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Se hai colpa puoi avere anche salvezza

depresja u nastolatka

Alena Lauretskaia | Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 21/07/22

Riconosci la tua responsabilità e la tua parte oscura e presentale a Dio

Oggi mi dicono che non ho colpa di nulla. Non sono responsabile del male nel mondo. Non posso cambiare niente, perché le cose sono così.

Sono debole e sono nato spezzato, non compio il bene che desidero. Tutto il contrario, mi lascio tentare e finisco per fare il contrario di quello che cercavo.

Quanto è tentatore il mondo! Quanto è difficile la battaglia per vincere con Dio!

E poi l’aridità, la mancanza di consolazione, di soddisfazione. E la routine, l’accidia, la pigrizia, l’ozio.

Tutto questo è il brodo di coltura che mi guida sulle vie che non voglio percorrere. Ho bisogno di essere consapevole della mia responsabilità nelle battaglie.

Il “lato buono” per riconoscersi colpevole

Per questo risuonano le parole di padre Josef Kentenich:

“Immaginate quanto sia importante coltivare attentamente in noi il senso di colpa”.

Lunes por la tarde, Tomo 2: Caminar con Dios a lo largo del día (José Kentenich. Editorial Schoenstatt, 2019)

Il senso di colpa mi porta a riconoscere che non posso fare quello in cui mi sono impegnato.

Non riesco a raggiungere la meta per la quale lotto da tanto tempo, né sono capace di amare come credevo. Non mi mantengo fedele in tutte le tentazioni, pensavo di essere più forte.

La colpa mi rende più realista. Scopro la mia vulnerabilità. Da solo non ce la farò, chiederò aiuto.

Perché mi sento colpevole per il mio peccato. Non ci sono altri colpevoli, sono io il responsabile.

In me ci sarà sempre colpa

Guardo la mia povertà e vedo chiaramente che dipende da me. Dal mio modo di vivere, dal mio modo di guardare gli altri.

Scopro in me lati feriti del cuore. Ci sono oscurità nell’anima in cui non lascio entrare la luace.

Di cosa mi sorprendo tanto? Non devo stupirmi. La colpa sarà sempre in me. E aggiunge:

“Reprimo il mio senso di colpa. La conseguenza è che Dio non arriva alla sostanza della mia anima, al suo nucleo. L’aspetto più intimo della mia anima è troppo poco collegato e unito a Dio. Nella pratica, quello che si verifica è che non vivo niente per la mia vita. È quasi come se si trattasse di un’altra persona”.

Lunes por la tarde,Tomo 2: Caminar con Dios a lo largo del día

Reprimo la mia colpa, non accetto le mie ferite, disconosco i miei peccati. Non assumo la mia responsabilità per la vita che conduco, e così non permetto che Dio entri in me.

Dall’accettazione della mia realtà alle braccia di Dio

La colpa mi rende un bambino debole. Bisognoso della misericordia e dell’aiuto per camminare. Devo svegliarmi alla verità della mia vita:

“Una volta svegli, si rendevano conto del vuoto della loro vita, si vedevano sangue sulle mani e colpa nell’anima. E allora si alzavano e si allontanavano dal mondo per immergersi nel raccoglimento”.

Stefan Zweig, Los ojos del hermano eterno, 58

Riconoscendo la mia colpa vedo il vuoto che mi lascia, la sede profonda, la solitudine che ferisce. E allora mi ritiro per incontrarmi con Dio in solitudine, nella contemplazione.

Metto davanti a Lui tutta la mia vita, così com’è. Con le sue verità, le sue menzogne, le sue vanità e i suoi orgogli. Con i suoi egoismi malati, la sua ansia e le sue paure.

Metto tutto davanti agli occhi di Dio consapevole della mia colpa, della mia responsabilità. E in silenzio lascio che Dio mi calmi.

Mi lego a Lui per rafforzare la mia volontà, rimasta ferita dopo ogni caduta, dopo ogni tragedia nella mia anima.

Riconoscere la propria colpa nella giusta misura

Così è Dio che viene a salvarmi, a risollevarmi, a dirmi che posso fare tutto meglio se confido e mi abbandono.

La colpa mal vissuta mi porta ad avere scrupoli e non mi lascia confidare nella misericordia di Dio.

Egli mi guarda e vede bellezza in me. Dentro di me non è tutto imputridito. Ho solo parti oscure, peccati e debolezze che mi sporcano l’anima.

Ma sono molto più del mio peccato. Sono più della mia colpa e della mia caduta, più di quella mia debolezza che mi lascia prostrato e impaurito. Sono più forte e coraggioso.

Sono un angelo nascosto nella carne, un uomo ferito che cerca abbracci. Ho bisogno dell’abbraccio di Dio che mi ricordi il colore del cielo.

La misericordia è quella che salva

Ho bisogno che la Sua voce pronunci il mio nome e mi esorti a camminare fino ad arrivare al Suo fianco.

È la misericordia che mi salva, non l’assenza di fragilità e di acque torbide dentro di me.

Dio è più forte della mia povertà. Mi sostiene perché resti fedele. Guarda con pace e gioia la mia vita piena di incoerenze.

E mi ricorda che è Lui a salvarmi. Non posso salvarmi da solo. Riconoscere chi sono e da dove vengo rafforza in me la consapevolezza di essere un figlio amato e atteso. L’abbraccio di Dio mi aspetta sempre alla fine della giornata.

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