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I 3 passi dell’incontro con Dio, secondo San Giovanni della Croce

SAN JUAN DE LA CRUZ

Finoskov-(CC BY 4.0)

Matilde Latorre - pubblicato il 22/07/22

Gli scritti di uno dei più grandi mistici della storia diventano una guida per raggiungere l'unione con il Signore

Volete incontrare Dio? Se desiderate una via sicura e semplice, cosa c’è di meglio di quella presentata da San Giovanni della Croce (1542-1591)?

Considerato uno dei più grandi mistici della storia, presenta nei suoi scritti la via che porta all’unione con il Signore.

Ripercorriamo le opere di questo Dottore della Chiesa per scoprire la strada che porta all’incontro con Dio.

1 “Rendersi conto” dell’amore di Dio

Il punto di partenza dell’incontro con Dio, secondo San Giovanni della Croce, consiste nel “rendersi conto”, cioè nel prendere coscienza di un grande malinteso: il cristianesimo non è un insieme di dottrine, di riti, di semplici regole morali.

Il cristianesimo è innanzitutto e soprattutto l’incontro con l’amore di Dio, che ci ha creati per amore, ci ha redenti per amore e ci circonda costantemente con il Suo amore.

San Giovanni della Croce lo spiega così: “Quando l’anima si rende conto di quello che è tenuta a fare […]; conoscendo il grande debito che ha nei confronti di Dio per averla creata solo per Sé (per cui Gli deve il servizio di tutta la sua vita)…” (Cantico Spirituale 1, 1).

“Rendersi conto” non consiste nel comprendere pienamente il mistero dell’amore di Dio, cosa impossibile, né nell’aver chiaro cosa bisogna fare per servirlo. Rappresenta piuttosto il punto di partenza di un processo di incontro con il Signore, che dura tutta la vita.

2 Purificazione dell’anima

Una volta che l’anima si rende conto dell’amore di Dio, sperimenta la necessità di purificarsi, ovvero di allontanare da sé tutto ciò che la separa dal Signore. 

Nel Cantico Spirituale, “Canti tra l’anima e lo sposo”, San Giovanni mostra come l’obiettivo della purificazione dell’anima consista nell’amare Dio con lo stesso amore con cui è amata.

Salita al Monte Carmelo, un’altra delle opere fondamentali di San Giovanni della Croce, presenta il viaggio spirituale che l’anima deve compiere per ottenere questa purificazione per scalare il monte della perfezione, simboleggiato dal Monte Carmelo. 

Lo “stato di perfezione”, come sottolinea lui stesso nell’introduzione, consiste nell’“unione dell’anima con Dio”.

Uscire dalle cose non significa esserne carenti, ma non riporre in esse il cuore, usarle con libertà e moderazione, come mezzi, ma mai come fini.

Come “l’amore rende simili chi ama e l’oggetto amato” (Salita al Monte Carmelo, Libro 1, Capitulo 4, 3), se il destino ultimo del nostro amore sono le cose, ci cosifichiamo.

3 Unione trasformatrice

Questo “uscire da sé e da tutte le cose” è la prima tappa della vita spirituale, che dà inizio al cammino dell’unione. Si può trovare la forza per abbandonare gli attaccamenti e i vizi solo se si trova qualcosa di molto più bello: l’amore di Dio (cfr. Salita al Monte Carmelo, Libro 1, capitolo 14, 2). 

“Dove ti sei nascosto, amato?”, inizia a chiedere il poeta per far capire la sete di Dio che ci porta a cercarlo al di sopra di tutte le cose.

In Fiamma viva d’amore, San Giovanni descrive dettagliatamente il processo di unione trasformatrice in Dio.

Il santo si serve del fuoco come immagine: più è acceso, più consuma il legno e la sua fiamma diventa incandescente. 

Accade lo stesso al cristiano grazie all’azione dello Spirito Santo: purifica l’anima, la illumina e la riscalda, come se fosse una fiamma.

Nella Notte Oscura, Giovanni della Croce descrive l’aspetto “passivo” della progressiva trasformazione e purificazione della persona. Alla fin fine, si tratta di un processo in cui il protagonista non è l’anima, ma Dio.

Lo sforzo umano non è capace da solo di liberarsi delle inclinazioni e dei vizi della persona. Può frenare solo certi suoi movimenti, ma non sradicarli definitivamente.

Per questo, la chiave che spiega tutto è l’azione di Dio, che purifica radicalmente lo spirito e lo dispone all’unione profonda con il Suo amore.

Nel matrimonio spirituale, lo Sposo fa capire alla sposa (l’anima) “i suoi meravigliosi segreti […], principalmente i dolci misteri della sua incarnazione e i modi e le maniere della redenzione umana” Cantico Spirituale 23,1). 

In questo modo, scoprirà che l’incarnazione di Cristo, la Sua morte e la Sua resurrezione si sono realizzate “per lei”, per l’anima, e anche se non ci fosse stato più nessuno sulla Terra, Cristo sarebbe morto e risorto ugualmente “per lei”. Per amore. Dio si è donato totalmente per l’anima, senza alcun merito da parte di questa.

In tal modo, a mo’ di conclusione, si comprende la famosa frase di San Giovanni della Croce: “Al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore; impara ad amare come Dio vuole essere amato” (Parole di luce e d’amore, 59).

E nella stessa opera aggiunge: “Chi non ama il suo prossimo non è gradito a Dio” (n. 178).

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