che sarà la prevalenza della vita matrimoniale. In questo senso non è qualcosa di separato dal Sacramento. Se il Sacramento è al centro, le altre faccende di contorno diventano il tornio che ci modella meglio al sì sull’altare.

2 Non posso più tornare indietro

Bisognerebbe frantumare le scene da wedding planner a suon di picconate. Mi spiego per non essere fraintesa. Avere qualcuno che si faccia carico della gestione della cerimonia può essere buono. Ma il film che vediamo narrato nei contenitori social e televisivi che si occupano di nozze è un grande abbaglio. Il matrimonio come sogno. Il giorno delle nozze come favola perfetta. Ecco questo no.

Poche settimane fa un’amica che si occupa di anche di fotografie nuziali (grazie Maria Covino!) mi faceva notare che è sempre più presente il caso di divorzi non brevi ma brevissimi motivato dal fatto che la coppia era andata troppo avanti coi preparativi del matrimonio, tanto da non poter più tornare indietro. Troppi soldi già spesi, anche.

Costruire una cerimonia da favola, puntare tutto su un evento calibrato nei minimi dettagli rischia di inibire la posizione vertiginosa che deve restare aperta, quella che tutti abbiamo in mente pensando alla sposa in fuga Julia Roberts.

Sì, è proprio vero che puoi fuggire fino all’ultimo. E dirlo non è indugiare sulle scappatoie, ma è sottolineare il valore della libertà. Sull’altare non ci deve salire il personaggio di una trama pianificata con il parrucchiere, il ristoratore, l’agenzia viaggi, ma un uomo e una donna così liberi da sapere che dire sì è una voce che ha attraversato in pienezza, fino all’ultimo, ogni scenario e tentazione alternativa.

3 Parenti serpenti

Non è normale, è normalissimo che nei mesi precedenti al matrimonio i parenti della sposa e dello sposo siamo in agitazione fino al punto di creare forti attriti.

Questo è uno dei punti che giudico più essenziali, LA sfida. L’amore non è zucchero, la famiglia non è il regno degli eroi dal cuore d’oro. L’ipotesi della famiglia fondata sul matrimonio difende proprio l’idea che un legame più che umano sia possibile anche in un gruppo umano … diciamo … eterogeneo. E se vi è venuta in mente l’espressione ‘covo di vipere’, ben venga. Perché il punto è proprio sconfiggere il serpente, la tentazione diabolica.

WEDDING

Riuscire a stare dentro le tensioni familiari pre-matrimoniali senza darla vinta alle recriminazioni, al litigio viscerale è una delle più grandi lodi a Dio. Significa allenarsi a puntare sull’incontro anche dove tutto di noi urla il voltafaccia. Il diavolo separa, il matrimonio è il suo nemico naturale e lo mette alla prova.

Il passo delle nozze non è tosto solo per i fidanzati, ma anche per le rispettive famiglie. In sintesi, uso un’immagine-stereotipo: dietro una suocera che infastidisce c’è una madre che sta facendo il passo di affidarti suo figlio. Osa l’inosabile: guarda il suo comportamento antipatico e insopportabile come la voce di una vulnerabilità materna che non sa come esprimersi. Trattieni gli urli, accogli l’inadeguetezza. Se gli urli scappano (e scappano!) non scandalizzarti, siamo imparentati con Caino non con la fata turchina. Spiega i tuoi bisogni a chi non ti tratta bene con il cuore libero e disarmato, senza il ruggito del leone ferito.

4 Benedetti imprevisti

Un mio amico si ritrovò in chiesa senza le fedi nuziali, dimenticate a casa. Nel mio pranzo di matrimonio i centrotavola non arrivarono in tempo dal fiorista. La paura che le cose non vadano come abbiamo pianificato può essere un’ombra invadente nel periodo pre-matrimonio.

Possiamo fare mille ipotesi di inconvenienti, e rattopparli in anticipo. Qualcosa inevitabilmente resterà fuori dal radar del controllo e della pianificazione. Non c’è da augurarsi niente di meglio.

L’imprevisto è un’ancora di salvezza. Non complica le cose, è un alleato per sfuggire alla tentazione di inscatolare l’evento nel “è tutto pronto”. No, non sarà mai tutto pronto o a posto. L’imprevisto è l’occasione per ricordarsi l’unica cosa che vale la pena dirsi guardando il proprio futuro sposo negli occhi: “Ci siamo”. A fronte di tutto quello che verrà, ci siamo … siamo insieme qui, ora e per sempre.

5 Ma tu chi sei?

Ho citato gli attriti coi parenti, ma ci sono anche quelli con il proprio fidanzato / fidanzata. Proprio nei mesi in cui ci si prepara alla cerimonia non è raro venire alle corde. La tensione ci spinge a un comportamento fuori dalle righe, zoppicante, sghembo.

Non ci sono i sorrisi e le musiche celestiali del primo appuntamento. E questo potrebbe generare l’abbaglio del: e se non fosse la persona giusta?

Certo che non è la persona giusta. E’ il tuo sposo, non il Ken di Barbie. Se comincia a sembrarti un alieno più che l’anima gemella, buonissimo segno. L’amore vero non è innamorato di un cartonato dell’immaginazione, ma di una persona reale che è e resterà altro. Alieno, appunto. Il matrimonio è un’avventura nello spazio profondo, nella galassia lontana mille miglia che è il cuore di chi – d’ora in poi – dormirà al tuo fianco. Sarete davvero vicini, ma non vi acchiapperete mai fino in fondo.

La cosa migliore che potete augurarvi è trascorrere cent’anni di colazioni a guardare la creatura di fronte a voi chiedendo: ma tu, chi sei?

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