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Sapevi che già in utero il tuo bambino “impara” a piangere?

FETO IN UTERO

SciePro|Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 21/07/22

E il fatto che si eserciti in questa particolare "competenza" è un segno di sviluppo fisiologico.

Cosa fai quando ancora non ti vediamo?

Abbiamo già provato a sbirciare, cercando di non essere invadenti, nella stupefacente e ricchissima vita dell’essere umano quando essa è ancora separata dal mondo esterno per mezzo del corpo materno; il feto intrattiene da subito e via via in modo più complesso relazioni con l’ambiente uterino, con la madre, con le altre persone che sono in relazione con lei e con lui e anche con sé stesso.

Il bimbo impara persino la cadenza della lingua madre durante la fase prenatale. Si esercita a comprendere e riconoscere i suoni, fino a riconoscere melodie ascoltate solo in pancia una volta nato.

Imparare a piangere e a ridere, i fondamentali

Ma che si esercitasse addirittura a piangere non era ancora emerso. Invece è proprio quello che le più recenti ricerche sembrano confermare:

Diversi studi hanno utilizzato le ecografie ad ultrasuoni per poter raccogliere i suoni e le immagini del feto nella sua vita nella pancia. E non ci sono dubbi che il bimbo inizi a fare smorfie e facce strane, che esprimono chiaramente delle sensazioni ed emozioni, molto presto.

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Da una ricerca che fa capo alla Durham University è stato osservato come i bambini siano in grado di fare espressioni facciali e vere e proprie smorfie che hanno il preciso scopo di esprimere dolore.

Dallo studio emerge come alcune espressioni del viso, legate al pianto e al riso, siano sempre più frequenti man mano che lo sviluppo fetale procede. C’è però una svolta significativa proprio relativa al pianto: quanto più la crescita del bambino procede fisiologicamente, tanto più aumentano le espressioni piangenti (fino al 42%).

In effetti, tutti i genitori di neonati sanno quanto siano perentorie le manifestazioni di disagio o sofferenza dei loro piccoli (e quanto possano costare in termini di ore di sonno sacrificate).

L’autrice della ricerca, Nadja Reissland, ha messo in correlazione queste osservazioni con le tappe di uno sviluppo fisiologico: dove mancano o sono eccessivamente carenti significa che lo sviluppo facciale e generale del bambino non è nella norma.

Un mezzo per dire “ci sono, ho bisogno”

Ci alleniamo dunque a soffrire prima ancora di nascere? In un certo senso è proprio così e proprio perché ci permettere di dire la nostra nel mondo di relazioni nel quale veniamo. Grazie alla “skill” del pianto ci troviamo già alla nascita “competenti”, in grado di presentare le nostre esigenze primarie in modo inequivocabile.

Da cosa si comprende che il feto sta piangendo? Senza dubbio non dai suoni, ma da alcuni movimenti e comportamenti:

abbassamento del mento, estroflessione della lingua, aggrottare le sopracciglia, arricciare il naso, respirare in modo irregolare.

Il bambino, quindi, guadagna in capacità sempre più complesse in ogni stadio della propria esistenza prenatale che è con tutta evidenza propedeutica a quella che vivrà fuori ma gli offre già un insieme complesso di esperienze, positive e negative, che iniziano a costruirne l’indole e persino la futura personalità.

Più si progredisce nello studio accurato della vita intrauterina più si comprende, e si dovrebbe imperativamente rispettare, il valore della persona fin dall’inizio della sua esistenza.

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